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Attualità 2 min di lettura5 ott

Israele, la ferita resta aperta: tre anni dopo il 7 ottobre

Le commemorazioni riaccendono lo scontro tra famiglie delle vittime, governo e vertici militari sulla responsabilità del massacro e sulle indagini da avviare.

«Chiediamo verità e giustizia: deve cominciare con l’assunzione di responsabilità». A parlare è Shir Mathias, poco più che ventenne quando i suoi genitori furono uccisi da Hamas nel kibbutz Holit. Per lei, chiunque abbia avuto un ruolo negli eventi deve rispondere di quanto accaduto, dai dirigenti agli ufficiali in uniforme.

Le parole della giovane riassumono il clima con cui Israele affronta il terzo anniversario del 7 ottobre: il lutto resta intrecciato alla richiesta di spiegazioni e alla frattura nei confronti del governo. Le famiglie delle vittime e degli ostaggi sopravvissuti continuano infatti a chiedere che le responsabilità siano accertate senza esclusioni.


L’inchiesta divide politica e società

Anche il modo di indagare sulle falle che permisero il massacro è diventato motivo di scontro. Il presidente Isaac Herzog e il tenente generale Eyal Zamir, capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane, hanno sostenuto la necessità di individuare i responsabili e di ricostruire in profondità gli errori commessi sul piano della sicurezza.

Benjamin Netanyahu, invece, ha respinto l’ipotesi di una commissione d’inchiesta statale, considerata il massimo organo investigativo del Paese. Il premier preferisce un percorso affidato alla politica, una posizione che alimenta la diffidenza di quanti chiedono un esame indipendente delle decisioni prese prima e durante l’attacco.


La protesta irrompe nella cerimonia

La contestazione più evidente è arrivata mentre Netanyahu pronunciava il suo discorso a Gerusalemme. Un padre che da tre anni porta fiori sulla tomba del figlio, ucciso quel giorno, lo ha interrotto gridando: «Non hai protetto mio figlio il 7 ottobre. Non hai protetto 1.200 persone che sono state assassinate in un solo giorno. Vergogna!».

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L’episodio ha incrinato il tono unitario che le autorità avevano cercato di dare alla commemorazione. Nel suo intervento, Netanyahu ha rivolto le accuse ad Hamas, agli avversari regionali e ai leader stranieri critici verso Israele, sostenendo che «Israele sta proteggendo l’Occidente e il mondo libero».


Due memorie, quattro appuntamenti

Le celebrazioni ufficiali si sono articolate in due momenti al cimitero militare del Monte Herzl: uno dedicato ai soldati caduti in guerra e l’altro ai civili morti nell’attentato. La scelta di separare gli appuntamenti riflette anche la distanza crescente tra le istituzioni e molti familiari delle vittime.

Martedì 7 ottobre sono previste altre due cerimonie, organizzate direttamente da superstiti e parenti: una a Tel Aviv e una nell’area del Nova Festival. Gli appuntamenti istituzionali, invece, si sono tenuti lunedì 5 ottobre per rispettare il calendario ebraico, mentre la ricorrenza ufficiale cade il 7 ottobre.

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