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Attualità 4 min di lettura36 min fa

Bruxelles sotto pressione: 302 incontri per cambiare il digitale

Google, Apple e Amazon hanno intensificato i contatti con le istituzioni europee, mentre il caso Binance mostra i limiti dell’azione regolatoria dell’Unione.

La partita sulle regole digitali europee si gioca anche nei corridoi delle istituzioni comunitarie. Da dopo le elezioni europee del giugno 2024, le aziende tecnologiche statunitensi hanno moltiplicato gli incontri con eurodeputati e funzionari, investendo risorse ingenti per incidere sui provvedimenti che riguardano intelligenza artificiale, servizi di nuvola e sicurezza online.

Il tema non riguarda soltanto l’accesso privilegiato ai decisori. La presenza crescente dei colossi americani riapre anche il problema della capacità di Bruxelles di far rispettare le proprie decisioni, come dimostra la vicenda di Binance e dei servizi offerti agli utenti europei.


Binance mette alla prova Bruxelles

La piattaforma di criptovalute Binance è al centro di verifiche condotte dall’Esma e dalle autorità di Francia, Germania, Grecia e Paesi Bassi. Dopo il mancato ottenimento dell’autorizzazione prevista dal regolamento europeo MiCA, la società avrebbe dovuto interrompere le attività nell’Unione dal primo luglio scorso.

Le licenze locali sono nel frattempo scadute in Francia, Spagna e Polonia, ma Binance continuerebbe a raggiungere la clientela europea attraverso la propria entità regolamentata ad Abu Dhabi. L’esperienza nell’app, secondo quanto riportato, non sarebbe cambiata in modo sostanziale, nonostante le indicazioni provenienti da Bruxelles.

Al centro dell’indagine c’è il ricorso alla cosiddetta sollecitazione inversa: una deroga che permette a un’impresa con sede fuori dall’Unione di prestare servizi finanziari soltanto quando è il cliente, di propria iniziativa, a richiederli. L’Esma ha avvertito che questa possibilità ha confini molto ristretti e non può diventare uno strumento per aggirare il MiCA; eventuali violazioni potrebbero portare a sanzioni.


I colossi americani dominano gli incontri

I numeri relativi ai contatti istituzionali delineano una netta supremazia delle società tecnologiche statunitensi. Google e le sue controllate hanno organizzato 302 incontri con parlamentari europei e vertici della Commissione, superando qualsiasi singola impresa dei 27 Paesi membri.

Apple ha raggiunto quota 257 appuntamenti, mentre Amazon si è fermata a 239. Tra le poche aziende europee presenti ai vertici della graduatoria figurano TotalEnergies, con 236 incontri, Volkswagen, con 231, e Airbus. Il confronto economico è altrettanto marcato: Apple indica una spesa annua per le attività di pressione fino a 9 milioni di euro e Meta supera i 10 milioni; TotalEnergies, Volkswagen e Airbus dichiarano complessivamente 8,7 milioni.

La graduatoria generale comprende anche organizzazioni ambientaliste molto attive, come il Wwf, con 431 incontri, e Transport & Environment, con 410. La loro capacità di incidere, tuttavia, sarebbe stata ridotta dalle difficoltà nel dialogo con l’area di centrodestra del Partito Popolare Europeo. Le società statunitensi, al contrario, hanno cercato interlocutori in più schieramenti politici.

Transparency International ha sollevato interrogativi sull’accesso garantito dalle istituzioni europee alle imprese americane rispetto alle realtà del continente. Sullo sfondo restano le minacce di dazi evocate dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump contro le iniziative europee legate alla sovranità tecnologica.

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Le norme nel mirino delle aziende

L’attività degli incaricati delle società tecnologiche si concentra su alcuni dei dossier più delicati per il futuro del mercato digitale. Google ha partecipato a 22 incontri dedicati al Digital omnibus, il pacchetto normativo europeo che punta a rendere meno rigidi alcuni vincoli sull’intelligenza artificiale e a lasciare alle imprese maggiore spazio nell’addestramento dei modelli attraverso dati personali.

Anche Amazon e Apple hanno seguito con attenzione i lavori sulle regole relative ai servizi di nuvola e alla tutela dei minori in rete. L’obiettivo delle aziende è intervenire nella fase in cui le norme vengono definite o corrette, prima che gli obblighi diventino pienamente operativi.

La pressione non si limita dunque a un singolo provvedimento. Il confronto coinvolge l’intero impianto con cui l’Unione prova a disciplinare piattaforme, dati, sistemi di intelligenza artificiale e servizi digitali gestiti da gruppi globali.


Il Registro fotografa la crescita

A rendere misurabile questa attività è il Registro per la trasparenza dell’Unione europea, amministrato congiuntamente da Parlamento, Consiglio e Commissione sulla base dell’accordo interistituzionale del 2021. Il sistema consente di verificare chi cerca di influenzare le decisioni, quali interessi rappresenta, sui quali argomenti interviene e quali risorse dichiara.

L’iscrizione comporta l’adesione a un codice etico. La relazione annuale approvata nel 2025 dal comitato di gestione indica che, al 31 dicembre, le organizzazioni presenti erano 16.474, contro le 13.118 di fine 2024. Nel corso dell’anno sono state presentate 6.899 domande, quasi 18 ogni giorno, circa il doppio rispetto al periodo precedente.

Dopo i controlli, le richieste accolte sono state 5.107, pari al 74%. Il segretariato ha effettuato 9.476 verifiche complessive, con un incremento del 18,7% rispetto alle 7.977 del 2024; tra queste figurano 2.567 controlli mirati sulla qualità delle informazioni inserite.

Nel 2025 gli eurodeputati hanno comunicato 32.122 incontri con rappresentanti di interessi. La Commissione ha invece reso pubblici i dati relativi a oltre 14.200 appuntamenti con commissari, membri dei loro gabinetti e dirigenti. L’aumento è legato anche all’obbligo, in vigore dal 1° gennaio 2025, di registrare chi intende incontrare qualsiasi funzionario europeo con responsabilità dirigenziali.

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