Garlasco, il dettaglio di Baudelaire dietro l’assoluzione di Stasi
A scuola il giudice Stefano Vitelli ha spiegato come una poesia e il principio del ragionevole dubbio abbiano inciso sulla decisione del 17 dicembre 2009.
Una poesia di Charles Baudelaire avrebbe aiutato Stefano Vitelli a interpretare uno dei passaggi più discussi del delitto di Garlasco: la telefonata con cui Alberto Stasi contattò il 118 dopo la morte di Chiara Poggi. Il giudice ne ha parlato agli studenti del liceo Umberto Eco di Alessandria, ripercorrendo il ragionamento che lo portò, il 17 dicembre 2009, ad assolvere Stasi in primo grado dall’accusa di omicidio.
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Il dubbio al centro della decisione
Vitelli ha indicato nel “ragionevole dubbio” il criterio fondamentale seguito durante il processo. Secondo il magistrato, gli elementi emersi nel caso non conducevano a una ricostruzione priva di incertezze, ma producevano interrogativi successivi e difficili da ignorare.
«È una vicenda piena di svolte inattese, e ciascuna alimenta nuovi dubbi», ha spiegato agli studenti. Lo stesso principio è diventato il titolo del volume autobiografico scritto da Vitelli insieme al giornalista Giuseppe Legato, nel quale il giudice ha raccontato la propria esperienza professionale e il caso che lo ha reso noto.
Baudelaire e quella telefonata
Durante l’incontro, Vitelli ha richiamato la chiamata di Stasi ai soccorsi, ricordando la frase pronunciata dall’allora imputato: «Credo che abbiano ucciso una persona». A suo giudizio, proprio l’analisi di quelle parole e del loro significato ebbe un ruolo nel percorso che portò alla sentenza.
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«Sapete come sono riuscito a venire a capo della telefonata? Grazie a una poesia di Baudelaire», ha raccontato il giudice, collegando la lettura letteraria al lavoro di interpretazione richiesto da un procedimento tanto complesso. Il riferimento è stato proposto come esempio del modo in cui, oltre agli atti processuali, anche una diversa chiave di lettura può contribuire a esaminare un dubbio.
La sentenza del 2009
La decisione di primo grado arrivò il 17 dicembre 2009 e si concluse con l’assoluzione di Alberto Stasi per l’uccisione di Chiara Poggi. Nel suo intervento, Vitelli ha ribadito che quella conclusione non nacque dalla certezza di una ricostruzione alternativa, ma dall’impossibilità di superare ogni elemento di incertezza secondo lo standard richiesto dalla giustizia.
A distanza di anni, il magistrato continua quindi a presentare il caso di Garlasco come una vicenda segnata dalla necessità di mettere in discussione ciò che sembrava immediatamente evidente. È questo, nella sua ricostruzione, il passaggio che lega la telefonata al principio del ragionevole dubbio e alla sentenza pronunciata nel 2009.
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