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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

IA e lavoro: la protezione non può dipendere dai consigli d’amministrazione

Anthropic prepara un fondo da circa 100 miliardi di dollari per affrontare gli effetti dell’automazione, ma il welfare non può essere affidato alla generosità delle imprese

Se l’intelligenza artificiale finirà per cancellare il vostro posto di lavoro, per ora l’unica strada prevista dal sistema è presentare domanda di NASpI. Per il progetto annunciato da Anthropic, invece, non esiste ancora alcuna procedura: un paradosso che mostra quanto le istituzioni siano impreparate davanti alla trasformazione tecnologica.

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Il welfare non può arrivare dopo

La transizione richiede strumenti capaci di sostenere le persone mentre cambiano mansioni, competenze e opportunità occupazionali. Servono percorsi di formazione realmente efficaci, protezioni economiche adeguate e decisioni legislative più rapide di quelle adottate finora.

Oggi, invece, chi rischia di essere sostituito dall’automazione si trova spesso esposto senza una rete specifica. Le misure di riqualificazione previste dalle norme e dagli accordi collettivi restano limitate e, in molti casi, non riescono a preparare i lavoratori al nuovo scenario.


La soluzione affidata ad Anthropic

In questo vuoto si inserisce Anthropic, una delle aziende più importanti nel settore dell’intelligenza artificiale e creatrice di Claude. La società ha comunicato l’intenzione di destinare il 5 per cento delle proprie azioni a un fondo orientato all’interesse pubblico.

Le risorse dovrebbero finanziare studi sulla disoccupazione provocata dalla tecnologia, contributi a organizzazioni senza scopo di lucro e trasferimenti diretti a gruppi di cittadini, compresi coloro che potrebbero perdere l’impiego a causa dell’IA. Se la futura quotazione in Borsa raggiungesse le valutazioni circolate in questi giorni, il patrimonio dell’iniziativa arriverebbe a circa 100 miliardi di dollari.


Beneficenza privata e responsabilità pubblica

L’idea nasce in un ambiente vicino all’“altruismo efficace”, corrente sviluppata soprattutto nelle università anglosassoni. Il principio è selezionare le cause sulla base dei dati e indirizzare le risorse verso gli interventi ritenuti più utili.

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L’iniziativa di Anthropic appare quindi coerente con quella impostazione e può essere considerata positiva sul piano concreto. Il problema riguarda però il suo significato istituzionale: una società privata stabilirebbe autonomamente quanto restituire alla collettività, quali destinatari scegliere e secondo quali criteri.


Regole ferme a un’altra economia

In una democrazia, la protezione di chi perde il lavoro dovrebbe essere definita dalle leggi e dalla contrattazione collettiva, non dalle decisioni del consiglio di amministrazione di un’impresa prossima alla quotazione. Se un’azienda avverte la necessità di intervenire direttamente, questo segnala anche l’insufficienza delle attuali politiche sociali.

Le norme sui licenziamenti individuali per ragioni economiche risalgono al 1966, mentre quelle sui licenziamenti collettivi sono del 1991. Pur essendo state modificate più volte, continuano a ragionare soprattutto in termini di crisi aziendale, riduzione dei reparti e chiusura delle attività, senza contemplare un software capace di svuotare intere professioni impiegatizie.

Uno Stato preparato dovrebbe anticipare questi cambiamenti, non limitarsi a intervenire quando l’emergenza è già esplosa. La solidarietà di una multinazionale può attenuare alcuni effetti, ma non sostituisce un sistema pubblico in grado di accompagnare davvero chi attraversa la transizione.

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