Bosnia, quattro morti nello schianto di un Chinook italiano
Aperta un’indagine senza ipotesi di reato; tecnici italiani e bosniaci esaminano rottami, immagini e testimonianze.
Quattro persone sono morte nello schianto di un elicottero CH-47F Chinook italiano precipitato giovedì in Bosnia, vicino a Brčko. Altri undici militari sono rimasti feriti.
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Il confronto sulle risorse militari
La tragedia ha riacceso in Parlamento il dibattito sui fondi per la Difesa. Il Movimento 5 Stelle ha contestato la ripartizione delle risorse, indicando dieci miliardi destinati al riarmo a fronte di poche centinaia di milioni per manutenzione, assistenza tecnica e logistica.
La sottosegretaria alla Difesa Isabella Rauti ha respinto la critica e l’ha definita un «atto di sciacallaggio» durante una giornata segnata dal lutto. Le verifiche sull’elicottero dovranno chiarire anche lo stato dei suoi apparati e le condizioni operative del mezzo.
Crosetto incontra i militari feriti
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha visitato ieri i militari ricoverati a Brčko e Tuzla, quindi ha raggiunto il comando della missione Eufor Althea a Sarajevo. Secondo le informazioni riferite dal ministro, nove feriti avrebbero condizioni relativamente buone, mentre per altri due il quadro sarebbe più delicato, pur con possibilità di recupero.
Parlando al contingente italiano, Crosetto ha espresso vicinanza e riconoscenza per il servizio svolto e ha detto: «Non siete soli». A Roma, insieme alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, aveva deposto una corona al Villaggio della Difesa, allestito al Circo Massimo: le bandiere erano a mezz’asta e i cittadini avevano lasciato messaggi per le vittime.
Le indagini sullo schianto
La procura militare di Roma ha aperto un fascicolo, per ora senza contestare reati, affidato al procuratore Marco De Paolis. Gli accertamenti coinvolgeranno i rottami del velivolo e i racconti dei sopravvissuti, compresi i due piloti.
A Brčko sono già operativi gli esperti della commissione istituita dal ministero della Difesa. Anche le autorità bosniache hanno formato un gruppo specializzato negli incidenti aerei; il lavoro potrebbe essere affiancato dalla procura ordinaria di Roma, dagli investigatori federali di Sarajevo e, se necessario, da un’inchiesta europea legata al quadro della missione internazionale.
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I comandi di volo sotto esame
Un filmato di circa venti secondi mostra il Chinook mentre si stacca da terra, comincia a ruotare e poi cade. Dalle immagini, motori e rotori sembrano funzionare, mentre l’equipaggio tenta senza riuscirci di ristabilire l’assetto.
Tra le ipotesi tecniche ancora da verificare c’è un’anomalia nei comandi durante il passaggio dal sollevamento verticale alla fase di volo orizzontale. Gli specialisti stanno esaminando soprattutto la pedaliera, che permette di regolare direzione e assetto, e il sistema digitale DAFCS prodotto da BAE Systems.
Il mezzo e il precedente americano
Gli accertamenti dovranno stabilire se vi sia stata un’interruzione dei segnali digitali diretti ai rotori oppure un guasto meccanico ai dispositivi che modificano l’inclinazione delle pale. Non sono state invece trovate indicazioni che colleghino il caso bosniaco a un incidente avvenuto negli Stati Uniti il 21 luglio 2022.
In quell’occasione, nell’Idaho, un Chinook CH-47D impegnato nello spegnimento di un incendio precipitò dopo che un iPad finito sotto il pedale del copilota ne aveva impedito il movimento. Morirono entrambi i piloti. Le procedure militari italiane prevedono controlli di sicurezza prima del decollo.
Il velivolo coinvolto in Bosnia era stato costruito nel 2015 da Agusta, oggi Leonardo, insieme a Boeing. Si trattava del quinto dei sedici esemplari acquistati dall’Esercito; Leonardo cura anche la manutenzione della flotta, con investimenti annuali di diverse decine di milioni di euro.
L’elicottero era arrivato nel Paese il 29 gennaio e stava partecipando a un’esercitazione per l’evacuazione medica nei pressi dell’aeroporto civile di Gorice. Era appena decollato con il portellone posteriore aperto per consentire l’osservazione dell’area; uno dei sottufficiali morti si trovava lì, legato alla fusoliera con un cavo.
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