Giovani e sostenibilità, il dato che spiazza: anche il digitale inquina
Quasi metà degli Under 30 italiani considera la tecnologia responsabile di un impatto ambientale paragonabile a quello dei combustibili fossili.
Le immagini della Scuola di fotografia Bauer di Milano accompagnano l’edizione 2025 del Bilancio di sostenibilità di Angelini Industries. Gli scatti mostrano sedi e spazi del Gruppo come “luoghi dell’anima”, cioè ambienti capaci di esprimere identità, relazioni e legami con il territorio.
Il documento fa il punto sulle attività ambientali, sociali e di governance dell’azienda e sul piano triennale avviato nel 2024. La strategia comprende 14 obiettivi concreti e si collega ai risultati dell’Osservatorio Giovani & Sostenibilità, realizzato da Angelini Industries insieme a Quorum/YouTrend e Csa Research.
Il digitale entra nel bilancio ambientale
Tra gli elementi più significativi della ricerca emerge la percezione del cosiddetto “bioma digitale”, ovvero l’intreccio sempre più stretto tra ambiente naturale e dimensione tecnologica. Per il 46% degli italiani sotto i 30 anni, l’impatto ecologico delle tecnologie raggiunge livelli simili a quelli attribuiti ai combustibili fossili o alla deforestazione. Nella popolazione complessiva, la stessa opinione riguarda il 41% degli intervistati.
La risposta indicata più spesso consiste nel contenere l’energia consumata dai nuovi apparecchi, una priorità segnalata dal 45% dei giovani. Il 64% dichiara inoltre di utilizzare i propri dispositivi con attenzione all’efficienza, mentre il 22% valuta l’acquisto di telefoni e computer usati o ricondizionati, seguendo una logica di riutilizzo e circolarità.
La sostenibilità, tuttavia, non viene ricondotta soltanto alla tutela dell’ambiente. Il 57% degli Under 30 la associa soprattutto alla diminuzione dei danni prodotti dalle attività umane: rispetto al 2025, questo dato è cresciuto di 6 punti. Un altro 34% la interpreta come un percorso capace di unire protezione della natura e benessere sociale, con un incremento di 8 punti rispetto al precedente 26%.
Scelte d’acquisto e fiducia da ricostruire
La sensibilità dichiarata si riflette anche nei comportamenti di consumo. Il 60% dei giovani sarebbe disposto a spendere qualcosa in più, a parità di qualità, per un articolo realmente sostenibile; tra gli over 30 la quota si ferma al 42%. Anche il rifiuto dei marchi considerati socialmente ingiusti mostra una distanza generazionale: il 47% degli Under 30 afferma di averli boicottati, contro il 35% del resto della popolazione adulta.
Accanto alla partecipazione resta però una forte componente di sfiducia. Il 56% dei partecipanti ritiene infatti che gli obiettivi di sostenibilità non verranno raggiunti. “I giovani ci stanno dicendo che la sostenibilità, per essere credibile, deve essere concreta”, ha osservato Sergio Marullo di Condojanni, amministratore delegato di Angelini Industries, sottolineando la necessità per le imprese di tenere insieme innovazione, competitività e responsabilità.
Nonostante il pessimismo, il 42% degli Under 30 pensa che siano proprio le nuove generazioni a dover imprimere la spinta più forte al cambiamento. Diminuisce invece dal 37% al 34% la percentuale di chi attribuisce il compito principale alla politica e alle grandi potenze internazionali. Cresce dal 34% al 37% il ruolo riconosciuto alle azioni dei singoli cittadini, mentre l’innovazione tecnologica passa dal 17% al 20%.
Secondo Isabella Falautano, responsabile della sostenibilità e della comunicazione istituzionale di Angelini Industries, i giovani stanno superando un’idea limitata alla sola dimensione ambientale. La responsabilità viene vista sempre più come un impegno condiviso, sostenuto da iniziative individuali e da forme diffuse di partecipazione.
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La Generazione Alpha sceglie la pratica
L’indagine dedica un capitolo anche alla Generazione Alpha, composta dai nati dal 2010 in poi. Rispetto agli Under 30, questo gruppo possiede una preparazione teorica meno ampia sui temi ambientali, ma affronta la sostenibilità in modo più concreto, partendo dall’esperienza quotidiana e dall’osservazione diretta.
La tecnologia è ormai parte stabile delle loro abitudini: il 94% possiede uno smartphone, il 66% utilizza un tablet e il computer personale è presente nel 73% dei casi. Tra gli Under 30, quest’ultima percentuale sale invece all’82%.
Anche l’intelligenza artificiale è già entrata nella routine dei più giovani. Il 62% della Generazione Alpha dice di averla utilizzata, contro il 67% degli Under 30 e il 56% della media italiana. L’impiego principale riguarda lo studio, insieme a programmi per la grafica e alla produzione di immagini: un uso pratico che conferma quanto gli strumenti digitali siano integrati nelle attività di ogni giorno.
Il piano di Angelini guarda al 2027
Nel bilancio, Angelini Industries segnala alcuni risultati già ottenuti nel 2025. Ai dirigenti responsabili di aree coinvolte nella sostenibilità sono stati assegnati traguardi collegati a indicatori ambientali, sociali e di governance; resta inoltre confermato l’obiettivo di azzerare gli incidenti gravi sul lavoro.
La formazione ha raggiunto una media di 41,4 ore per dipendente, quasi il 90% in più rispetto alle 21,87 ore della media europea. Nel complesso sono state erogate oltre 155mila ore, di cui il 6% attraverso Angelini Academy, diventata nel 2026 una società autonoma dedicata all’istruzione aperta e impegnata anche in borse di studio e progetti per giovani talenti nelle scienze della vita e nella robotica industriale.
Sul fronte degli acquisti responsabili, al 31 dicembre 2025 il 66% dei fornitori era stato esaminato sulla base di criteri ESG. L’obiettivo indicato dal Gruppo è superare il 90% entro il 2027.
Per le sedi italiane è stato raggiunto il 100% di approvvigionamento da energia elettrica rinnovabile certificata. Nello stesso periodo le emissioni di CO2 sono diminuite del 25% rispetto al 2024, mentre la produzione interna di energia rinnovabile è aumentata del 28%, arrivando a 9.292 Gj.
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