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Attualità 3 min di lettura8 ore fa

Cuore e reni, il test che può anticipare il rischio: cosa manca in Italia

L’uACR può individuare precocemente un danno renale collegato al rischio cardiovascolare, ma il suo impiego resta disomogeneo nei percorsi di cura nazionali.

La presenza di albumina nelle urine può segnalare un problema renale prima ancora della comparsa dei sintomi. Riconoscere questa condizione in anticipo permette di gestire con maggiore attenzione anche le terapie: il funzionamento dei reni, infatti, incide sulla scelta e sul dosaggio di numerosi farmaci, dagli antipiretici agli antidolorifici, fino agli antiaggreganti e ai medicinali oncologici.

Secondo Massimo Morosetti, presidente della Fondazione italiana del rene Fir Ets e primario emerito di Nefrologia e dialisi dell’Asl Roma 3, negli ultimi anni lo scenario terapeutico dell’insufficienza renale è cambiato: non si fa più affidamento soltanto su dieta e farmaci antipertensivi, perché oggi sono disponibili ulteriori possibilità di trattamento.


Il rene segnala il rischio cardiovascolare

L’esame uACR misura il rapporto tra albumina e creatinina nelle urine. Un valore anomalo indica che il glomerulo, cioè il filtro del rene, lascia passare una proteina che normalmente non dovrebbe comparire nell’urina. Per Giuseppe Grandaliano, ordinario di Nefrologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e direttore dell’Unità operativa complessa di Nefrologia della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs di Roma, questo dato rappresenta un campanello d’allarme per un danno d’organo ancora da approfondire.

Le raccomandazioni internazionali KDIGO indicano da circa dieci anni l’utilizzo dell’uACR insieme alla stima del filtrato glomerulare, l’eGFR. L’impiego congiunto dei due parametri consente di definire con maggiore precisione sia la compromissione renale sia la probabilità di sviluppare eventi cardiovascolari.

Anche in cardiologia, ha spiegato Leonardo De Luca, direttore della Struttura complessa di Cardiologia della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia e vicepresidente della Fondazione Anmco per il Tuo Cuore Ets, la valutazione del rene dovrebbe diventare sistematica. “Cuore e rene non possono essere gestiti separatamente”, ha affermato, richiamando l’importanza di controllare eGFR e albuminuria per riconoscere i pazienti esposti a un rischio maggiore.


Un esame semplice ancora poco uniforme

Il problema, secondo i risultati dello studio “Test uACR nella routine clinica”, non riguarda la disponibilità tecnica dell’esame. Luca Pinto, dirigente di Iqvia, ha rilevato che il test è già eseguibile, ma non viene prescritto, registrato e utilizzato con criteri uguali in tutte le realtà sanitarie italiane.

A ostacolarne l’inserimento stabile nelle cure contribuiscono fattori organizzativi, operativi e culturali. L’uACR risulta infatti poco presente nei percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali, con il rischio di non intercettare in tempo una condizione inizialmente silenziosa. La disomogeneità territoriale riguarda quindi non la tecnologia, bensì il riconoscimento dell’esame e il suo coordinamento con il resto dell’assistenza.

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La prevenzione precoce avrebbe ricadute anche sulla programmazione sanitaria. Antonio Girelli, componente della Commissione XII Affari sociali della Camera dei Deputati, ha annunciato la presentazione di una mozione e ha sostenuto che strumenti semplici e validati possono ridurre le differenze territoriali, anticipare la presa in carico e rendere più efficaci i percorsi di cura.


La sfida per il Servizio sanitario

In Europa le malattie cardiovascolari provocano ogni anno 1,7 milioni di morti e costituiscono la principale causa di decesso e disabilità. Una persona adulta su sette convive con una patologia cardiovascolare, mentre circa l’80% di queste condizioni potrebbe essere evitato o contenuto attraverso stili di vita corretti e diagnosi tempestive.

Il peso economico è rilevante: in Italia supera i 40 miliardi di euro all’anno e nell’insieme dell’Europa oltrepassa i 280 miliardi. Nedim Pipic, presidente e amministratore delegato di Boehringer Ingelheim Italia, ha collegato la prevenzione alla sostenibilità del sistema, ricordando che intervenire prima consente di tutelare la salute e di utilizzare meglio le risorse pubbliche.

Ilenia Malavasi e Guido Quintino Liris, componenti rispettivamente della Commissione XII Affari sociali della Camera e della Commissione 5ª Programmazione economica e bilancio del Senato, hanno chiesto percorsi più omogenei e un accesso più semplice agli strumenti diagnostici raccomandati. Ignazio Zullo, componente della Commissione 10ª del Senato, ha invece sottolineato la necessità di integrare maggiormente l’uACR nei percorsi clinici nazionali.

L’attenzione sul tema è stata rilanciata durante la prima Eu Screening Week, in programma dal 28 settembre al 4 ottobre su iniziativa della Commissione europea nell’ambito del Safe Hearts Plan. Boehringer Ingelheim ha promosso l’incontro “Rischio cardiovascolare e malattia renale: il valore di un test per la diagnosi precoce”, nel quale sono stati illustrati i risultati dello studio dedicato all’impiego dell’uACR nella pratica clinica.

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