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Attualità 4 min di lettura55 min fa

Dalle vesti papali agli ombrelli reali: l’Italia artigiana apre le porte

Oltre 100 laboratori mostrano al pubblico come nascono abiti, accessori, tessuti e oggetti d’alta manifattura durante la decima edizione di ApritiModa.

Non sono le passerelle a raccontare meglio l’eleganza italiana, ma i luoghi nascosti dove ogni prodotto prende forma. A Santarcangelo di Romagna si confezionano paramenti destinati anche a Papa Francesco; a Venezia si rivestono gondole e taxi acquei; a Milano si lavorano le pelli delle borse amate dalla Regina Elisabetta II.

È questo il volto meno visibile della manifattura nazionale che ApritiModa porta eccezionalmente alla luce per la sua decima edizione. Tra il 24 e il 25 ottobre, secondo il calendario generale, atelier, aziende e botteghe accoglieranno i visitatori. Le indicazioni relative alle prenotazioni riportano invece fasce d’ingresso per il 25 e il 26: sarà quindi necessario verificare il giorno disponibile per ciascuna sede.

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Una rete cresciuta in dieci anni

Nata da un’idea della giornalista Cinzia Sasso, la manifestazione aveva esordito con appena 14 indirizzi milanesi. L’obiettivo era avvicinare il pubblico a un settore spesso protetto da porte chiuse e accessi riservati, mostrando direttamente il lavoro che precede il prodotto finito.

Per il 2026 sono coinvolti più di 100 luoghi distribuiti in tutte le regioni, dalle grandi maison alle manifatture locali, fino alle piccole botteghe specializzate. Le richieste di partecipazione sono passate dalle 16.000 della prima edizione alle oltre 50.000 dell’ultima, mentre il sito ufficiale ha superato un milione di interazioni.

La visita consente di seguire la trasformazione delle materie prime in vestiti, cappelli, occhiali, calzature, profumi e bottoni. A guidare il pubblico saranno gli artigiani, chiamati a spiegare tecniche, strumenti e passaggi spesso invisibili a chi acquista il prodotto concluso.


Tra Vaticano, laguna e Corona

Tra le nuove aperture figura LAVS, il Laboratorio Atelier di Vesti Sacre fondato da Filippo Sorcinelli a Santarcangelo di Romagna. In questo spazio la sartoria incontra la liturgia: qui sono stati realizzati paramenti per Benedetto XVI e Papa Francesco, utilizzando lane biellesi e sete comasche.

A Napoli, Mario Talarico apre una bottega che conserva un’impronta ottocentesca e mantiene in funzione un tornio antico. Il laboratorio è noto per gli ombrelli realizzati per la famiglia reale britannica e per numerosi personaggi celebri della storia.

A Venezia, sull’isola della Giudecca, Hydro Mirò mostra il lavoro di tappezzeria nautica applicato alle imbarcazioni della laguna. Damaschi, velluti e passamanerie vengono impiegati per gli interni di gondole e taxi acquei, comprese le caratteristiche “pareci” e “dogaresse”.

Nel capoluogo lombardo, Leu Locati, legata ad Amato Daniele, presenta invece la lavorazione di scarpe e borse, frutto di una tradizione arrivata alla settima generazione. Sono oggetti nei quali la cura della pelle e la precisione dei dettagli restano centrali.

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Dai grandi marchi alle botteghe storiche

Il percorso comprende anche realtà note del lusso e della moda. All’Armani/Silos sarà possibile vedere una selezione di creazioni dell’Alta Moda realizzate nell’arco di vent’anni; Casa Cucinelli offrirà uno sguardo sul proprio ambiente milanese, mentre Dolce&Gabbana metterà in relazione sartoria e orologeria.

Spazio anche a Pino Grasso, dove vengono applicati migliaia di strass e paillettes destinati alle sfilate di Armani e Valentino. A Firenze, l’Antico Setificio Fiorentino continua a produrre broccati dal 1786, destinati anche al Cremlino e alla Casa Reale svedese, con un orditoio costruito seguendo un disegno originale attribuito a Leonardo da Vinci.

Una parte dell’edizione è riservata agli abiti da sposa. Tra gli atelier visitabili ci sono Anna Renzi Brivio a Brescia, Cecilia Gerosa a Bologna, Poesie Sposa a Piacenza e la manifattura di Antonio Riva a Garlate. Tulle, mikado di seta e cartamodelli mostrano il punto d’incontro tra tecniche tradizionali e progettazione contemporanea.


Un patrimonio da vedere e proteggere

Per Cinzia Sasso, l’iniziativa permette di entrare nei luoghi reali in cui nasce la bellezza e di osservare da vicino la competenza di chi la produce. La fondatrice sottolinea inoltre che l’incontro avvantaggia entrambe le parti: il pubblico scopre ambienti normalmente inaccessibili, mentre i lavoratori possono raccontare il valore delle proprie abilità.

“ApritiModa è un patrimonio condiviso, fatto di saperi, tecniche e creatività che va conosciuto e conservato”, ha dichiarato Sasso presentando il senso della manifestazione. Il messaggio è che la moda italiana non coincide soltanto con il consumo o con l’immagine, ma comprende una rete di conoscenze manuali tramandate nel tempo.

Per partecipare è indispensabile la prenotazione attraverso il sito Apritimoda.it. La sezione dedicata agli ingressi raccoglie una mappa nazionale e una scheda per ogni sede, con indirizzo, descrizione, orari e disponibilità aggiornate.

Le visite sono gratuite e si svolgono in gruppi ristretti. L’esperienza prevede spiegazioni, dimostrazioni e spazio per le domande: un modo per osservare da vicino il lavoro che trasforma un materiale grezzo in un oggetto finito e per comprendere meglio ciò che si indossa o si utilizza ogni giorno.

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