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Attualità 4 min di lettura17 ore fa

Garlasco, la Procura frena sulla revisione Stasi: cosa succede ora

Il nuovo avviso a Sempio conferma molti elementi già noti, ma riapre il confronto su impronta, calzature, Dna e dinamica della morte di Chiara Poggi.

La Procura di Pavia precisa che nessuno ha mai presentato al procuratore generale una richiesta per avviare la revisione della condanna di Alberto Stasi. L’ex fidanzato di Chiara Poggi sta scontando 16 anni di carcere per l’omicidio, ma la sua difesa valuta da tempo nuove iniziative giudiziarie.

La famiglia Poggi, attraverso gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, sostiene invece che gli elementi richiamati nel nuovo fascicolo non rappresentino una vera novità. I legali auspicano che la Corte d’Appello possa esaminare rapidamente la vicenda e, secondo la loro posizione, chiudere quella che definiscono la ricerca di “un colpevole alternativo”.


Il fascicolo non porta subito a processo

La conclusione delle indagini non coincide automaticamente con una richiesta di rinvio a giudizio. Andrea Sempio, accusato di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti, può ora consultare gli atti, depositare memorie, consegnare documenti e sollecitare nuovi approfondimenti.

Soltanto dopo avere valutato le osservazioni delle difese, i magistrati pavesi decideranno se chiedere il processo. Un eventuale rinvio a giudizio aprirebbe un ulteriore fronte nella vicenda e potrebbe riflettersi anche sulle iniziative che i legali di Stasi intendono promuovere contro la sentenza definitiva.

La Procura ha comunque chiarito che il procuratore di Pavia Fabio Napoleone, nel maggio scorso, aveva illustrato il caso alla procuratrice generale di Milano Francesca Nanni. Da quell’incontro, precisa l’ufficio, non è però nata alcuna domanda formale per la revisione.


Impronta e scarpa restano al centro

Il nuovo avviso di conclusione delle indagini, notificato alla difesa di Sempio dopo la precedente chiusura di maggio, ribadisce l’attribuzione all’indagato dell’impronta numero 33 rinvenuta sul muro della scala della villetta. Gli accertamenti aggiungono che non è possibile escludere la presenza di sangue sulle mani della persona che lasciò quella traccia.

Anche l’esame delle calzature non ha prodotto una conclusione favorevole a Sempio. Le consulenze non hanno individuato un’incompatibilità fisica tra il suo piede e il segno lasciato da una scarpa Frau numero 42, ritenuta compatibile con le sue misure. La difesa replica che l’indagato avrebbe calzato un 44, non il 42, e considera questo punto decisivo per ridimensionare il valore dell’accertamento.

L’avvocato Liborio Cataliotti, che assiste Sempio insieme ad Angela Taccia, ha descritto il documento come sostanzialmente privo di novità rilevanti rispetto al precedente avviso. Secondo il legale, nelle 18 pagine ricevute dalla difesa l’elemento realmente diverso sarebbe soprattutto la data riportata nell’atto.

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La dinamica del delitto secondo i consulenti

Le valutazioni affidate a Cristina Cattaneo e all’anatomopatologo Biagio Eugenio Leone prospettano una sequenza di lesioni non immediatamente sovrapposta al momento della morte. Chiara Poggi, secondo questa ricostruzione, potrebbe avere reagito e avere subito i colpi fatali dopo un intervallo più lungo rispetto a quello ipotizzato in una dinamica istantanea.

I consulenti ritengono possibile che una parte delle ferite alla testa e al volto sia maturata durante una colluttazione o comunque nel corso di un’aggressione protratta. L’intervallo minimo indicato tra la produzione delle lesioni e il decesso è compreso tra 15 e 30 minuti; non viene esclusa una sopravvivenza complessiva arrivata fino a 60 minuti.

Nel fascicolo è entrata anche una consulenza depositata dalla difesa di Alberto Stasi. Il documento sostiene che due contro-analisi svolte il 20 settembre 2007 sul campione collegato al Dna di Chiara Poggi trovato sui pedali della bicicletta avessero dato esito totalmente negativo. Secondo i legali dell’ex fidanzato, quei risultati avrebbero potuto scagionarlo già allora, ma non ne sarebbe stata trovata traccia negli atti del procedimento e del processo.

Gli avvocati della famiglia Poggi contestano però la portata di questi richiami. A loro giudizio, gli aspetti genetici e medico-legali erano già stati affrontati nel dibattimento a carico di Stasi e il nuovo materiale non aggiungerebbe dati decisivi.


Sempio non ha svolto la visita psichiatrica

La consulenza sulla capacità di intendere e di volere di Sempio è rimasta incompleta. Il professor Roberto Catanesi, incaricato dalla Procura, ha esaminato la documentazione raccolta dagli investigatori, ma ha spiegato di non poter formulare conclusioni metodologicamente solide senza un esame clinico diretto.

Sempio ha rifiutato di sottoporsi alla visita. Per questo, il consulente non ha ritenuto di avere elementi sufficienti per stabilire né le sue condizioni al momento dell’omicidio né l’eventuale capacità di affrontare un processo; gli accertamenti, allo stato, restano sospesi.

Tra le persone ascoltate nella fase finale dell’inchiesta figura Luciano Garofano, già comandante del Ris di Parma, sentito il 25 settembre per oltre un’ora e mezza. L’audizione avrebbe riguardato gli esami scientifici del 2007, i reperti della bicicletta di Stasi e le analisi genetiche; nei giorni precedenti erano stati convocati anche alcuni militari impegnati nelle indagini del 2017.

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