Francia, la protesta dei liceali sfida il governo: rabbia e violenze
Dalle periferie parigine alle università, la mobilitazione degli studenti cresce e si intreccia con lo scontro politico in vista delle presidenziali del 2027.
Emmanuel Macron ha riconosciuto che il malcontento degli studenti francesi merita ascolto, ma ha fissato un limite netto: «Nessuna motivazione» può giustificare la violenza. L’avvertimento arriva mentre il movimento dei liceali, sostenuto da La France insoumise, si allarga dagli istituti alle università e alimenta un duro confronto tra governo, sinistra radicale, destra ed estrema destra.
Mélenchon finisce al centro dello scontro
Jean-Luc Mélenchon ha accusato l’esecutivo di reprimere la protesta, mentre diversi esponenti politici lo hanno accusato di voler trasformare la rabbia degli studenti in una riserva di consenso per il futuro. I giovani rappresentano da tempo uno dei gruppi sociali più vicini alla sinistra radicale francese.
Alcuni deputati de La France insoumise si sono presentati davanti agli istituti occupati. A Saint-Denis, Bally Bagayoko, primo sindaco LFI della città, ha assunto un ruolo di primo piano. In un’intervista a BFM-TV ha sostenuto che, pur dovendo essere evitata, «la violenza, in alcuni casi, può essere legittima».
Valérie Pécresse, presidente della regione Île-de-France, ha reagito annunciando l’invio al sindaco di Saint-Denis di una richiesta da 100 mila euro per i danni agli istituti. Secondo la presidente, il conto complessivo nella regione sfiora ormai il milione di euro, considerando incendi, cancelli danneggiati, vetri infranti e spese per la sicurezza.
Anche il Rassemblement National ha rivolto accuse a Mélenchon. Jordan Bardella lo ha indicato come uno dei responsabili dell’escalation, mentre Bruno Retailleau, candidato della destra Repubblicana, ha sostenuto che LFI stia cercando di «organizzare l’insurrezione» e ha invocato l’applicazione delle norme contro i devastatori.
Incendi e arresti alzano la tensione
La mobilitazione, nata come una protesta per le condizioni delle scuole, è stata accompagnata da episodi sempre più gravi. A Nantes le autorità hanno fatto sgomberare il liceo Nelson-Mandela dopo che un rogo ha distrutto l’atrio. A Marsiglia, nel liceo Victor-Hugo, il preside e altri dirigenti sono stati cosparsi di benzina.
Nella stessa città, un mezzo dei vigili del fuoco arrivato davanti al liceo Saint-Exupéry per domare un incendio è stato incendiato. A Parigi un agente è rimasto ferito durante una manifestazione, mentre gli scontri con la polizia hanno portato al fermo di oltre 600 persone.
Non sono mancati i feriti tra i manifestanti. A Tours, uno studente è stato ricoverato dopo essere stato colpito a un occhio da un proiettile di tipo flash-ball. Di fronte al deterioramento della situazione, il premier Sébastien Lecornu ha riunito i ministri in una struttura di crisi; Gérald Darmanin, ministro della Giustizia, ha invece inviato alle procure indicazioni per orientare la risposta penale ai disordini.
Il sindacato Union syndicale lycéenne ha intanto fissato per il 6 ottobre una nuova giornata nazionale di mobilitazione. L’appuntamento potrebbe riportare in piazza una protesta già estesa ben oltre i primi istituti coinvolti.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Dalle periferie alle università
Il movimento ha mosso i primi passi il 7 settembre, quando gli studenti del liceo Théodore-Monod di Le Rheu, nell’area di Rennes, hanno bloccato l’ingresso per denunciare l’avvio disordinato dell’anno scolastico, la distribuzione poco coerente delle ore e le classi troppo numerose. Nei giorni successivi si sono aggiunti gli istituti di Villeneuve-d’Ascq, vicino a Lille, e di Caen.
Il passaggio decisivo è arrivato il 17 settembre con l’occupazione del liceo Saint-Exupéry di Créteil. Per le organizzazioni sindacali degli studenti, quella data segna la trasformazione della protesta in una mobilitazione nazionale, capace di attirare l’attenzione dei mezzi d’informazione e di entrare nel dibattito in vista delle presidenziali del 2027.
L’esempio di Créteil è stato seguito in altri comuni dell’area parigina, tra cui Saint-Denis, Pantin e Nanterre. Attraverso TikTok e Snapchat, le iniziative si sono diffuse anche nei grandi centri urbani: hanno espresso solidarietà istituti di Parigi, Strasburgo, Nizza, Marsiglia e Nantes.
Il bilancio della mobilitazione comprende più di 350 licei ancora bloccati in tutta la Francia. Per la prima volta, inoltre, la protesta ha raggiunto gli atenei: almeno 26 università risultano interessate dalle occupazioni o dai blocchi a Poitiers, Marsiglia, Strasburgo, Montpellier e Nanterre.
Le richieste oltre i cancelli
Al centro delle rivendicazioni ci sono il diritto a studiare in condizioni adeguate e la richiesta di porre rimedio alla mancanza cronica di docenti. Gli studenti contestano anche la gestione del calendario, l’affollamento delle classi e lo stato degli edifici.
Tra le richieste figurano scuole ristrutturate, più personale, infermieri, assistenti sociali e strumenti didattici sufficienti. Nei licei della Seine-Saint-Denis, una delle aree più coinvolte, pesa soprattutto la convinzione di ricevere un trattamento peggiore rispetto agli studenti degli istituti situati nelle zone centrali.
In un video diffuso sui social il 24 settembre, alcuni ragazzi di Créteil hanno riassunto il senso della protesta sostenendo: «Non chiediamo privilegi, vogliamo solo gli stessi diritti di tutti». Il riferimento ai principi di libertà, uguaglianza e fratellanza ha reso esplicito il contrasto, denunciato dagli studenti, tra i valori proclamati dalla Francia e la loro esperienza quotidiana.
La mobilitazione si è poi saldata con quella degli insegnanti, impegnati contro le misure inserite nel progetto di bilancio per il 2027 presentato da Lecornu. Il provvedimento prevede il congelamento degli stipendi pubblici per il quarto anno consecutivo, il blocco degli aiuti sociali e un contributo più pesante da parte dei pensionati. Le misure dovrebbero concorrere a 43 miliardi di euro di risparmi, contro i 54 miliardi inizialmente annunciati, con l’obiettivo di riportare il disavanzo al 5% del Pil nel 2027.
Continua a leggere
Diesel americano, l’Ue alza la voce: “Nessun bando
Bruxelles contesta l’ipotesi di bloccare le forniture statunitensi di gasolio e prepara una risposta coordinata sulla sicurezza energetica.
Schlein sfida Meloni: «Prima si vota, meglio è per l’Italia
La segretaria del Partito democratico rilancia l’alleanza progressista, apre alle primarie e accusa il governo su salari, povertà, sanità e natalità
Graviano torna su Berlusconi: tre incontri e i 20 miliardi evocati in aula
Nel procedimento contro Salvatore Baiardo, il boss di Brancaccio ha parlato dei presunti rapporti con l’ex premier e ha negato l’esistenza della fotografia citata dal gelataio.
Fisco, la rete dei tutor si allarga: 60 aziende in attesa
Le adesioni all’adempimento collaborativo sono salite a 224 e potrebbero superare quota 280, mentre dal 2028 la soglia di accesso scenderà a 100 milioni di euro.