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Attualità 3 min di lettura21 min fa

Nicko McBrain: «La passione per la batteria resiste»

L’ex batterista degli Iron Maiden ripercorre la carriera, gli eccessi, l’ictus e i timori per i prezzi dei concerti

Nicko McBrain ha affidato alla sua autobiografia il racconto di oltre quarant’anni trascorsi negli Iron Maiden e della passione per la batteria che lo accompagna dall’infanzia. Il musicista, oggi 74enne, ha lasciato la band nel 2024 dopo un ictus, ma continua a pensare a un possibile ritorno in studio per registrare qualche brano.

Il libro, intitolato Hello Boys And Girls e pubblicato in Italia da Il Castello nella collana Chinaski, ripercorre gli anni precedenti all’ingresso nel gruppo, gli eccessi della giovinezza, il rapporto con Bruce Dickinson e gli altri componenti della formazione britannica.

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Dalla televisione agli Iron Maiden

McBrain ha raccontato ad Adnkronos che tutto è cominciato quando, a dieci anni, guardava in televisione un batterista e immaginava già il proprio futuro. Quell’entusiasmo non si è mai spento: con il tempo si è trasformato nell’attività musicale, nella curiosità per gli strumenti e anche nella gestione di un negozio specializzato in batterie.

Prima di arrivare agli Iron Maiden, il musicista ha attraversato una lunga fase di tentativi e cambiamenti. È diventato professionista a 21 anni, ma per quasi nove anni ha suonato in gruppi diversi, venendo anche allontanato da alcune formazioni. I problemi economici, le scelte dei responsabili e la difficoltà di trovare le persone giuste hanno rallentato il percorso.

L’incontro decisivo con gli Iron Maiden è avvenuto il 9 gennaio 1983, durante una prova allo Chalet Hotel di Corbiere, a Jersey. Dopo aver eseguito quattro o cinque brani, McBrain ha capito di avere trovato il gruppo con cui avrebbe voluto restare: «Ho trovato i miei ragazzi».


Gli anni difficili e il legame con la

Nel volume, il batterista affronta anche il periodo segnato dall’uso di eroina, alcol, hashish e cocaina. Ha spiegato di essere riuscito a interrompere da solo quelle abitudini prima di entrare negli Iron Maiden, ma ha definito l’eroina una sostanza capace di provocare dipendenza anche dopo un solo utilizzo.

McBrain ha collegato il tema alla situazione attuale, ricordando le persone morte per droghe contenenti fentanyl e gli amici persi da suo figlio, sobrio da quattro anni. A chi affronta una dipendenza consiglia di rivolgersi a professionisti e di cercare il sostegno di persone preparate.

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Il rapporto con gli Iron Maiden, invece, si è consolidato attraverso cambiamenti e momenti complessi. Il musicista ha ricordato l’uscita di Adrian Smith nel 1991, quella di Bruce Dickinson nel 1993 e gli anni con Blaze Bayley, durante i quali furono realizzati The X Factor e Virtual XI.

Il ritorno di Dickinson e Smith ha modificato gli equilibri della formazione, passata da cinque a sei elementi, ma ha rafforzato i rapporti personali. McBrain ha descritto la band, la gestione e tutte le persone impegnate dietro le quinte come una famiglia costruita su amicizia, rispetto e passione condivisa.


Il ritorno alla batteria e i concerti

Dopo l’ictus, McBrain osserva da lontano i suoi ex compagni mentre continuano a esibirsi. Le sue condizioni gli impediscono di suonare come prima, ma non hanno cancellato il desiderio di tornare dietro la batteria, almeno per alcune registrazioni, se gli Iron Maiden dovessero lavorare a un nuovo album.

Secondo il musicista, la longevità del gruppo dipende dall’entusiasmo ancora evidente quando i componenti salgono sul palco. Ha citato anche Simon Dawson, batterista molto diverso da lui nello stile ma capace di trasmettere la stessa energia.

Nell’intervista, McBrain ha inoltre espresso preoccupazione per l’aumento dei prezzi dei biglietti. A suo giudizio, concerti sempre più costosi rischiano di diventare irraggiungibili per una parte del pubblico e di allontanare la musica dal vivo dalla sua natura. Il suo appello agli operatori del settore è diretto: «Non siate avidi. Fate in modo che funzioni».

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