Gasolio, la mossa delle scorte può tagliare il prezzo: ma per quanto
L’Europa valuta di immettere sul mercato parte delle riserve, ma il possibile calo alla pompa rischia di essere soltanto temporaneo.
Il mercato europeo del gasolio si trova davanti a un possibile sollievo, ma anche a un nuovo rischio strategico. Dalla fine di febbraio, con la guerra tra Stati Uniti e Iran, il prezzo di riferimento del diesel in Europa è più che raddoppiato; un rilascio coordinato delle scorte potrebbe ridurre la pressione nel breve periodo, senza però risolvere lo squilibrio tra domanda e offerta.
Un calo possibile già in pochi giorni
Secondo Alan Gelder, vicepresidente di Wood Mackenzie, la vendita di una quantità consistente di riserve potrebbe ridurre il prezzo all’ingrosso di 20-30 dollari al barile. Tradotto per gli automobilisti, l’effetto stimato sarebbe una diminuzione compresa tra 10 e 15 centesimi al litro alla pompa.
Sui tempi le previsioni non coincidono del tutto. Gelder ipotizza che il ribasso possa arrivare ai distributori entro pochi giorni, mentre George Shaw, analista di Kpler, considera più probabile un intervallo di una o due settimane. Molto dipenderà dalla rapidità con cui il prodotto verrà immesso sul mercato e dalla quantità effettivamente resa disponibile.
Le riserve non sono infinite
L’ipotesi sul tavolo riguarda scorte che gli Stati europei sono obbligati a mantenere. Ogni Paese deve disporre di greggio e derivati sufficienti a coprire 60 giorni di consumi interni oppure 90 giorni di importazioni, scegliendo il riferimento più elevato. Le nazioni più grandi, secondo Gelder, arrivano a conservare riserve equivalenti a 70-100 giorni.
Le regole europee non impongono una ripartizione precisa tra petrolio, carburante per aerei, cherosene e gasolio. Per questo, liberare una parte dei depositi significherebbe trasferire sul mercato prodotti già disponibili, ma sottrarli alla riserva destinata a fronteggiare nuove emergenze.
La proposta francese e il nodo dei volumi
Le fonti diplomatiche europee citate nel testo riferiscono che la Francia avrebbe suggerito di mettere a disposizione 50 milioni di barili di gasolio e altrettanti di greggio. Shaw giudica rilevante una simile operazione: nel mese di settembre, l’Unione europea e il Regno Unito avevano importato dall’esterno 24,25 milioni di barili di diesel. Il quantitativo ipotizzato per il gasolio sarebbe quindi circa il doppio di un mese di importazioni.
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Donald Trump ha presentato l’intesa come già raggiunta, sostenendo su Truth che l’Europa avrebbe accettato di liberare una quantità enorme di carburante. Bruxelles, tuttavia, non ha confermato l’accordo: la Commissione europea ha dichiarato di essere pronta a collaborare con l’Agenzia internazionale per l’energia per valutare un rilascio coordinato delle riserve.
Perché il sollievo rischia di durare poco
Il rialzo dei prezzi è legato a più fattori. Le raffinerie russe, danneggiate dagli attacchi con droni ucraini, non operano a pieno ritmo, mentre dalle aree del Medio Oriente e dall’Asia arrivano volumi inferiori. In questo quadro l’offerta disponibile resta insufficiente rispetto ai consumi.
«Ogni nuovo rilascio fa solo guadagnare tempo», ha avvertito Gelder, sottolineando che l’Europa continua a consumare le proprie riserve e resta esposta alle decisioni di altri Paesi. A suo giudizio, i depositi garantirebbero almeno due mesi di autonomia anche nello scenario in cui non arrivasse altro prodotto e le raffinerie europee continuassero a lavorare; un uso prolungato delle scorte, però, aumenterebbe la vulnerabilità davanti alla prosecuzione delle crisi in Medio Oriente e in Ucraina.
L’incognita delle esportazioni americane
A complicare il quadro c’è anche la possibile scelta degli Stati Uniti di limitare o fermare le esportazioni di gasolio. Secondo Energy Aspects, nel corso dello scorso anno gli Stati Uniti hanno coperto il 13% dei 2,3 milioni di barili importati ogni giorno complessivamente da Europa, Regno Unito e Turchia.
Richard Bronze, cofondatore di Energy Aspects, ritiene che un blocco americano costringerebbe gli acquirenti europei a pagare un sovrapprezzo più elevato e a competere per una disponibilità ancora più ridotta. In questo scenario, il rilascio delle riserve potrebbe frenare temporaneamente i prezzi, ma non eliminerebbe il problema delle forniture.
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