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Attualità 3 min di lettura31 min fa

Cinque candidate puntano alla guida dell’Onu dal 2027

La scelta arriverà nel 2027, ma l’organizzazione affronta tagli, veti e una crisi del multilateralismo.

Cinque donne sono in corsa per guidare l’Onu dal 2027, una possibilità senza precedenti nella storia dell’organizzazione. Dal 1945, infatti, la carica di segretario generale è stata occupata soltanto da uomini.

Il numero delle candidate non basta però a prevedere l’esito della selezione. La scelta si svolgerà in un sistema condizionato dai membri permanenti del Consiglio di Sicurezza e arriva mentre le Nazioni Unite devono fare i conti con una riduzione del personale e con un’influenza diplomatica ridimensionata.

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Una scelta condizionata dai veti

António Guterres, portoghese, terminerà il secondo mandato il 31 dicembre 2026. Il presidente del Consiglio di Sicurezza e quello dell’Assemblea generale hanno invitato gli Stati membri a «prendere seriamente in considerazione la candidatura di donne».

Il percorso resta tuttavia poco trasparente. Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito e Francia, membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, conservano il diritto di veto e possono quindi incidere in modo decisivo sulla designazione del successore.

Anche l’area geografica potrebbe pesare. La rotazione tra regioni non è prevista da una norma formale, ma viene seguita come consuetudine: dopo Guterres e Ban Ki-moon, sudcoreano, la carica potrebbe tornare all’America Latina o ai Caraibi.


Il vertice arriva in una fase difficile

La nuova segretaria generale, se sarà una donna, entrerà in carica mentre l’Onu affronta una riduzione del 20% del personale e una perdita di autorevolezza nelle attività di mediazione. Altri soggetti stanno assumendo parte del ruolo che in passato spettava al segretario generale nei negoziati internazionali.

Patrick Wintour, sul Guardian, ha descritto un’organizzazione ridotta «a una sorta di coscienza morale ampiamente ignorata, o a un palcoscenico in cui le parti in causa si limitano a esporre posizioni di contrasto ormai consolidate». Da qui nasce il paradosso definito dal Lowy Institute come “soffitto di cristallo o precipizio di cristallo”: raggiungere il vertice potrebbe coincidere con l’arrivo in un’istituzione priva degli strumenti necessari per incidere.


Le candidate in corsa

Tra i nomi più accreditati c’è Rebeca Grynspan, economista costaricana ed ex vicepresidente del Paese. Nel voto informale del Consiglio di Sicurezza del 30 ottobre ha raccolto 11 preferenze e quattro voti contrari, il miglior risultato finora registrato.

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Grynspan guida oggi la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo. Il suo programma prevede una riforma dell’organizzazione, meno burocrazia e una maggiore disponibilità a correre rischi nelle iniziative diplomatiche. È figlia di emigrati polacchi, sopravvissuti all’Olocausto, e sarebbe il primo segretario generale dell’Onu di origine ebraica.

La principale rivale è Carolyn Rodrigues Birkett, diplomatica della Guyana ed ex ministra degli Esteri. Rappresentante permanente del suo Paese presso le Nazioni Unite, è stata indicata dal governo guyanese nel giugno 2026 e ha maturato esperienza nei rapporti tra diplomazia nazionale e trattative multilaterali.

Tra le candidate figurano anche María Fernanda Espinosa, diplomatica ecuadoriana già ministra degli Esteri e presidente della 73ª sessione dell’Assemblea generale nel 2018-2019, e Ivonne A-Baki, anch’essa ecuadoriana, con un passato da ambasciatrice negli Stati Uniti e altri incarichi istituzionali. Espinosa è stata proposta da Antigua e Barbuda a maggio, mentre la candidatura di A-Baki è stata presentata da Tonga ad agosto.

Completa il gruppo Lana Zaki Nusseibeh, diplomatica degli Emirati Arabi Uniti ed ex ambasciatrice del Paese presso l’Onu. La sua candidatura è stata depositata il 21 ottobre; tra le priorità indicate figurano la riorganizzazione del sistema di sviluppo delle Nazioni Unite, il lavoro nella cooperazione internazionale e gli interventi su debito e investimenti nei Paesi più fragili.


La corsa resta aperta

Il 31 ottobre è entrato nella competizione anche il turco Feridun Sinirlioğlu, ex ministro degli Esteri e attuale segretario generale dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Gli Stati membri possono continuare a proporre altri nomi fino alla designazione ufficiale.

Il risultato, quindi, non è ancora definito. La selezione dovrà stabilire se il prossimo vertice sarà affidato per la prima volta a una donna e quali margini d’azione avrà il nuovo segretario generale davanti alle difficoltà finanziarie, politiche e diplomatiche dell’Onu.

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