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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Il calendario che sfida l’India da cartolina: il dolore diventa memoria

La nuova edizione del Calendario Pirelli mette a confronto due sguardi sull’India e trasforma il lavoro di Avani Rai in un omaggio al padre Raghu, scomparso durante il progetto.

Il Calendario Pirelli 2027 nasce anche da un’assenza. Raghu Rai, protagonista iniziale del progetto e figura storica del fotogiornalismo indiano, è morto il 26 aprile a causa di un tumore, lasciando alla figlia Avani il compito di portare avanti il lavoro. Da quel momento, la commissione si è trasformata in un percorso personale attraverso il lutto, la memoria e l’identità di un Paese sospeso tra passato e presente.

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Avani Rai fotografa il lutto

L’idea originaria, sviluppata da Raghu insieme alla moglie, si chiamava “Past Forward” e prevedeva l’uso delle sue immagini d’archivio come sfondo per nuovi ritratti realizzati in studio. Avani ha conservato il nucleo del progetto, ma lo ha spostato nelle strade di Delhi, tra mercati, rive dello Yamuna e luoghi attraversati dalla vita quotidiana.

Accompagnata da Nandan, l’autista che per anni ha lavorato con il padre, la fotografa ha portato grandi stampe in bianco e nero dentro la città contemporanea. Le fotografie storiche restano riconoscibili, ma vengono quasi sommerse dalla folla attuale. “Mio padre apparteneva alla strada”, ha spiegato Avani, raccontando di essersi messa simbolicamente alle sue spalle per lasciarsi guidare dalla sua memoria.

Il capitolo più intenso è quello conclusivo: Avani ha fotografato la madre nella casa di famiglia, davanti a un’immagine d’epoca del giardino in cui si intravede il piede di Raghu. L’effetto ottico fa sembrare il fotografo ancora presente sulla scena. Il risultato, per la figlia, è diventato un modo per trasformare la sofferenza in celebrazione.


Due India nello stesso volume

La struttura stessa del calendario riflette la sua idea centrale: l’oggetto si apre come un libro e presenta due percorsi distinti. Da una parte ci sono le immagini di Sølve Sundsbø, norvegese e fotografo di moda; dall’altra quelle di Avani Rai, che osserva l’India dall’interno e attraverso l’eredità familiare.

La contrapposizione attraversa anche i luoghi. Old Delhi appare affollata, rumorosa e imprevedibile, con tuk-tuk, vacche, mercati di spezie, fili elettrici e bancarelle di fiori. New Delhi, invece, mostra l’impronta coloniale dei grandi viali alberati e degli edifici monumentali. La cinquantatreesima edizione del calendario, presentata venerdì 23 ottobre con una cena all’Imperial Hotel, costruisce proprio su questo contrasto la propria chiave narrativa.

Avani non si limita però a rievocare il passato del padre. Le sue immagini includono anche proteste, giovani sui tetti degli edifici e una città attraversata da cambiamenti rapidi. La fotografa rivendica così la necessità di documentare il presente e di non eliminare dalla rappresentazione le parti più scomode della realtà.

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Sundsbø sceglie volti e geometrie

Sull’altro lato del progetto, Sundsbø ha rinunciato all’ambizione di raccontare l’intera India. Ha lavorato soprattutto nei cortili e negli spazi del Jaigarh Fort di Jaipur e ad Ajabgarh, concentrandosi su nove donne e sull’interazione tra i loro volti, la luce e le ombre delle architetture in pietra.

Nel gruppo compaiono Freida Pinto, Aditi Rao Hydari, Avantika Vandanapu, Anoushka Shankar, Rupi Kaur, Padma Lakshmi, Lakshmi Menon e Bhavitha Mandava. Le immagini puntano su colori intensi e composizioni accuratamente costruite: abiti dorati, bougainvillea, pigmenti gialli e rosa legati alla festa di Holi, fino alla fotografia di Padma Lakshmi immersa nell’acqua tra fiori di loto.

Sundsbø ha detto di non sentirsi autorizzato a racchiudere in un unico racconto la complessità del Paese. La stessa Avani compare inoltre davanti al suo obiettivo, ritratta su una barca con un abito giallo: uno scambio di ruoli che rende concreto il dialogo tra chi fotografa e chi viene fotografato.


L’India oltre l’esotismo

Entrambi i percorsi cercano di evitare l’immagine stereotipata dell’India destinata al pubblico occidentale. Il tema riguarda sia l’uso del colore e dei paesaggi sia il modo in cui vengono rappresentate le persone. Padma Lakshmi ha auspicato che il progetto contribuisca a ridurre l’esotismo associato al Paese, mentre Bhavitha Mandava ha osservato che l’origine etnica non dovrebbe essere considerata l’aspetto più interessante della sua identità.

Il calendario arriva inoltre in una fase importante per Pirelli sul piano industriale. L’accordo firmato il 22 ottobre con Bkt, Balkrishna Industries, prevede la produzione in India di pneumatici di fascia alta con marchio Pirelli nel nuovo stabilimento di Bhuj, in Gujarat, con un obiettivo di 800 mila pezzi entro il 2030 e la possibile creazione di una società paritetica.

Marco Tronchetti Provera ha definito l’India un’area decisiva per la tecnologia e il settore automobilistico. Sul calendario ha escluso invece un ruolo sostitutivo dell’intelligenza artificiale: “Senza l’esperienza dell’occhio del fotografo non avrebbe alcun senso”. Con nove pagine per autore e i mesi disposti senza una sequenza convenzionale, The Cal conferma così la sua natura di oggetto simbolico, pensato non per misurare il tempo ma per essere ricevuto e conservato.

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