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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Cinema, cinque horror per Halloween e un dramma d’autore

Tra mostri, pecore animate e storie di violenza, la programmazione propone titoli molto diversi per la festa

La programmazione cinematografica di Halloween riunisce cinque horror molto diversi e un dramma dedicato alla violenza contro le donne.

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Gli incubi più estremi

In Ferine, esordio di Andrea Corsini, una donna benestante e segnata dalla morte della figlia appena nata attraversa una spirale di eventi sempre più assurdi. Dopo aver acquistato di nascosto una neonata in una sala parto, la protagonista assiste alla sua uccisione da parte di un giaguaro scappato dal mezzo di una cacciatrice e comincia a sviluppare impulsi cannibali.

Il film accumula scene brutali e passaggi narrativi difficili da collegare, lasciando affiorare possibili riferimenti al matriarcato o alla denuncia dello sfruttamento animale senza definirli davvero. La regia appare incerta e l’eccesso di violenza finisce per prevalere sul racconto.

Il 5 novembre arriva The Nameless Ballad di Federico Zampaglione. Al centro c’è una popstar alle prese con la preparazione del secondo album: per ritrovare l’ispirazione si ritira in una villa isolata, dove la crisi creativa entra in contatto con la presenza di uno spettro legato al suo passato.

Dopo The Well, Zampaglione riduce il numero dei personaggi e concentra il film sui tempi dilatati del blocco artistico. Fabrizio Ferracane interpreta il custode della dimora, mentre alcuni spaventi costruiti con cura non evitano sviluppi prevedibili. L’ambientazione richiama quella del lavoro precedente, ma l’insieme risulta meno ricco di idee.


Gelati e mostri per ragazzi

Ice Cream Man, il ritorno di Eli Roth, trasforma un prodotto apparentemente innocuo in un’arma da incubo. In una cittadina degli Stati Uniti, il gelataio vende ai bambini dolci capaci di convertirli in piccoli assassini, pronti a dare la caccia agli adulti.

I giovani protagonisti devono tenersi lontani dal furgone e scoprire l’identità dell’uomo, una figura che richiama i grandi cattivi del cinema dell’orrore pur mantenendo un aspetto grottesco. La storia usa la struttura dei film di sopravvivenza e la rilegge con creature infette, senza ricorrere ai classici morti viventi.

Con It Ends, Alexander Ullom porta quattro amici dentro un viaggio destinato a perdere ogni riferimento logico. La loro automobile percorre una strada immersa nei boschi, apparentemente priva di deviazioni e di una fine, mentre una presenza minacciosa si muove tra gli alberi.

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Il film costruisce il disagio attraverso la ripetizione e l’impossibilità di comprendere le regole di quel luogo. L’opera prima alterna una regia essenziale a un’idea narrativa semplice ma inquietante, fondata su paranoia e smarrimento più che su spiegazioni. Il risultato può interessare chi cerca storie volutamente irrisolte e poco concilianti.


Pecore animate e violenza raccontata

Shaun, Vita da Pecora: Operazione Z.U.C.C.A. porta l’atmosfera di Halloween nell’animazione in stop-motion firmata Aardman Animations. Le pecore della serie legata anche a Wallace & Gromit e Galline in Fuga affrontano un’avventura senza dialoghi, costruita su gag visive e ritmo serrato.

Shaun e il pastore finiscono coinvolti in una serie di equivoci con zucche distrutte, esperimenti genetici e trasformazioni mostruose. I riferimenti a Frankenstein e Ritorno al Futuro strizzano l’occhio agli adulti, mentre la parodia di zombie, Bigfoot e altri mostri resta accessibile ai bambini.

La proposta più distante dall’orrore è La Maison des Femmes, debutto della regista francese Mélisa Godet. Il film segue una comunità femminile ospitata in una struttura francese e racconta percorsi di sostegno, autonomia e ricostruzione dopo la violenza.

Il progetto è stato sostenuto in Italia da Amnesty International e da altre due associazioni. Elias Ercoli, presidente della Rete Nazionale Differenza Donna, lo ha definito «un film straordinario e potente» capace di mostrare i centri antiviolenza come luoghi in cui si ricostruiscono libertà e consapevolezza.

Marie Claire Daveau, vicepresidente e responsabile per la sostenibilità e gli affari istituzionali della Kering Foundation, ha spiegato che accompagnare il film significa dare visibilità a esperienze spesso ignorate. L’organizzazione sostiene da quasi vent’anni chi previene la violenza contro le donne e affianca le sopravvissute nel percorso di ripresa, promuovendo anche in Italia una maggiore conoscenza dei servizi specializzati.

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