Gli Strokes sorprendono Bologna: dal rock di sempre a Bella ciao
Un’Unipol Arena gremita ritrova i grandi successi della band newyorkese, ma scopre anche un gruppo deciso a cambiare pelle tra nuovi suoni, ironia e impegno politico.
La sorpresa più inattesa della serata arriva dalla batteria: Fabrizio Moretti intona “Bella ciao” e in pochi istanti l’Unipol Arena di Bologna si trasforma in un enorme coro. Julian Casablancas si unisce al pubblico, prima che la band riprenda il concerto con “Lonely in the Future”, uno dei brani del nuovo corso degli Strokes.
Il gruppo newyorkese torna in Italia dopo una lunga assenza e lo fa davanti a un palazzetto esaurito. La scaletta non rinuncia ai pezzi che hanno costruito la sua fama, ma lascia spazio anche all’album “Reality Awaits”, pubblicato a luglio e prodotto da Rick Rubin. Il risultato è una serata sospesa tra memoria e cambiamento, con una band ancora capace di trascinare migliaia di persone senza limitarsi a ripetere il passato.
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Bologna ritrova una band diversa
L’ultima apparizione italiana degli Strokes risaliva al 2011, a Vigevano, dove problemi tecnici avevano costretto a interrompere lo spettacolo e a ridurne la scaletta. A Bologna, unica tappa italiana del nuovo tour, l’attesa si fa sentire fin dall’ingresso e conferma il rinnovato interesse intorno al gruppo.
Casablancas si presenta con un lungo cappotto nero e occhiali scuri, un abbigliamento sorprendente considerato il caldo. Per tutta la serata conserva il cappotto, muovendosi spesso con una mano appoggiata sul ventre e arrivando in alcuni momenti a cantare voltato verso il fondo del palco. Il distacco scenico, tuttavia, si spezza subito quando parte “Reptilia”, la seconda canzone: lo stesso cantante reagisce con un incredulo «wow».
I classici convivono con il nuovo corso
L’apertura è affidata a “Tyrants of the Mellow Moon”, mentre nel corso dello spettacolo arrivano “Hard to Explain”, “Someday”, “Last Nite”, “Take It or Leave It” e “The Adults Are Talking”. Accanto ai brani più conosciuti trovano posto diverse composizioni recenti, comprese “Dine N’ Dash” e “Lonely in the Future”, caratterizzata da continui cambi di direzione.
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“Reality Awaits” segna un’ulteriore variazione nella traiettoria della band. La voce di Casablancas viene talvolta deformata con l’Auto-Tune, scelta che ha diviso ascoltatori e critica, ma che nel disco diventa uno degli elementi più riconoscibili. Anche Anthony Fantano, noto recensore musicale su YouTube, è entrato nel mirino del gruppo: la risposta alle sue critiche è affidata proprio a “Lonely in the Future”.
Ventotto anni senza restare fermi
Dal debutto di “Is This It?” del 2001, gli Strokes hanno influenzato un’intera generazione del rock, grazie a una formula essenziale e immediatamente riconoscibile. I lavori successivi, da “Room on Fire” a “Angles”, “Comedown Machine” e “The New Abnormal”, hanno provato a modificarla, anche se il confronto con gli esordi è rimasto costante.
A Bologna, però, la distanza tra la formazione degli inizi e quella attuale non cancella l’intesa tra Casablancas, Nick Valensi, Albert Hammond Jr., Fabrizio Moretti e Nikolai Fraiture. Il cantante continua a improvvisare e a giocare con il pubblico: a chi domanda un brano risponde «Se volete che non suoniamo mai una canzone, chiedetecela», mentre ai non bolognesi presenti in sala rivolge una battuta sul fatto che potrebbero uscire.
Negli ultimi tempi il gruppo ha mostrato anche una maggiore attenzione ai temi pubblici. Il 2 ottobre, durante il concerto di Flushing Meadows a New York, Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez avevano introdotto la band parlando di disuguaglianze economiche e opposizione all’autoritarismo. A Bologna, la scelta di “Bella ciao” aggiunge un momento simbolico a un concerto che riesce a tenere insieme l’eredità del 2001, le sperimentazioni del nuovo album e la voglia di sorprendere ancora.
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