Baby Gang, la difesa sfida il carcere: il nodo del viaggio in Iraq
Il tribunale ha negato i domiciliari al trapper, mentre il legale contesta l’esistenza della rete criminale e richiama la sua doppia diagnosi
Il punto più contestato dalla difesa è il presunto legame internazionale che avrebbe consentito a Zaccaria Mouhib, conosciuto come Baby Gang, di raggiungere l’Iraq. Secondo il legale Niccolò Vecchioni, nel provvedimento non viene indicata alcuna persona appartenente a questa rete. Il viaggio, sostiene la difesa, sarebbe stato organizzato per realizzare un videoclip musicale, non per partecipare ad attività criminali.
La richiesta di sostituire la custodia in carcere con i domiciliari in una comunità terapeutica si fonda anche sulle condizioni personali del 25enne. Il suo avvocato ha infatti richiamato una “doppia diagnosi di disturbo psichiatrico e abuso di stupefacenti”. La difesa ha già presentato ricorso al Tribunale del Riesame di Milano.
La difesa contesta il quadro accusatorio
Baby Gang è detenuto dal 17 marzo. Le contestazioni comprendono la detenzione e la cessione di armi da fuoco, oltre ad altri episodi, tra cui presunti maltrattamenti ai danni della fidanzata.
Il ricorso punta a mettere in discussione soprattutto la ricostruzione del viaggio in Iraq e il rischio attribuito al trapper. La difesa ritiene che il provvedimento non dimostri in modo concreto chi avrebbe fatto parte della struttura criminale evocata dal giudice e quale ruolo avrebbe avuto nel trasferimento.
Il giudice teme fuga e pressioni
Il gip di Lecco Gianluca Piantadosi ha tuttavia respinto la richiesta di una misura meno afflittiva e ha confermato il carcere. Nell’ordinanza viene descritta una persona ritenuta capace di condizionare molte persone, alcune delle quali sarebbero pronte a sostenerlo e a garantirgli protezione.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
La valutazione del giudice riguarda anche il pericolo di fuga e la possibilità di ostacolare gli accertamenti. Un precedente richiamato nel provvedimento risale all’anno precedente, quando Baby Gang, pur sottoposto alla sorveglianza speciale dopo una sparatoria avvenuta a Milano e nei pressi della sua abitazione, si sarebbe recato in Iraq.
Le immagini con armi da guerra
Secondo il gip, alcune intercettazioni riferite a quel periodo documenterebbero la realizzazione di un filmato nel quale il trapper compariva con armi pesanti. L’ordinanza parla di “bazooka, mitra e kalashnikov” e collega quel materiale alla capacità del 25enne di muoversi attraverso contatti oltre i confini italiani.
Nel documento giudiziario si sostiene inoltre che Baby Gang sarebbe inserito in un contesto criminale più ampio, con collegamenti internazionali, e che in passato avrebbe potuto raggiungere l’Iraq grazie all’aiuto di altre persone. La custodia cautelare resta quindi in vigore mentre il Tribunale del Riesame dovrà esaminare le obiezioni della difesa.
Continua a leggere
Riad nel mirino: gli Houthi rivendicano l’attacco all’aeroporto
Il portavoce militare yemenita Yahya Saree attribuisce al gruppo anche un raid contro una raffineria di Aramco e obiettivi nel sud saudita.
Sinwar, le immagini mai viste prima della morte a Gaza
Le Brigate al-Qassem mostrano l’ex leader di Hamas mentre si muoveva nell’enclave e studiava una mappa con altri miliziani.
Porti turistici, la crescita passa da nuove regole e più investimenti
Dal turismo nautico alla crocieristica, il comparto marittimo chiede una strategia nazionale per distribuire valore, occupazione e presenze lungo tutto l’anno.
Villa Gordiani, ragazzo trovato morto: una coltellata e ancora nessun nome
La vittima, tra i 20 e i 25 anni, è stata rinvenuta in via Attilio Hortis: gli investigatori cercano indizi tra telecamere, testimonianze e rilievi scientifici.