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Attualità 4 min di lettura30 set

Garlasco, due nodi riaprono il caso: sangue sulla traccia e Dna della vittima

Una consulenza del Racis lascia aperta l’ipotesi del sangue sull’intonaco, mentre i genetisti della Procura definiscono attendibile il profilo di Chiara trovato sui pedali.

Due elementi tornano a pesare nel nuovo capitolo dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi: la traccia palmare 33, ormai non più disponibile per un esame diretto, e il profilo genetico della vittima individuato sui pedali della bicicletta collegata alla famiglia Stasi. Il primo dato non consente di stabilire con certezza che vi fosse sangue sulla parete, ma lascia aperta questa possibilità; il secondo viene invece giudicato scientificamente solido dai consulenti della Procura di Pavia.


La traccia 33 resta senza una risposta definitiva

La consulenza del Racis, articolata in 65 pagine e depositata nella nuova indagine che vede Andrea Sempio tra gli indagati, prende in esame una riproduzione sperimentale dell’impronta rilevata sulle scale della cantina. Secondo i carabinieri, gli esperimenti non permettono di escludere che, in origine, sull’intonaco fosse presente sangue umano.

Il materiale della parete, tuttavia, non è più esaminabile. Nel 2007 l’intonaco venne trattato con ninidrina, sostanza capace di produrre una colorazione rosso-violacea, e successivamente rimosso. Per questo motivo la verifica del Racis non riguarda il reperto originario, ma ricostruisce in laboratorio condizioni compatibili con la formazione della traccia: nei campioni utilizzati è stata rilevata presenza di sangue, senza però poter trasformare il risultato in una certezza riferita alla parete di casa Poggi.

L’impronta 33, già considerata inutilizzabile nelle attività del 2007, si trovava vicino ad altri segni lasciati, tra gli altri, da carabinieri e da Marco Poggi. La traccia non è stata inserita nell’incidente probatorio più recente, nonostante la richiesta dei legali della famiglia di Chiara. Di conseguenza, su questo punto mancherebbe una valutazione di un perito terzo, diversamente da quanto avvenuto per altri reperti sui quali non sono state individuate tracce genetiche riconducibili ad Andrea Sempio.


Il profilo di Chiara sui pedali

Un secondo fronte riguarda il Dna di Chiara Poggi trovato su almeno uno dei pedali della bicicletta Umberto Dei associata alla famiglia Stasi. Il dato era già emerso nei procedimenti giudiziari, compreso quello concluso con l’assoluzione di Alberto Stasi da parte del giudice per l’udienza preliminare di Vigevano.

Nella consulenza firmata il 19 settembre 2026, i genetisti della Procura Carlo Previderè e Pierangela Grignani hanno ribadito che nessun consulente o perito aveva messo in discussione la qualità e l’attribuzione del profilo alla vittima. I due esperti hanno definito il risultato “valido e attendibile” alla luce degli standard scientifici dell’epoca, richiamando anche la riproducibilità dei profili, la presenza del controllo negativo e l’assenza di segnali significativi nei reagenti tali da far pensare a una contaminazione.

Resta da chiarire perché, dopo quel primo esito, furono effettuate ulteriori prove che non produssero risultati. Previderè e Grignani osservano che, non conoscendo le ragioni della scelta, si può ipotizzare che il consulente avesse considerato decisivo il dato ottenuto il giorno precedente e non determinante quello negativo del controllo successivo. Una conclusione che, secondo i genetisti, appare comunque difficile da conciliare con l’intenzione iniziale di approfondire ulteriormente il risultato.

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Il racconto sulla bicicletta nera

Il genetista Giorgio Portera, ascoltato dai pm di Pavia, ha precisato di non aver condotto direttamente le analisi sui pedali all’epoca dei fatti. Ha riferito di aver appreso da un collega che il campione conteneva una quantità consistente di Dna attribuito a Chiara e che le verifiche specifiche non avevano evidenziato sangue. Portera ha anche spiegato che potrebbe aver caricato quei campioni in modo occasionale, mentre lavorava su altri procedimenti e disponeva di spazio nello strumento.

La bicicletta è diventata un elemento centrale perché quella riconducibile agli Stasi non venne sequestrata subito. Fu acquisita nel 2014, durante il processo d’appello bis, sette anni dopo il delitto. In seguito si fece strada l’ipotesi che i pedali potessero essere stati trasferiti da una bicicletta all’altra, anche perché il mezzo sequestrato era bordeaux mentre la testimone aveva parlato di una bicicletta nera.

La presenza della bici davanti alla casa dei Poggi era stata segnalata già pochi giorni dopo la morte di Chiara. La testimone aveva raccontato di aver visto alle 9.10 una bicicletta da donna nera, priva di cestino e appoggiata alla recinzione, per poi non trovarla più alle 10.20. Il ritrovamento del materiale genetico sui pedali del mezzo bordeaux ha alimentato, negli anni successivi, il dubbio che il primo sequestro avesse riguardato una bicicletta diversa da quella osservata.


La difesa di Sempio prende le distanze

Per i legali di Andrea Sempio, le risultanze più recenti non dimostrerebbero la responsabilità dell’indagato. La loro lettura è che il Dna sui pedali, semmai, potrebbe avere un valore favorevole alla posizione di Alberto Stasi e non costituire una prova contro Sempio.

L’avvocato Liborio Cataliotti ha ribadito che “il mio assistito è innocente” e ha sostenuto che “l’unica nuova prova, quella sul Dna, è a nostro discarico”. La difesa guarda quindi con particolare attenzione sia alla natura sperimentale della verifica sulla traccia 33 sia alle conclusioni dei genetisti sul campione prelevato dai pedali.

Nel materiale esaminato durante il nuovo incidente probatorio figuravano anche i resti della colazione recuperati nel corso delle indagini più recenti. Il testo disponibile si interrompe prima di chiarire quali conclusioni la difesa colleghi a quel reperto e alla definizione di “colazione con l’assassino”.

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