Guernica, il futuro del mito: cosa racconta il libro di Nannipieri
Il saggio di Luca Nannipieri usa il capolavoro di Picasso per interrogarsi sulla memoria delle immagini, sulla guerra e sulla possibile scomparsa dei classici.
Il libro di Luca Nannipieri sarà al centro di un ciclo di incontri in Italia e all’estero. Tra i prossimi appuntamenti figurano il 2 ottobre a Milano, per l’inaugurazione di “Milano scultura”, e il 13 ottobre a Firenze, all’Accademia delle Arti del Disegno; seguiranno iniziative in Campidoglio a Roma, a Cesena e in altre città.
Il futuro incerto dei capolavori
Proprio la possibilità che Guernica perda, col tempo, la centralità conquistata è il nodo principale del volume. Nannipieri immagina che nuovi gruppi egemoni possano imporre linguaggi, modelli culturali e criteri diversi, relegando l’opera di Picasso ai margini senza doverla necessariamente distruggere.
Secondo lo storico dell’arte, però, l’oscuramento non coinciderebbe con una fine definitiva. Le opere possono attraversare lunghi periodi di dimenticanza e tornare in seguito al centro dell’attenzione: la loro sopravvivenza dipende dalle comunità e dagli individui che scelgono di riconoscerle e trasmetterle.
Quando un’icona viene colpita
Il saggio prende spunto anche dagli atti di protesta rivolti contro il dipinto. Nel 1974, al Museo d’arte moderna di New York, un uomo tracciò con vernice rossa la frase “Uccidi tutte le menzogne”; episodi analoghi erano già avvenuti nel 1960 e si sarebbero ripetuti nel 1980 e nel 2003.
Per Nannipieri, queste aggressioni non rappresentano soltanto episodi di vandalismo. Colpire un’immagine riconosciuta come sacra significa contestare il valore che una società le ha attribuito, contribuendo paradossalmente anche a rafforzarne la fama. Da qui nascono le domande sul motivo per cui alcune opere resistano nei secoli mentre altre vengano abbandonate.
La storia dietro Guernica
Il dipinto nacque dopo il bombardamento della città basca del 26 aprile 1937, compiuto dall’aviazione tedesca e italiana. Picasso realizzò una tela in bianco e nero, larga più di sette metri e mezzo e alta quasi tre metri e mezzo, nella quale confluiscono elementi riconducibili al cubismo, al surrealismo e all’espressionismo.
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Tra le immagini più riconoscibili compaiono il cavallo, accostato nel testo al “Trionfo della morte” conservato a Palazzo Abatellis di Palermo, e la donna che stringe un bambino privo di vita. L’opera fu mostrata in Italia una sola volta, nel settembre del 1953 a Milano, mentre oggi è custodita al Museo Reina Sofia di Madrid.
La guerra riporta il quadro al centro
Nel prossimo aprile saranno trascorsi 90 anni dalla realizzazione di Guernica. Il ritorno dei conflitti e delle tensioni nel continente europeo conferisce così nuova urgenza a un’immagine nata per denunciare gli effetti della violenza bellica e per mettere in guardia dalle decisioni dei governanti.
Il volume, intitolato “La Guernica di Picasso. Ascesa e oblio di un classico”, è pubblicato da Castelvecchi nel 2026: conta 179 pagine, include tavole, illustrazioni, grafici e un ampio apparato iconografico, con un prezzo di 20 euro. L’autore non si limita a ripercorrere la vicenda dell’opera, già ampiamente studiata, ma la adopera per esaminare il modo in cui le civiltà scelgono, celebrano, consumano e talvolta dimenticano le proprie immagini simboliche.
Il libro attraversa filosofia dell’arte, antropologia del sacro e storia culturale. La tesi di fondo è che nemmeno i nomi più autorevoli della tradizione — da Omero a Dante, da Michelangelo a Picasso — possano essere considerati eterni in senso assoluto: il loro destino resta legato alle scelte di chi li tramanda.
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