Irpef, il conto nascosto dell’inflazione: 35,4 miliardi in quattro anni
Il drenaggio fiscale aumenta le entrate pubbliche ma non finanzia nuove spese, mentre resta incerto lo sconto Irpef per i redditi fino a 60mila euro.
Tra il 2021 e il 2023 l’inflazione ha garantito allo Stato circa 25 miliardi di euro aggiuntivi ogni anno attraverso l’Irpef. Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, le riforme che hanno ridotto le aliquote sui redditi più bassi hanno neutralizzato questo effetto per chi dichiara fino a 32mila euro, ma il meccanismo torna a pesare quando gli scaglioni non vengono aggiornati.
Il rischio è che il drenaggio fiscale finisca per coinvolgere anche le fasce finora protette e il ceto medio. L’aumento nominale degli stipendi, determinato dalla rincorsa dei prezzi, può infatti spingere i contribuenti verso aliquote più elevate senza un reale incremento del potere d’acquisto.
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Il gettito cresce, ma non finanzia misure
Le proiezioni del Ministero dell’Economia quantificano in 35,4 miliardi l’effetto cumulato del drenaggio fiscale tra il 2026 e il 2029. Si tratta però di maggiori entrate già incorporate nei conti pubblici a legislazione vigente: non rappresentano, quindi, risorse libere da destinare a nuovi interventi.
Il fenomeno contribuisce alla crescita del gettito atteso dalle imposte dirette, previsto in aumento del 9,3% nel periodo considerato. Aiuta anche a rispettare il percorso della spesa netta concordato con l’Unione europea, ma non consente di ampliare la manovra oltre quanto già indicato nei documenti di finanza pubblica.
Quattro anni di aumenti progressivi
La stima attribuisce 4,4 miliardi al 2026, 3,4 miliardi al 2027, 2,4 miliardi al 2028 e 2,8 miliardi al 2029. Poiché l’effetto prodotto in ciascun anno continua a riflettersi anche nei periodi successivi, la somma complessiva risulta molto più elevata rispetto alla semplice addizione dei valori annuali.
Il calcolo potrebbe inoltre essere rivisto al rialzo. Le previsioni sono state elaborate utilizzando l’inflazione misurata fino ad agosto dall’indice Foi, riferito alle famiglie di operai e impiegati, mentre l’aggiornamento di settembre avrebbe dovuto registrare un’ulteriore accelerazione. Le tensioni in Medio Oriente mantengono incerto lo scenario dei prezzi.
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Lo sconto al ceto medio resta incerto
Il tema si intreccia con la discussione sul possibile intervento Irpef destinato ai redditi medio-alti. La proposta sostenuta da esponenti di Fratelli d’Italia e Forza Italia prevede di spostare da 50mila a 60mila euro la soglia oltre la quale scatta l’aliquota del 33%, con un costo stimato in 2,7 miliardi ogni anno.
La cifra pesa su una manovra che, escluse le risorse derivanti dalla clausola di extradeficit, potrebbe disporre di appena 7-8 miliardi, sempre che vengano individuate coperture sufficienti. Antonio Tajani ha ribadito: «Sul nuovo taglio Irpef bisogna assolutamente procedere».
Pensionati e natalità tra le alternative
Nella maggioranza non è però tramontata l’ipotesi di concentrare gli aiuti su anziani e persone fragili. Tra le opzioni figura un sostegno forfettario anticipato per contribuire alle spese sanitarie, affiancato da un fondo dedicato alla natalità.
Secondo una parte della coalizione, una misura di questo tipo sarebbe più immediatamente percepibile dai destinatari, soprattutto in vista di elezioni politiche dall’esito difficile da prevedere. Maurizio Leo ha comunque precisato che sul nuovo intervento «non è stata presa ancora alcuna decisione».
L’aumento delle entrate legato all’inflazione resta dunque già compreso nella traiettoria dei conti delineata dal Documento programmatico di finanza pubblica, approvato dalle Camere insieme alla relazione sullo scostamento. Il drenaggio fiscale alimenta il gettito, ma non costituisce una copertura aggiuntiva per finanziare il taglio Irpef o altre misure della prossima manovra.
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