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Attualità 3 min di lettura4 ore fa

Industria, Biffi avverte: crescita sopra l’1% ma l’Italia deve accelerare

Il presidente di Assolombarda indica le priorità per rafforzare il sistema produttivo: intelligenza artificiale, capitali, energia e nuove politiche per la casa

La crescita italiana potrebbe superare l’1% nel corso dell’anno, ma per Alvise Biffi il dato non è sufficiente a colmare la distanza con le economie concorrenti. Il presidente di Assolombarda, intervenuto a Milano durante l’assemblea intitolata “Industria in ascesa”, ha chiesto un cambio di passo su investimenti, innovazione, credito ed energia.


Una crescita ancora troppo fragile

Secondo Biffi, il risultato atteso è migliore delle previsioni iniziali, ma resta distante dai ritmi registrati da Stati Uniti, Paesi del Mercosur ed Emirati Arabi Uniti. «Quell’“uno virgola” segnala un limite molto concreto alla capacità delle nostre imprese e del Paese di avanzare», ha affermato nella sua relazione.

Il presidente di Assolombarda ha sottolineato che l’Italia non dovrebbe considerare soddisfacente una crescita appena superiore all’1%. Per sostenere la competitività servono risorse destinate alla produzione, alla tecnologia e all’espansione sui mercati, evitando che le nuove misure europee si trasformino in ulteriori costi per le aziende.


L’intelligenza artificiale entra nelle imprese

L’adozione dell’intelligenza artificiale sta aumentando rapidamente. Una ricerca realizzata con il Politecnico di Milano su 700 aziende del territorio indica che il 49% dispone già di progetti attivi, mentre un ulteriore 18% prevede di introdurre queste tecnologie a breve; alla fine del 2024 la quota era inferiore al 20%.

La dimensione aziendale continua a incidere, anche se non rappresenta l’unico elemento decisivo. L’intelligenza artificiale è utilizzata dal 40% delle microimprese, dal 41% delle piccole, dal 48% delle medie e dal 79% delle grandi aziende. Tra le startup innovative il livello raggiunge il 77%, quasi in linea con quello delle realtà maggiori. Per Biffi, la manifattura italiana e la presenza di filiere specializzate possono offrire una base solida per trasformare l’innovazione digitale in un vantaggio industriale, soprattutto nei territori di Milano, Monza Brianza, Lodi e Pavia.


Più credito e più capitale

Il sistema bancario, secondo il presidente, deve accompagnare la crescita e non limitarsi a garantire stabilità. Il credito resta essenziale per le piccole e medie imprese, ma non basta quando un’azienda deve finanziare un progetto pluriennale, acquistare un concorrente, entrare in un nuovo Paese o portare una tecnologia dalla sperimentazione alla produzione su larga scala.

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Per questo Biffi ha indicato la necessità di ampliare il ricorso a capitale di rischio, fondi per l’innovazione, debito privato, quotazioni e investitori istituzionali. Anche le garanzie pubbliche dovrebbero essere impiegate come strumenti per ridurre il rischio e attirare risorse private verso iniziative industriali con concrete possibilità di mercato.

A livello europeo, la difficoltà consiste nel trasferire il grande risparmio disponibile verso le imprese e gli investimenti produttivi. Il presidente di Assolombarda ha quindi sollecitato progressi nella costruzione di un mercato continentale dei capitali più integrato, pur osservando che le aziende devono trovare finanziamenti già nel presente.


Casa ed energia, i nodi aperti

La disponibilità di abitazioni a costi sostenibili è stata indicata come una condizione sempre più importante per attirare e trattenere lavoratori qualificati. Quasi un giovane su due considera il problema della casa nelle proprie decisioni di studio o occupazione, mentre quattro persone su dieci hanno rinunciato negli ultimi tre anni ad almeno un’opportunità formativa o professionale a causa della distanza o delle difficoltà di trasferimento.

Assolombarda ha proposto di favorire l’intervento delle imprese nelle spese abitative dei dipendenti, attraverso la deducibilità completa dei canoni di locazione e un trattamento fiscale vantaggioso per i lavoratori. La misura avrebbe un costo stimato per lo Stato di 551 milioni di euro l’anno a regime e potrebbe coinvolgere oltre 280 mila persone. Biffi ha collegato il tema alla capacità dell’industria di attrarre giovani: «Senza giovani non c’è industria».

Resta infine il peso dei prezzi energetici. Per l’Italia rappresentano ancora uno svantaggio competitivo, ma il problema riguarda l’intera Unione europea. Biffi ha avvertito che la transizione industriale e l’introduzione di nuove tecnologie richiedono energia a costi sostenibili; altrimenti, ha concluso, l’Europa rischia di indebolire la propria base produttiva proprio mentre chiede alle imprese nuovi investimenti.

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