1.437notizie oggi
Attualità 4 min di lettura13 ott

Himalaya sotto pressione: il rischio che il Nepal paga a valle

Frane, laghi glaciali e cantieri idroelettrici stanno aggravando la vulnerabilità di una regione già esposta a terremoti, scioglimento dei ghiacci e piene improvvise.

Per ridurre il pericolo servono controlli scientifici indipendenti, scambio completo delle informazioni sui fiumi e valutazioni comuni dei rischi. Gli Stati situati lungo i corsi d’acqua chiedono inoltre che la Cina riconosca le conseguenze delle proprie attività sull’altopiano tibetano e interrompa nuovi scavi e perforazioni nelle aree più instabili.

Offerta del giorno14 ottobre

Douglas

-25% su app da Douglas con Beauty Card

Scade tra 2 giorni
*******


La sicurezza dipende dalle sorgenti

Dai ghiacciai del Tibet prendono forma alcuni dei principali fiumi asiatici. Il controllo delle loro sorgenti attribuisce quindi a Pechino un’influenza diretta sulla sicurezza di milioni di persone che vivono più a valle, in Nepal e negli altri Paesi attraversati dai grandi bacini fluviali.

Per questo la gestione delle dighe, dei tunnel e dei dati sulle portate non riguarda soltanto il territorio cinese. La mancanza di informazioni condivise e di sistemi di allarme coordinati rende più difficile preparare le comunità esposte, soprattutto quando una frana o un lago glaciale possono trasformarsi rapidamente in un’onda distruttiva.


Il Nepal affronta una nuova emergenza

Il 10 ottobre, nel distretto di Gorkha, una massa di terreno ha interrotto il corso del Budhi Gandaki, a circa 100 chilometri da Kathmandu. L’acqua si è accumulata dietro l’ostruzione naturale fino a quando l’argine di detriti ha ceduto, provocando una piena che ha travolto abitazioni, due ponti sospesi, il collegamento stradale con Dhading e una parte dei lavori per una centrale idroelettrica.

Le autorità hanno fatto sgomberare le zone vicine al fiume e hanno esteso l’allerta ai distretti situati lungo il corso d’acqua, fino a Chitwan e Nawalparasi. Almeno cinque persone sono ancora disperse. Si tratta della seconda piena improvvisa nell’arco di sei settimane, dopo quella molto più grave verificatasi alla fine di agosto.


Agosto ha lasciato un bilancio devastante

Nel distretto di Rasuwa le squadre di soccorso continuano a recuperare vittime tra fango e detriti. L’evento di agosto ha provocato 1.457 morti, lasciato migliaia di persone senza notizie e cancellato interi centri abitati.

La catena degli eventi è stata ricostruita lungo il confine tra Tibet e Nepal: il cedimento di una grande massa di ghiaccio e roccia ha riversato nel fiume una quantità enorme di materiale. Il corso d’acqua è rimasto chiuso da una barriera naturale, poi l’accumulo ha sfondato l’ostacolo e ha generato una piena diretta verso valle per circa 168 chilometri, distruggendo strade, ponti, villaggi e impianti energetici. Alcune persone sono rimaste intrappolate nelle gallerie delle centrali.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


Un ambiente fragile sotto pressione

L’Himalaya è una formazione geologica relativamente giovane, nata dallo scontro tra la placca indiana e quella euroasiatica. I suoi versanti molto inclinati, l’intensa attività sismica, i ghiacciai e i nevai rendono l’intero sistema particolarmente sensibile a scosse, precipitazioni e variazioni delle temperature.

In questo contesto, un lago glaciale può svuotarsi in pochi istanti. L’acqua si raccoglie dietro barriere di ghiaccio e detriti che talvolta resistono per decenni, ma possono cedere in seguito a un terremoto, a una frana, a una valanga, a piogge intense, allo scioglimento accelerato della neve oppure alla progressiva erosione dell’argine. Una gola stretta amplifica poi la velocità e la forza dell’onda, che trascina rocce e sedimenti.


Cantieri e ghiaccio, un rischio combinato

Il corridoio tra Gyirong e Rasuwagadhi, teatro della calamità di agosto, è uno dei punti centrali dei piani cinesi per i collegamenti attraverso l’Himalaya. La stessa area è stata colpita più volte da eventi naturali, ma la vulnerabilità conosciuta della valle non ha impedito l’avanzata dei lavori.

Strade, gallerie e tagli sui versanti realizzati nei pressi del valico Rasuwagadhi–Gyirong avrebbero contribuito, secondo ingegneri nepalesi e abitanti della zona, a rendere meno stabili il permafrost e le morene. Uno studio pubblicato nel maggio 2026 ha inoltre registrato, tra il 2018 e il 2024, una crescita del 194% del lago glaciale Qiangzongke Co, nel Tibet sudoccidentale. Nella stessa area alcuni pendii avanzano di oltre 100 millimetri all’anno, in un processo collegato sia al riscaldamento globale sia alla pressione delle infrastrutture.


L’allarme sul lago di sbarramento

Dopo la piena di agosto, alla confluenza tra Chhocken Khola e Purepu Tsangpo si è formato un bacino contenente circa 2 milioni di metri cubi d’acqua. Il lago ha iniziato a tracimare e il Ministero delle Risorse Idriche cinese ha riconosciuto la possibilità di un cedimento catastrofico entro tre giorni.

I mezzi di informazione statali cinesi hanno descritto l’episodio come un «crollo glaciale simile a un terremoto». L’ambasciata cinese a Kathmandu ha replicato alle accuse con queste parole: «Le accuse non aiutano; la cooperazione salva vite». Intanto, secondo le contestazioni rivolte a Pechino, restano insufficienti la trasmissione dei dati idrologici oltre confine, la partecipazione alle reti regionali di allerta e la prudenza nella realizzazione di nuove opere in una delle zone più instabili del pianeta.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere