Porti turistici, la crescita passa da nuove regole e più investimenti
Dal turismo nautico alla crocieristica, il comparto marittimo chiede una strategia nazionale per distribuire valore, occupazione e presenze lungo tutto l’anno.
La portualità turistica italiana continua a mostrare segnali positivi, ma per mantenere questo ritmo servono interventi normativi e infrastrutturali. La domanda di ormeggi stanziali aumenta in media del 2,9%, mentre superyacht, grandi imbarcazioni internazionali e attività di charter sostengono i transiti. Per Roberto Perocchio, presidente di Assomarinas, il prossimo passaggio deve includere l’aggiornamento del Dpr 509/97 e l’attribuzione della categoria catastale E1 alle strutture nautiche.
Il nodo delle regole per i porti
Secondo l’indagine Assomarinas-Federturismo, oltre agli ormeggi crescono anche rimessaggio, manutenzione straordinaria, alaggio e varo. Il fenomeno è collegato sia all’aumento delle dimensioni medie delle imbarcazioni sia alla vivacità del mercato dell’usato.
Per il 2027 è attesa una sostanziale stabilità della domanda residenziale, accompagnata però da un andamento ancora dinamico dei passaggi legati ai superyacht e al noleggio internazionale. Perocchio ha definito solida la situazione della portualità turistica, indicando nella revisione della normativa speciale e nella classificazione catastale due condizioni necessarie per consolidare il settore.
La nautica genera valore oltre i porti
La prima edizione dello studio “Yachting Tourism and Economic Contribution”, realizzato da Deloitte per Confindustria Nautica e presentato al Salone Nautico Internazionale, quantifica in 5,7 miliardi di euro l’impatto del turismo nautico in Italia. Di questa cifra, 2,1 miliardi derivano dalle spese sostenute dai visitatori sulla terraferma.
Piero Formenti, presidente di Confindustria Nautica, ha spiegato che questi numeri mostrano quanto gli approdi possano alimentare attività diverse, dai servizi all’ospitalità. La priorità indicata è aumentare la capacità italiana di trattenere questa ricchezza mediante strutture adeguate, professionalità qualificate e collegamenti più stretti tra porti e territori. La nautica, ha aggiunto, dovrebbe essere inserita stabilmente nelle politiche industriali e turistiche nazionali.
Un comparto da 224,9 miliardi
Il tema è stato discusso a Milano durante la XII Conferenza Nazionale sul Turismo Costiero e Marittimo, ospitata dal 66° Salone Nautico Internazionale. L’appuntamento, promosso da Federturismo Confindustria, Confindustria Nautica e Assomarinas, ha riunito esponenti delle principali organizzazioni della filiera e si è concluso con l’intervento del Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi.
L’Economia del Mare produce 224,9 miliardi di euro, pari all’11,4% del PIL italiano, e coinvolge oltre 1,13 milioni di occupati diretti. Il suo effetto si estende anche alle attività collegate: ogni euro generato direttamente ne attiva altri 1,8 nel resto del sistema economico. La nautica, da sola, raggiunge oltre 13 miliardi di euro di valore aggiunto e quasi 168 mila lavoratori.
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Mario Zanetti, Presidente Delegato di Confindustria per l’Economia del Mare, ha descritto il turismo come una vera industria, capace di mettere in movimento numerose filiere. Nel suo intervento ha ricordato che il settore comprende più di 1,1 milioni di addetti e oltre 250mila imprese; ha inoltre indicato nella crocieristica un importante motore di sviluppo, con oltre 15 milioni di passeggeri attesi nei porti italiani nel 2026, quasi 6.000 approdi distribuiti in 60 porti e un valore stimato intorno ai 18 miliardi di euro.
Mare e territori devono integrarsi
Per Massimo Caputi, presidente di Federturismo Confindustria, l’obiettivo non consiste soltanto nell’aumentare il numero dei turisti sulle coste, ma nel fare in modo che la ricchezza prodotta raggiunga anche le aree interne. La rete dovrebbe unire porti e città, servizi nautici e strutture ricettive, trasporti e cultura, attività sportive ed enogastronomia.
Giovanni Acampora, presidente di Assonautica Italiana, ha invece posto l’accento sulla collaborazione tra istituzioni, imprese e associazioni. A suo giudizio, un coordinamento più stretto può trasformare le proposte condivise in decisioni operative e contribuire a ridurre le differenze tra Nord e Sud, collegando turismo, agroalimentare, artigianato e ospitalità.
Il Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi ha sintetizzato così la posizione del governo: “Per l’Italia il mare è una vocazione”. Nel suo intervento ha ricordato gli oltre 8 mila chilometri di costa e ha indicato tra le priorità qualità dell’accoglienza, innovazione, sostenibilità, infrastrutture, accessibilità, digitalizzazione e riduzione della burocrazia.
La Conferenza ha infine rilanciato la richiesta di una politica industriale specifica per il mare, sostenuta da investimenti, competenze e semplificazione. Tra gli obiettivi figurano anche la distribuzione delle presenze in tutti i periodi dell’anno e una maggiore integrazione tra le diverse attività marittime, così da lasciare sui territori una quota più ampia del valore prodotto.
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