Garlasco, gli eluiti spariti prima dell’autorizzazione: il nodo traccia 33
Le soluzioni ottenute dai reperti sarebbero state smaltite nel 2016, mentre l’ok giudiziario arrivò soltanto nel 2022: ora si cerca il legame con la traccia 33.
La possibile distruzione anticipata di alcuni campioni riapre un capitolo delicato dell’omicidio di Chiara Poggi. Le soluzioni liquide ricavate dall’esame di tracce e reperti, chiamate eluiti, sarebbero state eliminate nel maggio 2016, quando mancavano ancora sei anni all’autorizzazione formale dell’autorità giudiziaria.
Il comandante generale dei Carabinieri Salvatore Luongo ha assicurato che eventuali responsabilità individuali saranno accertate e perseguite. Resta però ancora da stabilire se tra i materiali smaltiti ci fosse anche l’eluito collegato alla traccia 33, oggi nuovamente esaminata nell’indagine su Andrea Sempio.
Il materiale eliminato nel 2016
La ricostruzione si basa su documenti secondo i quali l’ordine di procedere sarebbe arrivato dall’allora colonnello Marino, in servizio al Ris di Parma. A confermare questa circostanza sarebbero stati anche due militari presenti all’epoca dei fatti.
Il punto più controverso riguarda una precedente indicazione dello stesso reparto scientifico. Nel 2007, infatti, il Ris aveva messo per iscritto che gli eluiti sarebbero rimasti conservati e disponibili per i magistrati. La successiva eliminazione, avvenuta nel 2016, risulterebbe quindi anteriore al via libera giudiziario formalizzato soltanto nel febbraio 2022.
La traccia 33 resta il punto chiave
Nel 2025 la Procura di Pavia, impegnata nella nuova fase investigativa, ha chiesto al Ris la documentazione storica relativa alla traccia 33. Dalla verifica degli atti è emerso che alcuni campioni furono smaltiti su disposizione di Marino, ma non è ancora stato dimostrato che tra questi vi fosse proprio il liquido associato alla traccia.
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La certezza su questo passaggio sarà decisiva per comprendere l’effettiva rilevanza della distruzione nel quadro dell’inchiesta. Per ora, dunque, l’eventuale collegamento tra i reperti eliminati e la traccia 33 rimane da verificare.
Il richiamo alla trasparenza dell’Arma
La vicenda si inserisce in una sequenza di decisioni giudiziarie riguardanti altri reperti. Nel settembre 2021 la Corte d’Assise d’Appello aveva disposto la soppressione di diversi materiali ancora sottoposti a sequestro; le obiezioni della difesa di Alberto Stasi non impedirono la conferma del provvedimento nel gennaio 2022, insieme alla restituzione delle biciclette all’ex imputato.
Interpellato sulla questione, Luongo ha garantito collaborazione con la magistratura e piena disponibilità a chiarire ogni passaggio. «Chi ha sbagliato ne risponderà in ogni sede», ha affermato, sottolineando che eventuali condotte scorrette di singoli non devono compromettere l’immagine dell’Arma né quella del Ris.
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