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Attualità 3 min di lettura44 min fa

Gli Strokes sorprendono Bologna: il colpo di scena che fa cantare l’arena

Dopo una lunga assenza dall’Italia, la band newyorkese alterna i classici al nuovo album e trasforma il concerto in un viaggio tra passato, sperimentazione e impegno civile.

A Bologna il momento più inatteso arriva quando Fabrizio Moretti, batterista italiano degli Strokes, intona «Bella ciao». Julian Casablancas si unisce a lui, seguito da un’Unipol Arena gremita, prima che il gruppo riprenda gli strumenti e attacchi «Lonely in the Future». È la fotografia di una serata in cui la band newyorkese celebra il proprio passato senza rimanerne prigioniera.

L’attesa, del resto, era enorme: gli Strokes non suonavano in Italia dal 2011, quando il concerto di Vigevano era stato interrotto da problemi tecnici e completato con una scaletta ridotta. Bologna rappresenta l’unico appuntamento italiano della tournée e i biglietti sono diventati rapidamente difficili da trovare.

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Il passato non basta più

Il pubblico arriva soprattutto per ascoltare brani ormai entrati nella memoria collettiva, mentre il gruppo presenta anche il materiale più recente. La scaletta mette così accanto «Hard to Explain», «Someday», «Last Nite», «Take It or Leave It» e «The Adults Are Talking» a canzoni di «Reality Awaits», compresa «Tyrants of the Mellow Moon», scelta per aprire il concerto.

Pubblicato lo scorso luglio e prodotto da Rick Rubin, il nuovo album mostra una formazione ancora disposta a cambiare direzione. L’uso dell’Auto-Tune sulla voce di Casablancas ha diviso ascoltatori e critica, ma resta uno degli elementi più caratteristici del disco. Anche «Dine N’ Dash» procede per svolte improvvise, mentre «Lonely in the Future» risponde alle critiche del recensore musicale Anthony Fantano, finito al centro di una replica della band.


Casablancas guida il caos

Il cantante si presenta con un lungo cappotto nero e occhiali da sole, nonostante il caldo, e conserva quel look per tutta la serata. Si muove ondeggiando, stringe spesso il cappotto all’altezza dello stomaco e in diversi momenti canta rivolto verso il fondo del palco. La distanza dal pubblico, però, si spezza già con «Reptilia», il secondo brano, accolto dallo stesso Casablancas con un sorpreso «wow».

La sua imprevedibilità è parte dello spettacolo. Durante le precedenti date londinesi aveva modificato testi, rallentato canzoni e improvvisato battute; a Bologna, quando domanda quanti spettatori non siano originari della città e vede migliaia di mani alzate, scherza: «Allora potete uscire», indicando la porta. Il rapporto con la platea rimane comunque solido e la band appare in una forma che non mostrava da tempo.

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Una band ancora influente

Nel 2001 «Is This It?» aveva contribuito a definire il ritorno del garage rock, trasformando la voce svogliata di Casablancas e l’intesa con Nick Valensi, Albert Hammond Jr., Fabrizio Moretti e Nikolai Fraiture in un modello imitato da numerosi gruppi. Da allora gli Strokes hanno cercato più volte di allontanarsi da quella formula, passando per «Room on Fire», «Angles», «Comedown Machine» e «The New Abnormal».

Il confronto con gli esordi non è mai scomparso, ma a Bologna la band dimostra di non voler riprodurre all’infinito la propria immagine del 2001. La sua influenza continua a essere riconosciuta anche dagli artisti arrivati dopo, come ricordava Alex Turner degli Arctic Monkeys con il verso «Volevo soltanto essere uno degli Strokes».


La musica incontra la politica

Negli ultimi tempi il gruppo ha ampliato anche il proprio spazio pubblico. Il 2 ottobre, durante il concerto di Flushing Meadows a New York, Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez erano saliti sul palco per introdurlo, richiamando le disuguaglianze economiche e il contrasto all’autoritarismo.

A Bologna il messaggio assume una forma diversa e passa dalla sorpresa di «Bella ciao», guidata da Moretti e cantata dall’intera arena. Dopo l’intermezzo, gli Strokes tornano al repertorio recente e dimostrano che il legame con i classici, da «Reptilia» a «Last Nite», può convivere con la volontà di esplorare strade nuove.

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