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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Missili a basso costo, la nuova pressione di Mosca sull’Ucraina

Armi più economiche, droni in aumento e difese sotto stress: la Russia prepara una campagna basata sulla quantità e sulla difficoltà di intercettazione.

A Kiev le reti protettive comparse sui ponti raccontano già quanto sia cresciuta la minaccia dal cielo. Le barriere, installate lungo il Ponte Nord dopo le incursioni dei droni, sono il segnale di una pressione destinata ad aumentare se Mosca riuscirà a mettere in campo nuovi missili prodotti a costi contenuti.


Kiev rafforza i ponti sotto attacco

Le incursioni russe contro i collegamenti della capitale hanno provocato interruzioni del traffico e lunghe code. Le autorità temono soprattutto per le otto principali arterie stradali e ferroviarie di Kiev, fondamentali per i rifornimenti e per la logistica urbana dall’inizio dell’invasione, nel febbraio 2022.

Le protezioni sui ponti erano già state adottate nelle zone del fronte orientale e meridionale. Il sindaco Vitali Klitschko ha avvertito che la città deve prepararsi a condizioni sempre più simili a quelle di una guerra, accusando Mosca di colpire sistematicamente ponti e infrastrutture energetiche.


L’arsenale economico di Mosca

Secondo l’analisi dell’Institute for the Study of War, la Russia sta ampliando la propria capacità missilistica con ordigni quasi da crociera, meno costosi e potenzialmente disponibili in quantità elevate. L’obiettivo sarebbe accelerarne la produzione per impiegarli in modo esteso nel 2027, prima che l’Ucraina riesca a sviluppare difese adeguate.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha indicato in circa 700 i missili balistici presenti negli arsenali russi, ai quali si aggiungerebbero diverse migliaia di altri vettori. In questo scenario, l’aumento della velocità e della manovrabilità dei nuovi modelli potrebbe rendere ancora più difficile il lavoro dei sistemi antiaerei di Kiev.


Banderol, il modello già operativo

Tra le armi già utilizzate figurano i Banderol, conosciuti anche come S8000. Sono equipaggiati con motori cinesi, hanno un prezzo stimato tra 50mila e 150mila dollari e seguono una traiettoria simile a quella dei missili da crociera. Il loro impiego è iniziato nella primavera del 2025, durante le operazioni russe nell’oblast di Odessa.

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Le forze armate ucraine riferiscono di 40 attacchi con Banderol tra il 14 maggio e il 30 settembre. Kiev ritiene che questi ordigni siano stati impiegati contro porti, depositi e centri logistici nel sud del Paese, mentre gli intercettori disponibili si sarebbero dimostrati poco efficaci.


Dan-T e droni completano la minaccia

Un’altra famiglia indicata dagli analisti è quella dei Dan-T, presentati per la prima volta in un’esposizione aeronautica in Egitto l’8 settembre. Questi missili pesano 270 chilogrammi, arrivano fino a 450 chilometri e possono modificare il percorso per eludere le difese; la loro testata può raggiungere 135 chilogrammi. Non è però confermato che siano già stati utilizzati in combattimento.

Alla componente missilistica si sommano i droni Geran, evoluzione degli Shahed con propulsione a reazione. Nel solo mese di settembre, secondo le stime dell’Institute for the Study of War, tra Shahed e Geran ne sono stati lanciati oltre 7.700, in una crescita iniziata a giugno.

Il Geran 5 può trasportare una testata da 90 chilogrammi, raggiungere circa 600 chilometri orari e coprire fino a 1.000 chilometri. Rispetto ai droni, i nuovi missili offrono però maggiore gittata e una capacità distruttiva superiore. Per confronto, un Kh-101 può costare fino a 2 milioni di dollari, mentre il Banderol richiede una spesa molto più bassa: è proprio questo divario a rendere sostenibile una strategia basata su attacchi ripetuti e numerosi.

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