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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Baby Gang, la difesa sfida il carcere: il nodo del viaggio in Iraq

Il tribunale ha negato i domiciliari al trapper, mentre il legale contesta l’esistenza della rete criminale e richiama la sua doppia diagnosi

Il punto più contestato dalla difesa è il presunto legame internazionale che avrebbe consentito a Zaccaria Mouhib, conosciuto come Baby Gang, di raggiungere l’Iraq. Secondo il legale Niccolò Vecchioni, nel provvedimento non viene indicata alcuna persona appartenente a questa rete. Il viaggio, sostiene la difesa, sarebbe stato organizzato per realizzare un videoclip musicale, non per partecipare ad attività criminali.

La richiesta di sostituire la custodia in carcere con i domiciliari in una comunità terapeutica si fonda anche sulle condizioni personali del 25enne. Il suo avvocato ha infatti richiamato una “doppia diagnosi di disturbo psichiatrico e abuso di stupefacenti”. La difesa ha già presentato ricorso al Tribunale del Riesame di Milano.


La difesa contesta il quadro accusatorio

Baby Gang è detenuto dal 17 marzo. Le contestazioni comprendono la detenzione e la cessione di armi da fuoco, oltre ad altri episodi, tra cui presunti maltrattamenti ai danni della fidanzata.

Il ricorso punta a mettere in discussione soprattutto la ricostruzione del viaggio in Iraq e il rischio attribuito al trapper. La difesa ritiene che il provvedimento non dimostri in modo concreto chi avrebbe fatto parte della struttura criminale evocata dal giudice e quale ruolo avrebbe avuto nel trasferimento.


Il giudice teme fuga e pressioni

Il gip di Lecco Gianluca Piantadosi ha tuttavia respinto la richiesta di una misura meno afflittiva e ha confermato il carcere. Nell’ordinanza viene descritta una persona ritenuta capace di condizionare molte persone, alcune delle quali sarebbero pronte a sostenerlo e a garantirgli protezione.

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La valutazione del giudice riguarda anche il pericolo di fuga e la possibilità di ostacolare gli accertamenti. Un precedente richiamato nel provvedimento risale all’anno precedente, quando Baby Gang, pur sottoposto alla sorveglianza speciale dopo una sparatoria avvenuta a Milano e nei pressi della sua abitazione, si sarebbe recato in Iraq.


Le immagini con armi da guerra

Secondo il gip, alcune intercettazioni riferite a quel periodo documenterebbero la realizzazione di un filmato nel quale il trapper compariva con armi pesanti. L’ordinanza parla di “bazooka, mitra e kalashnikov” e collega quel materiale alla capacità del 25enne di muoversi attraverso contatti oltre i confini italiani.

Nel documento giudiziario si sostiene inoltre che Baby Gang sarebbe inserito in un contesto criminale più ampio, con collegamenti internazionali, e che in passato avrebbe potuto raggiungere l’Iraq grazie all’aiuto di altre persone. La custodia cautelare resta quindi in vigore mentre il Tribunale del Riesame dovrà esaminare le obiezioni della difesa.

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