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Attualità 3 min di lettura18 ott

Gli Strokes sorprendono Bologna: il rock del passato non basta più

Un’unica data italiana, arena piena e una scaletta tra grandi classici, nuove deviazioni sonore e una sorprendente Bella ciao cantata da tutta la platea.

La sorpresa più inattesa della serata non arriva da uno dei successi che il pubblico conosce a memoria, ma da “Bella ciao”. Fabrizio Moretti, batterista italiano degli The Strokes, la intona all’Unipol Arena di Bologna e coinvolge Julian Casablancas e migliaia di spettatori, prima di riprendere il concerto con “Lonely in the Future”. È il momento che riassume meglio la fase attuale della band: ancora legata alla propria storia, ma sempre meno disposta a ripeterla.

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Bologna ritrova una band trasformata

Sono passati quattordici anni dall’ultima esibizione italiana del gruppo, quella del 2011 a Vigevano, terminata in anticipo per problemi tecnici e con una scaletta ridotta. Bologna, unica tappa nel nostro Paese, accoglie invece una formazione in buona condizione e un’arena completamente piena, dopo le esibizioni di Alex Cameron e Fat White Family.

Casablancas entra con cappotto nero e occhiali da sole, mantenendo quell’abbigliamento per tutta la serata nonostante il caldo. Si muove in modo imprevedibile, a tratti cantando rivolto verso il pubblico e in altri momenti dandogli le spalle. Il distacco iniziale si scioglie quasi subito: “Reptilia”, proposta come secondo brano, lo spinge a esclamare lui stesso un “wow”.

La scaletta alterna “Hard to Explain”, “Someday”, “Last Nite”, “Take It or Leave It” e “The Adults Are Talking” alle composizioni più recenti. L’apertura affidata a “Tyrants of the Mellow Moon” chiarisce fin dall’inizio che l’obiettivo non è ricostruire una serata del 2001, ma mostrare il volto odierno del gruppo.


Il passato resta, ma non comanda

Gli Strokes arrivano a Bologna dopo ventotto anni di attività e con “Reality Awaits”, pubblicato a luglio e prodotto da Rick Rubin. Il disco modifica ancora una volta la formula della band: l’Auto-Tune sulla voce di Casablancas ha diviso ascoltatori e critici, ma rappresenta anche uno degli esperimenti più caratteristici del nuovo lavoro.

Dal debutto di “Is This It?” nel 2001, album diventato un riferimento per il ritorno del garage rock, il gruppo ha dovuto confrontarsi con il proprio mito. “Room on Fire”, “Angles”, “Comedown Machine” e “The New Abnormal” hanno introdotto variazioni diverse, senza cancellare l’immagine della formazione newyorkese degli esordi. A Bologna, però, il confronto con quel passato non si trasforma in nostalgia.

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Casablancas conserva il suo atteggiamento irregolare anche sul palco. Rispondendo a un fan che chiedeva una canzone, ha scherzato: “Se volete che non suoniamo mai un brano, chiedetecelo”. Poco dopo ha chiesto quanti spettatori non fossero di Bologna e, davanti a una distesa di mani alzate, ha aggiunto indicando l’uscita: “Allora potete andare fuori”.


Una serata anche politica

Il gruppo ha mostrato di voler ampliare il proprio spazio pubblico anche lontano dalle canzoni. Il 2 ottobre, durante il concerto di Flushing Meadows a New York, Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez erano saliti sul palco per introdurlo, richiamando le disuguaglianze economiche e il contrasto all’autoritarismo.

A Bologna il riferimento politico assume una forma musicale e inattesa. Moretti guida il pubblico in “Bella ciao”, con Casablancas che si unisce al canto prima della ripartenza affidata a “Lonely in the Future”. È un episodio distante dall’immagine degli Strokes dei primi anni Duemila, ma coerente con una band che continua a cambiare senza rinunciare alla propria intesa.

Nick Valensi, Albert Hammond Jr., Moretti e Nikolai Fraiture accompagnano Casablancas in una prova capace di tenere insieme i brani più celebri e le nuove direzioni. “Reptilia” e “Last Nite” fanno saltare l’arena, mentre le canzoni recenti confermano che il gruppo non intende vivere soltanto del proprio debutto.

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