Debito, l’allarme del Fmi: tra crescita e difesa i conti non tornano
Il Fondo monetario invita gli Stati più indebitati ad agire subito: rinviare il risanamento renderebbe inevitabili correzioni più pesanti.
Rimandare il risanamento dei conti pubblici potrebbe trasformare una correzione difficile in una scelta ancora più onerosa. È il messaggio rivolto dal Fondo monetario internazionale ai Paesi con un debito elevato, mentre l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato accresce la pressione sui bilanci e la spesa per la difesa entra in competizione con quella sociale.
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Il rinvio rende il conto più salato
L’analisi è firmata da Rodrigo Valdes, responsabile del dipartimento Affari fiscali del Fondo, e da Era Dabla-Norris, vicedirettrice dello stesso organismo. Secondo i due tecnici, soprattutto le principali economie avanzate devono intervenire rapidamente per riportare il debito su un percorso sostenibile.
La ricetta indicata passa da una riduzione della spesa pubblica, da disavanzi più contenuti e da un abbassamento dell’esposizione accumulata. Il problema è che le crisi sovrapposte stanno spingendo molti governi nella direzione opposta, proprio mentre il costo del finanziamento aumenta.
A Bangkok, durante una conferenza stampa organizzata in occasione degli incontri annuali del Fondo e della Banca Mondiale, Valdes ha osservato: «La maggior parte dei Paesi sta valutando di aumentare la spesa invece di stringere la cinghia».
Gli Stati Uniti non possono aspettare
Il caso americano è tra quelli che destano maggiore preoccupazione. Le stime del Fondo indicano che nel 2031 gli interessi sul debito potrebbero assorbire il 5,3% del prodotto interno lordo, quasi il doppio rispetto al 2,8% rilevato prima della pandemia di Covid.
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Quella quota arriverebbe inoltre vicino alla spesa prevista per la previdenza sociale. Per il Fondo, quindi, una crescita economica più robusta non sarebbe sufficiente a risolvere da sola la dinamica del debito.
La direttrice generale dell’organizzazione ha escluso che Washington possa affidarsi soltanto all’espansione del prodotto interno lordo. «La crescita aiuterà, ma non potrà garantire gli adeguamenti necessari con sufficiente rapidità. Sono necessarie altre misure», ha avvertito.
In Europa la difesa cambia le priorità
Anche i governi europei si trovano davanti a una scelta complessa: mantenere gli impegni sociali e, nello stesso tempo, reperire risorse per rafforzare la sicurezza. In un contesto di bilanci già appesantiti, l’aumento delle uscite per la difesa rischia di restringere lo spazio disponibile per altre voci di spesa.
Il Fondo segnala tuttavia che il quadro non implica automaticamente un effetto contagio. Per la Francia, in particolare, un’estensione delle tensioni finanziarie ad altri Paesi viene considerata improbabile, pur restando centrale la necessità di contenere deficit e debito.
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