Nobel 2026, la sorpresa ai figli: così Karl Deisseroth dà la notizia
Un video mostra il momento in cui il neuroscienziato comunica a Sophie, Emma e Hudson il riconoscimento ottenuto per gli studi sull’optogenetica.
La telefonata ricevuta in mattinata ha trasformato una giornata di ricerca in un momento familiare carico di emozione. Karl Deisseroth ha riunito i suoi tre figli, Sophie di 10 anni, Emma di 13 e Hudson di 16, per comunicare personalmente di essere tra i vincitori del Premio Nobel per la Medicina 2026.
L’annuncio diventa un momento di famiglia
A riprendere la scena è un video diffuso dall’Università di Stanford, l’ateneo dove Deisseroth insegna e porta avanti il suo lavoro scientifico. Nel filmato, il neuroscienziato racconta ai ragazzi di aver ricevuto una telefonata quella mattina e aggiunge: «Mi hanno detto che ho vinto il Nobel».
La reazione dei figli accompagna la comunicazione in un’atmosfera di evidente commozione. Il riconoscimento, arrivato dopo anni di attività nel campo delle neuroscienze, viene così raccontato non attraverso una cerimonia ufficiale, ma dentro le mura di casa e davanti alle persone più vicine allo scienziato.
Una svolta per lo studio del cervello
Deisseroth ha condiviso il premio con Peter Hegemann e Georg Nagel. I tre ricercatori sono stati premiati per gli studi pionieristici sull’optogenetica, una tecnica che consente di intervenire sull’attività delle cellule nervose utilizzando la luce.
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Questo approccio ha modificato il modo in cui la comunità scientifica analizza il funzionamento del cervello. Grazie all’optogenetica, i ricercatori possono studiare con maggiore precisione i meccanismi coinvolti nelle malattie neurologiche e psichiatriche, aprendo nuove prospettive per la ricerca.
Il ruolo di Stanford nella ricerca
Deisseroth è professore alla Stanford University, dove svolge anche la sua attività di ricerca. L’ateneo ha scelto di condividere il filmato della comunicazione ai figli, mostrando il lato personale di un risultato scientifico di portata internazionale.
Il Nobel riconosce quindi sia il percorso del singolo neuroscienziato sia il contributo congiunto dei tre studiosi. Il loro lavoro ha reso l’optogenetica uno degli strumenti più rilevanti della neuroscienza contemporanea e ha ampliato le possibilità di indagine sui processi che regolano il cervello.
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