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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Gli Strokes sorprendono Bologna: il concerto cambia ritmo con Bella ciao

Unica data italiana per la band newyorkese, che all’Unipol Arena alterna i successi storici alle nuove direzioni di Reality Awaits.

La sorpresa più inattesa arriva quando Fabrizio Moretti lascia per un momento la batteria e comincia a intonare «Bella ciao». Julian Casablancas lo segue, poi l’intera Unipol Arena di Bologna si unisce al canto prima che il gruppo riparta con «Lonely in the Future». È il momento che fotografa meglio gli Strokes di oggi: ancora legati ai brani che li hanno resi celebri, ma meno disposti a ripetere all’infinito la formula degli inizi.

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Bologna ritrova una band diversa

Per il pubblico italiano l’attesa è durata quattordici anni. L’ultima apparizione nel nostro Paese risaliva infatti al 2011, a Vigevano, dove problemi tecnici avevano costretto gli organizzatori a interrompere lo spettacolo e a completarlo con una scaletta ridotta.

A Bologna, invece, l’unico appuntamento italiano del tour ha fatto registrare il tutto esaurito. Prima dell’ingresso della formazione newyorkese si sono esibiti Alex Cameron e Fat White Family, poi Casablancas, Nick Valensi, Albert Hammond Jr., Moretti e Nikolai Fraiture hanno preso possesso del palco davanti a un’arena piena.


I classici resistono alla svolta

Il cantante si è presentato con un lungo cappotto nero e occhiali da sole, mantenendo l’abbigliamento per tutta la serata nonostante il caldo. Ha cantato spesso rivolto altrove rispetto agli spettatori e si è mosso con il consueto atteggiamento imprevedibile, ma il rapporto con il pubblico è rimasto immediato.

«Reptilia», proposta già come seconda canzone, ha scatenato una reazione tanto forte da spingere lo stesso Casablancas a commentare con un «wow». Nel programma hanno trovato posto anche «Hard to Explain», «Someday», «Last Nite», «Take It or Leave It» e «The Adults Are Talking», accanto a «Tyrants of the Mellow Moon», scelta per aprire il concerto, e ad altri brani dell’ultimo disco.


Il nuovo album divide e rilancia

Pubblicato lo scorso luglio e prodotto da Rick Rubin, «Reality Awaits» porta gli Strokes lontano, almeno in parte, dal suono che aveva definito il loro debutto. L’uso dell’Auto-Tune sulla voce di Casablancas ha alimentato discussioni tra ascoltatori e critici, ma rappresenta anche uno degli elementi più riconoscibili della nuova fase.

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Il percorso era iniziato già dopo «Room on Fire» del 2003. «Angles», «Comedown Machine» e «The New Abnormal», uscito nel 2020, avevano modificato progressivamente l’identità del gruppo senza cancellare l’impronta lasciata da «Is This It?» nel 2001, album considerato uno dei riferimenti del ritorno del rock garage.


Casablancas resta imprevedibile

A Bologna il cantante ha conservato la libertà di cambiare tono e registro durante l’esibizione. In passato, durante alcuni concerti londinesi, aveva modificato testi e rallentato pezzi; a chi gli chiedeva di eseguire una canzone aveva risposto: «Se volete che non suoniamo mai un brano, chiedetecelo».

Anche in Italia non sono mancate le battute. Dopo aver chiesto quanti spettatori non fossero di Bologna, Casablancas ha guardato la distesa di mani alzate e ha scherzato: «Allora potete uscire», indicando la porta dell’arena.


Dal rock alla politica

La band ha mostrato di voler ampliare anche il proprio spazio pubblico. Il 2 ottobre, durante il concerto di Flushing Meadows a New York, Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez erano saliti sul palco per introdurre gli Strokes e richiamare questioni come le disuguaglianze economiche e il contrasto all’autoritarismo.

A Bologna il messaggio politico è arrivato attraverso un gesto musicale e collettivo. Dopo «Bella ciao», Moretti è tornato alla batteria e il gruppo ha ripreso il concerto con «Lonely in the Future», lasciando il pubblico tra la memoria degli esordi e una formazione che continua a cercare una propria evoluzione.

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