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Attualità 1 min di lettura4 giorni fa

Francia, la fede resta libera: il nodo della laicità

Didier Leschi spiega perché la separazione tra istituzioni e confessioni non coincide con l’esclusione della religione dalla società francese.

In Francia il rapporto tra istituzioni pubbliche e religioni continua a muoversi su un equilibrio delicato. Didier Leschi, esperto delle relazioni tra Stato e confessioni, invita a non confondere la laicità con la scomparsa della dimensione religiosa.


Un equilibrio ancora delicato

Leschi ha guidato l’ufficio del Ministero dell’Interno incaricato di seguire i rapporti con le diverse confessioni. In quel ruolo si è occupato anche dell’attuazione della legge del 1905, che sancisce la separazione fra Chiesa e Stato.

La sua lettura parte da un principio preciso: «La laicità non è la cancellazione del religioso». La neutralità delle istituzioni, dunque, non viene presentata come una rimozione della fede dallo spazio sociale, ma come una cornice capace di garantire libertà.

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La riflessione affidata a un saggio

Questi temi sono al centro del lavoro scritto da Leschi insieme a Régis Debray, intitolato “La laïcité au quotidien. Guide pratique”. Il volume affronta il rapporto quotidiano tra il principio laico e la presenza delle confessioni nella società francese.

L’esperienza maturata da Leschi all’interno del Ministero dell’Interno si intreccia così con una riflessione pubblica sulla legge del 1905 e sul significato concreto della laicità. Il punto di partenza resta la distinzione tra uno Stato separato dalle Chiese e una società privata della religione.

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