Andrea sfida la polizia: in gioco perquisizioni e accuse Epstein
L’ex principe britannico impugna il fermo e i mandati emessi a febbraio, mentre gli investigatori valutano anche nuove contestazioni e attendono documenti dagli Stati Uniti.
Andrew Mountbatten-Windsor non ha più titoli né incarichi reali e vive lontano dai riflettori, ma il caso Epstein continua a coinvolgerlo su più fronti. Gli investigatori stanno esaminando anche il racconto di una donna che afferma di essere stata inviata da Jeffrey Epstein a Windsor nel 2010: al momento, tuttavia, non è stata aperta un’indagine autonoma per reati sessuali.
Nuovi sospetti sul caso Epstein
La vicenda ha avuto conseguenze istituzionali pesanti per il fratello di re Carlo III. Dopo la nuova emersione dello scandalo, Andrea è stato privato dei titoli reali, allontanato dalla residenza ufficiale e ricondotto alla condizione di cittadino comune, con il solo nome di Andrew Mountbatten-Windsor.
Il possibile sviluppo delle verifiche sui reati sessuali si aggiunge all’inchiesta già in corso sulla sua attività pubblica. Andrea ha sempre respinto le accuse, mentre la polizia continua a valutare gli elementi raccolti sul suo rapporto con Epstein.
Il ricorso contro il fermo
L’ex principe ha portato davanti all’Alta Corte di Londra la Polizia della Thames Valley e la Corte penale centrale. La contestazione riguarda sia il fermo durato circa 11 ore, avvenuto a febbraio nel giorno del suo 66esimo compleanno, sia le operazioni condotte nelle abitazioni di Sandringham e Windsor.
I suoi legali chiedono inoltre di cancellare i mandati con cui un giudice autorizzò le perquisizioni il 18 febbraio 2026. Il ricorso è stato accolto per l’esame giudiziario, ma la prima udienza, fissata per giovedì 8 ottobre, non stabilirà ancora se le accuse siano fondate: si svolgerà a porte chiuse e servirà a decidere anche sulla richiesta della polizia di mantenere riservati gli atti.
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Le accuse e il nodo degli atti
Secondo gli investigatori, tra il 2001 e il 2011, quando ricopriva il ruolo di inviato commerciale del Regno Unito, Andrea avrebbe trasmesso informazioni riservate a Jeffrey Epstein e ad altri uomini d’affari. L’ipotesi di reato è quella di condotta illecita nell’esercizio di una funzione pubblica.
L’indagine è partita dopo la diffusione negli Stati Uniti di circa 3 milioni di nuovi documenti legati agli Epstein Files. Le comunicazioni rese pubbliche avrebbero mostrato la condivisione di materiale sensibile; tuttavia, il procedimento potrebbe non arrivare al rinvio a giudizio se le autorità britanniche non riceveranno le versioni integrali delle email e degli altri documenti.
Il dipartimento di Giustizia dell’amministrazione Trump ha negato di aver rifiutato la collaborazione a una qualunque giurisdizione, ma non ha consegnato a Londra i file privi di omissis. La stessa difficoltà potrebbe incidere sulla posizione di Peter Mandelson, ex ambasciatore negli Stati Uniti, ex commissario europeo ed ex ministro laburista, anch’egli fermato temporaneamente e ancora sotto esame per una presunta cattiva condotta nell’esercizio di funzioni pubbliche.
Lo scandalo sui suoi rapporti con Epstein ha contribuito, secondo il quadro ricostruito nell’inchiesta, alla caduta dell’ex primo ministro Keir Starmer. Per Andrea, invece, resta aperto sia il contenzioso sui provvedimenti di febbraio sia l’accertamento delle responsabilità ipotizzate dagli investigatori.
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