Fumo passivo, 1,5 milioni di morti ogni anno
Nel 2023 esposte 2,7 miliardi di persone, compresi 767 milioni di bambini e adolescenti fino a 14 anni
Il fumo passivo provoca ogni anno circa 1,5 milioni di morti nel mondo.
In Italia, nel 2025, dichiarava di fumare il 20% delle persone con più di 14 anni, secondo l’ultimo Rapporto sul benessere equo e sostenibile dell’Istat. Rispetto al 2014, la quota è scesa lievemente tra gli uomini, mentre è cresciuta di 1,4 punti percentuali tra le donne. Il divario tra i due sessi è passato così da 9,1 a 6,9 punti.
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Le norme contro l’esposizione
La Convenzione quadro dell’Organizzazione mondiale della sanità sul controllo del tabacco chiede agli Stati di difendere la popolazione dal fumo negli ambienti di lavoro, nei locali chiusi aperti al pubblico e sui trasporti. L’articolo 8 indica come obiettivo l’assenza completa di fumo in questi spazi.
In Italia questo principio è stato introdotto e poi ampliato attraverso la legge Sirchia. A livello globale, però, il 70% degli abitanti vive ancora in Paesi privi di una protezione legislativa contro il fumo passivo. Lo studio pubblicato da The Lancet Public Health sollecita quindi un’applicazione più rapida delle misure internazionali.
I dati dello studio mondiale
L’analisi ha preso in esame 204 Paesi nel periodo compreso tra il 1990 e il 2023. Nel solo 2023, circa 2,7 miliardi di persone sono state esposte al fumo prodotto da altri, tra cui 767 milioni di bambini e ragazzi tra 0 e 14 anni.
La ricerca fa parte della serie Il peso globale delle malattie e stima che l’esposizione abbia sottratto 44,8 milioni di anni di vita in buona salute. Alle infezioni delle basse vie respiratorie nei bambini sono riconducibili 5,16 milioni di questi anni perduti.
Donne e bambini più esposti
Il peso dell’esposizione non è distribuito allo stesso modo. In alcuni Paesi, la percentuale registrata tra le donne è risultata quasi 1,8 volte quella degli uomini; nel 2023, inoltre, le vittime femminili sono state circa 77.000 in più.
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«L’esposizione al fumo passivo non è riconosciuta come fattore di rischio della salute femminile», ha osservato Claudio Leonardi, medico tossicologo e presidente della Società Italiana Patologie da Dipendenza. Secondo Leonardi, la perdita di salute delle donne è stata assimilata a quella associata al fumo attivo, all’abuso di alcol o alla scarsa attività fisica.
Divari tra le aree del mondo
Nei Paesi europei e nelle altre nazioni del G7 la diffusione dell’esposizione è diminuita. La tendenza è opposta in Nord Africa e Medio Oriente, mentre nell’Africa subsahariana il numero delle persone coinvolte è salito del 98,5% tra il 1990 e il 2023.
L’aumento nell’Africa subsahariana è legato anche alla crescita demografica, nonostante la percentuale complessiva degli esposti sia calata. Nei Paesi occidentali, intanto, le regole sono diventate più severe, mentre le aziende del tabacco hanno rivolto maggiori risorse ai mercati a basso e medio reddito, usando campagne pubblicitarie, prezzi iniziali contenuti e pressioni contro le politiche sanitarie.
Un rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità cita anche la Guinea, dove giovani donne sono state impiegate per promuovere le sigarette nei locali notturni e davanti ai negozi.
Il costo complessivo del tabacco
Nel mondo, il tabacco è associato a circa 8 milioni di decessi ogni anno, spesso dovuti a tumori, malattie respiratorie o problemi cardiovascolari. Una parte consistente di questo bilancio riguarda persone che non hanno mai fumato, ma hanno respirato il fumo presente negli ambienti frequentati.
Per lungo tempo il fumo passivo è stato considerato un rischio secondario. La diffusione di nuove ricerche e campagne informative ha però reso più evidente il danno subito da familiari, colleghi e soprattutto minori esposti alle abitudini degli adulti.
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