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Attualità 3 min di lettura17 ore fa

Gas, il contratto che protegge dai rincari: quando conviene cambiarlo

Il metano invernale è passato da 40 a 81 euro al MWh: chi ha già un prezzo fisso conveniente può essere protetto, mentre il variabile espone subito agli aumenti.

L’aumento dei prezzi dell’energia sta già incidendo sulle nuove offerte e potrebbe pesare ancora di più nei mesi freddi, quando crescono i consumi per il riscaldamento. La scelta tra tariffa fissa e indicizzata diventa quindi decisiva per contenere l’impatto sulla spesa familiare.

Prima di cambiare contratto è utile leggere con attenzione la bolletta, verificare la scadenza dell’offerta e confrontare le alternative disponibili. I comparatori possono aiutare a orientarsi tra le proposte, mentre dal 1° dicembre il passaggio a un nuovo fornitore elettrico sarà molto più rapido.


Il prezzo fisso oggi offre più riparo

Chi ha bloccato una tariffa conveniente può continuare a beneficiare dello stesso prezzo fino alla scadenza, anche se il costo dell’energia all’ingrosso aumenta. Per questo, un contratto fisso ancora valido per sei o sette mesi, oppure per 12 o 15 mesi, non va sostituito automaticamente.

Paolo Benazzi, responsabile del comparto servizi energetici di Segugio.it, osserva che le offerte a prezzo fisso sono già state aggiornate al rialzo dagli operatori. «Il rincaro lo stiamo già vedendo: non è una cosa che succederà in futuro», ha spiegato, sottolineando come nelle ultime settimane i listini proposti siano diventati progressivamente più cari.

Il quadro dei mercati conferma la pressione sui prezzi. Sul TTF di Amsterdam, il gas destinato alle consegne invernali valeva circa 81 euro al megawattora a metà settembre, contro i 40 euro registrati a giugno: in pochi mesi il valore è quasi raddoppiato, anche per effetto delle tensioni geopolitiche.


Il variabile segue subito il mercato

Con una tariffa indicizzata, invece, le variazioni all’ingrosso arrivano più rapidamente alla bolletta. In una fase caratterizzata da forti oscillazioni, Benazzi suggerisce di prendere in considerazione un’offerta fissa per ridurre il rischio di ulteriori aumenti.

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La scelta non deve essere considerata irreversibile. Il mercato può essere seguito nel tempo e il contratto può essere nuovamente cambiato quando le condizioni diventano più favorevoli, con una logica simile a quella applicata alla surroga di un mutuo.

Per valutare l’andamento dell’elettricità si può controllare il Pun, l’indice del prezzo all’ingrosso della luce: il 17 settembre era vicino a 0,22 euro per kilowattora e il dato è consultabile sul sito del Gse. Per il gas, invece, il riferimento è il Psv, arrivato nello stesso giorno a circa 0,88 euro per standard metro cubo.


Il cambio di fornitore sarà più veloce

Il passaggio a un altro operatore è normalmente possibile senza vincoli rilevanti e non comporta interruzioni della fornitura: luce e gas continuano ad arrivare mentre il nuovo gestore subentra al precedente. Restano alcune eccezioni, rappresentate da specifiche offerte con durata fino a 36 mesi e possibili penali in caso di uscita anticipata.

Oggi per completare il cambio servono in media circa 45 giorni. Dal 1° dicembre, per l’elettricità, la procedura richiederà invece soltanto 24 ore, secondo quanto stabilito da Arera.

La nuova tempistica permetterà alle famiglie di reagire più rapidamente alle variazioni dei prezzi. Prima di aderire a una proposta, tuttavia, resta essenziale confrontare il costo complessivo, controllare la durata dell’impegno e verificare se la tariffa scelta sia davvero più conveniente di quella già attiva.

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