Garlasco, il caso Stasi torna in Parlamento? L’avvertimento di Salvini
Il vicepremier annuncia possibili iniziative politiche se venissero confermate omissioni nelle analisi del 2007, mentre procura e difesa della famiglia Poggi offrono letture opposte.
Le nuove contestazioni della procura di Pavia sul delitto di Garlasco potrebbero avere conseguenze anche sul piano politico. Matteo Salvini, intervenuto a Quarta Repubblica su Rete 4, ha infatti prospettato un’interrogazione parlamentare e un nuovo intervento sulla riforma della giustizia qualora fosse dimostrato che Alberto Stasi abbia scontato 16 anni di carcere nonostante elementi favorevoli alla sua posizione.
Salvini chiede verifiche sul caso
Secondo la ricostruzione emersa dalla chiusura delle indagini su Andrea Sempio, nel 2007 sarebbero state eseguite due verifiche sul Dna prelevato dai pedali della bicicletta di Stasi. Quegli accertamenti, svolti subito dopo il fermo, avrebbero dato un risultato incompatibile con l’ipotesi accusatoria, ma non sarebbero stati inseriti nella documentazione arrivata ai magistrati e ai giudici dei cinque procedimenti.
Salvini ha precisato di seguire abitualmente gli sviluppi della vicenda da telespettatore, ma ha definito gravissima l’eventuale scomparsa di elementi utili alla difesa. In trasmissione ha annunciato che, se le accuse trovassero conferma, il governo sarebbe chiamato a fornire spiegazioni in Parlamento e che nella prossima legislatura potrebbe essere riproposta la riforma della giustizia.
Garofano respinge ogni irregolarità
Luciano Garofano, all’epoca comandante del Ris di Parma, ha negato che le analisi siano state manipolate o occultate. «Credo ciecamente nell’onestà dei miei collaboratori», ha affermato, escludendo categoricamente la presenza di anomalie e ricordando che gli esami si svolsero alla presenza dei consulenti delle parti.
L’ex generale è stato ascoltato nei giorni scorsi dai magistrati pavesi come persona informata sui fatti. Al termine dell’audizione ha riferito di avere risposto alle domande del procuratore e di avere fornito chiarimenti sui temi sottoposti alla sua attenzione. La procura, tuttavia, sostiene una ricostruzione diversa rispetto a quella dell’ex responsabile del Ris.
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Le nuove letture degli indizi
Tra gli elementi rivalutati dagli inquirenti c’è la traccia palmare numero 33, attribuita ad Andrea Sempio. Secondo la procura, già nel corso delle prime indagini avrebbe potuto essere interpretata come una traccia lasciata su sangue, con un peso diverso da quello riconosciuto all’epoca.
Anche la durata dell’aggressione è stata riconsiderata. Le analisi condotte dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo avrebbero collocato l’azione in un intervallo compreso almeno tra 15 e 30 minuti; questa scansione temporale, confrontata con quella ricostruita nei processi, renderebbe incompatibile la presenza di Stasi sulla scena del delitto.
La famiglia Poggi frena sulle novità
Gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, che assistono i familiari di Chiara Poggi, contestano invece la portata delle conclusioni della procura. A loro giudizio, l’approfondimento sulle scarpe Frau numero 42 attribuite a Sempio si limiterebbe a sostenere una possibilità astratta, ritenuta distante dalla logica comune.
Per la difesa della famiglia, anche i riferimenti alle prove genetiche e medico-legali contro Stasi riproporrebbero questioni già esaminate durante il processo. I legali sostengono quindi che non siano emersi elementi realmente nuovi e auspicano che la Corte d’Appello possa valutare rapidamente la situazione, chiudendo quella che definiscono la ricerca di un colpevole alternativo.
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