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Attualità 4 min di lettura41 min fa

India, l’ospedale che guadagna se eviti il ricovero: la scommessa italiana

Even Healthcare, fondata da Matilde Giglio, raccoglie 50 milioni di dollari e punta a sette strutture in India con un modello basato su prevenzione e qualità delle cure.

Ridurre i ricoveri invece di aumentarli: è questa la logica alla base di Even Healthcare, società sanitaria nata a Bangalore per iniziativa dell’italiana Matilde Giglio insieme a Mayank Banerjee e Alessandro Ialongo. L’azienda ha appena ottenuto 50 milioni di dollari in nuovi finanziamenti, raggiungendo una valutazione di 300 milioni e superando i 120 milioni complessivi raccolti.

Il progetto prova a modificare gli incentivi della sanità privata indiana, in un Paese dove milioni di persone rischiano di impoverirsi per sostenere le spese mediche. Gli ospedali di Even uniscono assistenza primaria, specialisti, consulti a distanza, strutture cliniche e reparti ospedalieri, con l’obiettivo di curare meglio i pazienti e prevenire le complicazioni.

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Un modello che premia la prevenzione

A guidare l’ultimo investimento è Khosla Ventures, con la partecipazione di Alpha Wave. Tra i sostenitori della società figurano anche Founders Fund, legato a Peter Thiel, e 8VC, fondo creato da Joe Lonsdale. La valutazione di Even è triplicata in circa un anno e mezzo.

Il principio economico è diverso da quello di molti ospedali tradizionali. Le strutture private, infatti, tendono ad aumentare i ricavi con ricoveri, esami e interventi; gli assicuratori, al contrario, hanno interesse a contenere le prestazioni rimborsate. Even cerca di collocarsi in mezzo, assumendo la gestione complessiva della salute degli iscritti e ottenendo un vantaggio economico quando riesce a evitare un ricovero non necessario.

Secondo Matilde Giglio, la società non rinuncia alle cure indispensabili: gli interventi appropriati vengono eseguiti, mentre il sistema mira a eliminare quelli superflui. Per questo i medici non ricevono premi legati al numero di operazioni o agli incassi generati, ma vengono giudicati in base alla qualità clinica, all’applicazione delle linee guida, alla soddisfazione dei pazienti e agli esiti delle terapie.


Numeri incoraggianti e primi ospedali

Uno degli indicatori seguiti da Even è il ritorno imprevisto in ospedale dopo le dimissioni. L’azienda dichiara un tasso inferiore all’1%, contro valori che nel sistema indiano possono arrivare intorno al 15%. Le degenze risultano inoltre mediamente più brevi del 40%, mentre la prevenzione dovrebbe contribuire a ridurre i costi complessivi delle cure.

La società afferma di avere oltre 500.000 iscritti distribuiti in dieci città. Il primo ospedale, con 70 posti letto, è stato aperto a Bangalore nel luglio 2025 dopo appena sei mesi di lavori. Oggi le strutture operative sono due e il piano prevede di arrivare a sette nella stessa area urbana prima di avviare l’espansione in altri centri.

La raccolta appena conclusa servirà a completare la rete di Bangalore e a portare gli ospedali alla redditività. Nei successivi 18 mesi Even intende valutare l’ingresso a Delhi e Mumbai, mantenendo per ora l’India come unico mercato di riferimento.

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La sfida dei pazienti più complessi

Un possibile rischio del modello riguarda la selezione degli assistiti: una struttura potrebbe essere tentata di accogliere soprattutto persone sane e lasciare i casi più costosi agli ospedali tradizionali. Even sostiene però di non poter scegliere individualmente i pazienti, perché sono le compagnie assicurative ad affidarle gruppi di iscritti.

Secondo la fondatrice, gli assicuratori hanno anzi convenienza a indirizzare verso Even anche le persone che necessitano di maggiore assistenza, se la presa in carico continuativa consente di spendere meno rispetto alle grandi catene ospedaliere. L’obiettivo dichiarato non è quindi escludere i malati, ma intervenire prima che le patologie peggiorino e rendano necessarie ulteriori ospedalizzazioni.

Giglio richiama il precedente statunitense di Kaiser Permanente, che integra copertura assicurativa e servizi sanitari. Even punta a trasferire una logica simile nel contesto indiano, adattandola alle dimensioni e alle caratteristiche del mercato locale.


Tecnologia al servizio della qualità

Nei reparti vengono utilizzate telecamere e strumenti di intelligenza artificiale per osservare in tempo reale le attività nelle sale operatorie e individuare possibili anomalie prima che provochino complicazioni. La tecnologia, tuttavia, non viene presentata come il principale elemento distintivo per i pazienti.

«Per il paziente la nostra differenziazione principale non è affatto la tecnologia. Sono la qualità clinica e il prezzo», ha spiegato Giglio illustrando il modello dell’azienda. Il vantaggio, secondo la fondatrice, nasce anche dal rapporto diretto con gli assicuratori: Even può contare fin dall’inizio su una base di pazienti indirizzati alle proprie strutture, evitando i lunghi tempi necessari a un ospedale tradizionale per costruire la propria utenza e raggiungere l’equilibrio economico.


Dall’informazione alla sanità

Matilde Giglio, 34 anni, è originaria di Roma e ha studiato alla London School of Economics. Prima di occuparsi di sanità aveva fondato a Londra Compass News, una startup tecnologica dedicata all’informazione, e aveva poi lavorato nel settore del capitale di rischio con Hambro Perks.

Il trasferimento in India è avvenuto nel 2019, quando Giglio ha collaborato alla strategia digitale della campagna elettorale del Congress Party. Da quell’esperienza è maturata l’idea di creare un’alternativa al funzionamento tradizionale della sanità privata. Oggi vive tra Roma e Bangalore e considera gli incentivi economici, prima ancora degli strumenti tecnologici, il punto di partenza per innovare il sistema.

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