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Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Frontiere, l’Italia allunga ancora i controlli con la Spagna: cosa succede

Roma prolunga per la terza volta le verifiche nei porti e negli aeroporti sui passeggeri in arrivo dalla Spagna, mentre Madrid prepara una risposta analoga.

La misura era destinata a scadere, ma resterà in vigore per altri 15 giorni: l’Italia continuerà a controllare i passeggeri provenienti dalla Spagna via aereo o via nave. La decisione, adottata da Matteo Piantedosi dopo una riunione del Comitato di analisi per l’immigrazione e la sicurezza delle frontiere, arriva mentre l’Unione europea si prepara a discutere proprio di controlli interni, migrazioni e rimpatri.


Roma conferma la linea sulla sicurezza

Il ministero dell’Interno ha motivato l’estensione con il fatto che persistono le criticità già individuate. L’obiettivo dichiarato è duplice: seguire l’evoluzione dei movimenti migratori e ridurre i rischi per la sicurezza nazionale, compreso quello di eventuali infiltrazioni terroristiche.

Nel comunicare il provvedimento, il Viminale ha parlato della necessità di «rafforzare la tutela dei confini europei, anche a garanzia della sicurezza nazionale, nonché prevenire e contrastare possibili minacce terroristiche». La proroga è stata trasmessa alla Commissione europea e ai ministeri dell’Interno degli altri Paesi dell’Unione.

Si tratta del terzo prolungamento dall’inizio di agosto. I controlli erano stati ripristinati dopo l’ingresso irregolare, alla fine di luglio, di migliaia di persone a Ceuta, giunte dal Marocco. Alla prima scadenza, fissata al 31 agosto, Roma aveva aggiunto due settimane alla durata della misura; il 15 settembre era arrivato un ulteriore rinnovo, ancora di 15 giorni.


Madrid risponde con la reciprocità

La scelta italiana ha avuto conseguenze anche sul fronte spagnolo. Madrid aveva introdotto l’8 agosto verifiche analoghe sui viaggiatori diretti dall’Italia verso la Spagna, utilizzando i collegamenti marittimi e aerei, e in seguito aveva esteso il provvedimento come risposta reciproca.

Secondo fonti del ministero dell’Interno spagnolo citate da LaPresse, il governo guidato da Pedro Sánchez avrebbe deciso di mantenere i controlli per un altro periodo di 15 giorni. La questione ha alimentato il confronto politico tra i due esecutivi: a metà settembre il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares aveva definito la proroga italiana «assurda» e «inutile», sostenendo che fosse legata soprattutto a esigenze di politica interna.

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Il nodo delle regole Schengen

In condizioni ordinarie, lo spazio Schengen consente di attraversare le frontiere interne senza verifiche sistematiche. La normativa europea permette tuttavia ai singoli governi di ripristinarle temporaneamente quando esiste una minaccia specifica, purché la scelta sia motivata, circoscritta nel tempo e comunicata alle istituzioni dell’Unione.

Negli ultimi anni questo strumento è stato utilizzato da diversi Stati per affrontare questioni di sicurezza, arrivi migratori e, durante la pandemia, emergenze sanitarie. La nuova decisione italiana si inserisce quindi in un quadro più ampio, che sarà esaminato anche dal Consiglio Giustizia e Affari interni dell’Unione europea del primo ottobre.


Bruxelles prepara un piano d’emergenza

Durante la riunione di ottobre, i ministri dell’Interno dovrebbero affrontare la situazione generale dello spazio Schengen insieme alle politiche migratorie e ai rimpatri. Il tema degli arrivi improvvisi alle frontiere esterne è già entrato nell’agenda della Commissione europea.

Il 29 settembre l’istituzione ha presentato un piano articolato in cinque punti per gestire eventuali afflussi irregolari improvvisi e di grandi dimensioni. Tra gli esempi richiamati figura proprio la crisi estiva di Ceuta, indicata come dimostrazione della rapidità con cui può svilupparsi una situazione di emergenza.

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