Imprese italiane, il 77% punta sugli agenti AI
Il 77% prevede agenti artificiali, ma solo l’8% considera le proprie reti pienamente adattabili
Le imprese italiane puntano sugli agenti di intelligenza artificiale, ma molte non dispongono ancora di reti e sistemi di protezione adeguati.
GioiaPura
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Cisco Connect arriva a Milano
Il tema sarà al centro di Cisco Connect Italia 2026, in programma il 23 e 24 novembre al MiCo Congressi di Milano. L’appuntamento riunirà aziende, partner e professionisti con interventi, sessioni tecniche, dimostrazioni e momenti di confronto sulle infrastrutture digitali.
Il programma affronterà quattro ambiti: i centri dati pronti a sostenere i carichi dell’intelligenza artificiale, la sicurezza con il controllo delle minacce, gli ambienti di lavoro in cui persone e sistemi automatizzati collaborano e il contributo dei partner tecnologici. Nell’area espositiva World of Solutions sarà possibile esaminare soluzioni Cisco e dei partner, con applicazioni rivolte a diversi tipi di impresa.
Attacchi e team ancora separati
Il tema della protezione assume un peso ulteriore alla luce dei dati del Cisco Relentless Defense Report, pubblicato all’inizio di ottobre. In Italia, il 91 per cento delle organizzazioni coinvolte ha subito nei dodici mesi precedenti almeno un attacco informatico capace di produrre effetti sull’attività aziendale. Oltre un episodio su tre è stato sostenuto dall’intelligenza artificiale.
La gestione dei rischi resta inoltre frammentata. Soltanto il 41 per cento delle aziende intervistate afferma che i gruppi incaricati di sicurezza, reti e sistemi informatici operano come una struttura unita, con strumenti comuni e una visione condivisa. Con l’aumento dei collegamenti e dei processi automatici, diventano necessari rilevamento rapido delle anomalie, verifica degli accessi e reazioni coordinate agli incidenti.
Le aziende italiane e gli agenti
Il Cisco AI Readiness Index 2025 fotografa un divario tra le aspettative e la capacità operativa delle imprese. L’indagine ha coinvolto circa 8.000 responsabili dell’intelligenza artificiale in 30 mercati e 26 settori: in Italia, il 77 per cento delle organizzazioni prevede di introdurre agenti AI e il 34 per cento pensa che questi strumenti affiancheranno i dipendenti entro un anno.
La preparazione delle infrastrutture procede però più lentamente. Solo l’8 per cento delle realtà italiane considera le proprie reti pienamente flessibili o adattabili, mentre il 44 per cento giudica l’assetto attuale non pronto a sostenere una crescita della complessità e dei flussi di dati.
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I risultati delle imprese più mature
Nel campione italiano, il 10 per cento delle aziende appartiene al gruppo definito «pacesetter», contro il 13 per cento rilevato a livello globale. Si tratta di organizzazioni che collegano l’adozione dell’intelligenza artificiale alla strategia aziendale, finanziano l’adeguamento delle infrastrutture, verificano i risultati e considerano la sicurezza parte dello stesso percorso.
Secondo la ricerca, queste imprese hanno una probabilità cinque volte maggiore di portare i progetti pilota fino all’impiego concreto. La possibilità di ottenere un valore misurabile risulta invece superiore del 60 per cento rispetto alle altre organizzazioni.
Reti, dati e controllo integrati
Steve Clayton, responsabile della comunicazione e del posizionamento strategico di Cisco, ha sostenuto in un intervento dell’azienda che l’intelligenza artificiale debba essere valutata insieme alla struttura tecnologica che la sostiene. La rete deve quindi garantire sicurezza, prestazioni su larga scala e continuità ai processi affidati a sistemi dotati di maggiore autonomia.
Jeetu Patel, presidente e responsabile dei prodotti di Cisco, ha collegato la diffusione dell’intelligenza artificiale alla crescita del traffico e alla maggiore complessità delle reti. L’adeguamento, secondo questa impostazione, non può limitarsi a singoli apparati: connettività, sicurezza, osservazione dei sistemi e collaborazione devono essere progettate in modo coordinato.
I sistemi di intelligenza artificiale possono aiutare a riconoscere le minacce e a ridurre il carico sugli specialisti, ma il risultato dipende dalla qualità dei dati, dall’integrazione degli strumenti e dalla rapidità con cui l’organizzazione riesce a decidere. Per questo l’attenzione si sposta dai soli modelli alle infrastrutture che permettono di usarli in modo affidabile e su larga scala.
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