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Attualità 3 min di lettura28 min fa

Gli Strokes a Bologna: nostalgia, sorprese e una “Bella ciao” finale

Dopo tredici anni di assenza dall’Italia, la band newyorkese riempie l’Unipol Arena e alterna i classici alle novità di Reality Awaits.

Dopo una lunga assenza dai palchi italiani, gli Strokes hanno ritrovato il pubblico all’Unipol Arena di Bologna con un concerto capace di tenere insieme memoria e cambiamento. La formazione newyorkese ha riproposto i brani che l’hanno resa celebre, ma ha dato spazio anche alla direzione più imprevedibile dell’album Reality Awaits.

La serata ha avuto il suo momento più inatteso quando Fabrizio Moretti, batterista del gruppo, ha iniziato a intonare “Bella ciao”. Julian Casablancas e l’intera arena lo hanno seguito, prima che la band riprendesse il concerto con Lonely in the Future.

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Il ritorno italiano dopo tredici anni

Quella di Bologna era l’unica tappa italiana del tour e l’Unipol Arena ha registrato il tutto esaurito. L’ultima esibizione degli Strokes nel nostro Paese risaliva al 2011, a Vigevano, dove alcuni problemi tecnici avevano costretto il gruppo a interrompere lo spettacolo e a ridurre la scaletta.

La formazione è salita sul palco dopo Alex Cameron e Fat White Family. Casablancas si è presentato con un lungo cappotto nero e gli occhiali da sole, mantenendo l’abbigliamento per tutta la serata nonostante il caldo. Il cantante ha spesso ondeggiato, stretto il cappotto con una mano e dato le spalle agli spettatori, ma la distanza si è ridotta immediatamente all’arrivo di Reptilia, eseguita come secondo brano.


I classici resistono al cambiamento

La scaletta ha attraversato le diverse fasi della carriera: da Hard to Explain, Someday e Last Nite a Take It or Leave It e The Adults Are Talking. L’apertura è stata affidata alla nuova Tyrants of the Mellow Moon, mentre altri brani di Reality Awaits hanno mostrato quanto il gruppo stia cercando di non restare legato alla formula degli esordi.

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Nel 2001 Is This It? aveva contribuito a definire il ritorno del rock garage, con la voce apparentemente svogliata di Casablancas e una scrittura costruita su un’essenzialità solo in apparenza spontanea. Negli anni successivi gli Strokes hanno sperimentato con Angles, Comedown Machine e The New Abnormal, senza riuscire a separarsi del tutto dall’immagine della band indipendente dei primi anni Duemila.


Una nuova fase per la band

Reality Awaits, uscito a luglio e prodotto da Rick Rubin, ha spostato ancora una volta i confini del gruppo. L’uso dell’Auto-Tune sulla voce di Casablancas ha diviso ascoltatori e critici, mentre Lonely in the Future ha risposto alle osservazioni di Anthony Fantano, recensore musicale seguito su YouTube. A Bologna sono arrivati entrambi i brani, insieme a Dine N’ Dash, costruita su cambi di direzione continui.

Il pubblico, però, non ha mostrato cedimenti nel legame con la band. Casablancas ha mantenuto il suo atteggiamento imprevedibile e, rivolgendosi agli spettatori non bolognesi, ha scherzato: “Allora potete uscire”, indicando la porta dopo aver visto migliaia di mani alzate.

Negli ultimi mesi il gruppo ha inoltre ampliato il proprio racconto oltre la musica. Il 2 ottobre, a Flushing Meadows, Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez avevano introdotto gli Strokes parlando di disuguaglianze economiche e opposizione all’autoritarismo. A Bologna, invece, è stato un canto partigiano italiano a sorprendere l’arena, prima del ritorno agli strumenti e alla scaletta.

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