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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Iran, la stretta Usa prende forma: tre portaerei e 10mila rinforzi

Washington rafforza il dispositivo militare in Medio Oriente mentre Trump valuta nuovi attacchi e aumenta le difese di Arabia Saudita e Qatar.

«La nostra missione è fare in modo che i combattenti americani non debbano mai affrontare un avversario alla pari». Con queste parole Michael P. Duffey, sottosegretario alla Difesa, ha descritto la strategia di Washington, che punta ad ampliare le scorte di armamenti e a mantenere una netta superiorità militare.

Il Pentagono ha assegnato a Raytheon un contratto da 24,4 miliardi di dollari per aumentare la produzione dei missili SM-6, destinati alla difesa aerea e agli attacchi contro obiettivi di superficie. L'intesa durerà cinque anni, con la possibilità di aggiungerne altri due, e si affianca alla commessa da 22,9 miliardi affidata di recente a RTX per i missili da crociera Tomahawk.


Il riarmo accompagna la pressione su Teheran

Secondo Duffey, gli accordi pluriennali dovranno garantire alle forze statunitensi riserve sufficienti e una capacità offensiva superiore. Per raggiungere questo obiettivo, l'industria della difesa dovrà sostenere ritmi produttivi paragonabili a quelli richiesti da un conflitto prolungato.

Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno trasferito in Qatar e Arabia Saudita due ulteriori batterie Patriot. I sistemi sono destinati soprattutto a proteggere gli impianti energetici dei due Paesi, considerati esposti a possibili azioni iraniane nel caso in cui la Casa Bianca ordini la ripresa di operazioni militari su larga scala.


Trump tiene aperta l’opzione militare

Il presidente americano ha nuovamente lasciato intendere di poter ordinare una nuova campagna di bombardamenti nelle prossime settimane, dopo le elezioni di metà mandato del 3 novembre. «Ora devo prendere una decisione: o l'Iran firma l'accordo, oppure non esisterà più», ha affermato Trump, mantenendo alta la pressione su Teheran.

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In questo quadro, il Pentagono sta facendo affluire verso il Medio Oriente un ulteriore dispositivo composto da circa 9-10.000 militari. Il personale comprende unità della Marina, Marines, equipaggi e aviazione imbarcata, con l'arrivo nell'area previsto entro la fine di novembre.


Tre gruppi navali nello stesso scenario

Il nuovo schieramento ruota attorno alla portaerei Uss Theodore Roosevelt, partita domenica dalla base di San Diego per una missione già programmata. Lunedì ha invece lasciato il porto il gruppo anfibio Uss Makin Island, formato da tre navi e accompagnato dai Marines della 13ma Unità di Spedizione.

In Medio Oriente operano già la Uss George H.W. Bush e la Uss George Washington, oltre alle unità del gruppo anfibio Uss Boxer. Se la Washington restasse nell'area invece di fare ritorno a Yokosuka, la presenza simultanea di tre gruppi d'attacco navali costituirebbe il primo caso da aprile, quando Stati Uniti e Iran avevano raggiunto un cessate il fuoco ancora fragile.

La permanenza della Washington viene considerata poco probabile, anche perché il Pacifico occidentale non dispone attualmente di una portaerei americana. In ogni caso, l'arrivo dei nuovi reparti si aggiungerà agli oltre 50.000 militari già presenti nella regione e rafforzerà il dispositivo con cui Washington intende proteggere i propri alleati e contenere i pasdaran.

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