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Attualità 4 min di lettura30 min fa

Governatori americani, il voto può cambiare gli equilibri

Trentasei Stati scelgono il governatore: i democratici cercano di ridurre il vantaggio repubblicano in vista del 2028

Le elezioni del 3 novembre mettono in palio anche 36 governatorati negli Stati Uniti.

In New Mexico la democratica Deb Haaland è proiettata verso un risultato inedito: potrebbe diventare la prima donna appartenente a una comunità indigena a guidare lo Stato. L’ex deputata e segretaria agli Interni durante la presidenza di Joe Biden conserva un margine significativo nei sondaggi e ha raccolto un forte sostegno tra le comunità native. Haaland ha però spiegato di voler restare concentrata sulla fase conclusiva della campagna, senza soffermarsi soltanto sul valore simbolico della possibile elezione.

Anche il Texas presenta una corsa più incerta rispetto alle attese. Il repubblicano Greg Abbott cerca il quarto mandato consecutivo contro la deputata statale democratica Gina Hinojosa, che punta a interrompere una lunga serie di vittorie repubblicane. L’ultima governatrice democratica è stata Ann Richards, battuta nel 1994 da George W. Bush.

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Il peso del voto negli Stati

Il risultato complessivo potrebbe modificare l’attuale distribuzione del potere: oggi il Partito repubblicano guida 26 Stati, mentre i democratici ne amministrano 24. Le valutazioni diffuse dal Cook Political Report il 27 ottobre indicano per i democratici la possibilità di conquistare da due a quattro governatorati; in altri quattro Stati non emerge invece un candidato nettamente favorito.

La carica non riguarda soltanto questioni locali. I governatori incidono su immigrazione, aborto, sanità, scuola e fisco, oltre ad avere competenze rilevanti nell’organizzazione delle consultazioni. Gli eletti resteranno in funzione anche durante le presidenziali del 2028, quando torneranno al centro del confronto le norme elettorali e la definizione dei collegi.


Georgia e Ohio in bilico

In Georgia, dopo più di vent’anni di amministrazioni repubblicane, la democratica Keisha Lance Bottoms prova a tornare alla guida dello Stato. L’ex sindaca di Atlanta affronta il miliardario repubblicano Rick Jackson, che ha ottenuto la nomination del suo partito superando Burt Jones, candidato sostenuto da Donald Trump. Jackson ha finanziato la campagna con oltre 100 milioni di dollari provenienti dal proprio patrimonio.

I sondaggi descrivono un confronto senza un favorito chiaro. Una vittoria di Bottoms riporterebbe i democratici al governo della Georgia dopo 23 anni e le permetterebbe di diventare la prima governatrice afroamericana eletta negli Stati Uniti.

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In Ohio, il repubblicano Vivek Ramaswamy, imprenditore ed ex aspirante alla Casa Bianca appoggiato da Trump, affronta Amy Acton. La democratica ha guidato la sanità dell’Ohio durante l’emergenza da Covid-19. Quella che sembrava una corsa agevole per i repubblicani si è trasformata in una competizione ravvicinata, anche a causa delle polemiche nate da uno spot di Ramaswamy con la madre della rivale.

Il costo della vita, la sanità e gli effetti economici della guerra in Iran pesano sul voto. La media di cinque rilevazioni pubblicata da 270toWin attribuisce ad Acton il 47,6% e a Ramaswamy il 45,6%. Se vincesse la democratica, oggi 60enne, il partito tornerebbe a governare l’Ohio per la prima volta dopo vent’anni.


Nevada, Wisconsin e Alaska

In Nevada il repubblicano Joe Lombardo tenta la conferma contro il procuratore generale democratico Aaron Ford. La sfida ruota soprattutto attorno agli affitti, all’andamento dell’economia e alle risorse destinate ai servizi pubblici. Il Cook Political Report considera la corsa aperta; per i democratici, una vittoria avrebbe un peso particolare perché il partito dispone già dei due seggi dello Stato al Senato federale.

Il Wisconsin deve invece scegliere il successore del democratico Tony Evers, che ha rinunciato a un terzo mandato. Il dirigente della contea di Milwaukee David Crowley, esponente dell’area moderata, affronta il deputato repubblicano Tom Tiffany, sostenuto da Trump. Crowley propone più accesso alle cure e abitazioni meno costose, mentre Tiffany insiste sulla riduzione delle tasse. Energia, costo della vita e insediamenti per l’elaborazione dei dati completano i temi principali della campagna. Le rilevazioni restano ravvicinate, con alcuni segnali favorevoli al democratico.

L’Alaska offre infine uno dei confronti più imprevedibili. Il governatore Mike Dunleavy non può ricandidarsi e il democratico Jonathan Kreiss-Tomkins si misura con tre repubblicani: Bernadette Wilson, appoggiata da Trump, l’ex sindaco di Anchorage Dave Bronson e l’ex procuratore generale Treg Taylor.

Il sistema locale, basato sull’ordine di preferenza dei candidati, potrebbe penalizzare la presenza di più esponenti conservatori. Trump ha invitato i repubblicani a sostenere Wilson e ha commentato: «Bisogna avere 190 di quoziente intellettivo per capire come funziona una scheda elettorale dell’Alaska». Il Cook Political Report ha assegnato a Kreiss-Tomkins un lieve vantaggio, pur lasciando aperto il risultato. L’ultimo governatore democratico dell’Alaska è stato Tony Knowles, in carica dal 1994 al 2002.

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