Francia, il conto di Macron: debito record e Le Pen in agguato
Il presidente francese chiude il decennio con conti pubblici peggiorati, proteste interne e una destra estrema favorita nei sondaggi per il voto del 2027.
Il decennio all’Eliseo di Emmanuel Macron potrebbe concludersi con una svolta destinata a pesare sull’intera Europa: i sondaggi indicano Marine Le Pen come favorita per le presidenziali del 2027. Una sua eventuale vittoria metterebbe in discussione l’intesa franco-tedesca e aprirebbe una fase di forte instabilità per l’Unione europea. Nel frattempo, la rivolta degli studenti e gli incendi appiccati in centinaia di istituti, insieme a un disavanzo superiore al 5 per cento del Pil, fotografano la crescente difficoltà del Paese.
Il debito è la ferita più visibile
Sul piano economico, il bilancio della presidenza appare particolarmente pesante. Il debito pubblico francese è salito dai 2.218,4 miliardi del 2017, equivalenti al 97,7 per cento del Pil, ai 3595,5 miliardi previsti per il 2026, pari al 119 per cento dell’economia nazionale.
L’incremento, quantificato in 1377,1 miliardi, ha alimentato le preoccupazioni dei mercati e contribuito alla crescita dei rendimenti dei Titoli di Stato nei Paesi europei più indebitati. Macron avrebbe potuto valorizzare la preparazione maturata alla banca Rothschild e al ministero dell’Economia durante la presidenza di François Hollande, ma ha lasciato la gestione dei conti ai diversi governi e ai ministri che si sono succeduti.
Un centro senza eredi credibili
La possibile affermazione di Le Pen nasce anche dal vuoto lasciato al centro. Macron aveva vinto nel 2017 e poi nel 2022 intercettando il logoramento della tradizionale contrapposizione tra destra gollista e sinistra di impronta mitterandiana, proponendo una collocazione politica nuova, pragmatica e non legata ai vecchi schieramenti.
Il presidente non ha però preparato una successione riconoscibile. Al contrario, sembra puntare sul ritorno in scena tra cinque anni come figura di salvezza nazionale, confidando in una vittoria dell’estrema destra nel 2027. La Costituzione francese consente infatti di tornare alla guida del Paese dopo un’interruzione, anche se non permette più di due mandati consecutivi.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Troppi governi, poche risposte interne
La formula centrista non è stata necessariamente la causa del tracollo: il problema, secondo questa ricostruzione, è stato il modo in cui Macron l’ha amministrata. Nel secondo quinquennio si sono avvicendati cinque primi ministri, provenienti da culture politiche differenti: Édouard Philippe ed Élisabeth Borne dall’area socialista, Jean Castex e Michel Barnier da quella neogollista, François Bayrou dalla tradizione democristiana.
Questa successione ha mostrato una conduzione instabile e poco efficace dell’esecutivo. Macron ha concentrato gran parte delle proprie energie sulla scena internazionale, lasciando ai premier la gestione quotidiana della politica nazionale. L’unico dossier interno seguito direttamente con continuità è stato quello della riforma delle pensioni.
Il tema che ha favorito Le Pen
L’immigrazione rappresenta il caso più significativo. Nel discorso pronunciato a Les Mureaux il 2 ottobre 2020, Macron aveva individuato con precisione il separatismo islamista e il progetto dei Fratelli Musulmani di sostituire la sharia ai principi costituzionali, mostrando una sintonia evidente con le paure di una parte dell’elettorato.
A quella presa di posizione, tuttavia, non è seguita una strategia duratura. La questione è stata affidata a Jean Castex, che ha portato all’approvazione di una legge contro il separatismo e alla chiusura di alcune moschee, senza che il governo mantenesse poi la stessa attenzione su immigrazione, islamismo e Fratelli Musulmani. Nel frattempo, proprio su questo terreno, il consenso di Marine Le Pen ha continuato a rafforzarsi.
Continua a leggere
Tumore pediatrico, il prezzo nascosto delle cure può arrivare a 35mila euro
Tra trasferte, alloggi e perdita di reddito, le famiglie affrontano un percorso oneroso mentre le tutele lavorative spesso non coprono recidive e terapie prolungate.
Amore, rabbia e coppie: la lezione di Lancini sugli adulti
Matteo Lancini invita a superare autonomia e controllo per costruire legami fondati sull’ascolto, sulla dipendenza reciproca e sulla capacità di affrontare anche il dolore.
Casa, il paradosso italiano: il 5% nasconde chi non riesce a uscire di casa
Proprietà familiari e permanenza con i genitori riducono il peso apparente delle spese, ma affitti, salari e sovraffollamento raccontano una crisi molto più profonda.
Ruffini-Gabrielli, la sfida al centrosinistra: «Riportare gli elettori al voto
L’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate definisce il nuovo progetto politico e prende le distanze sia dalla destra sia dall’ipotesi di una tassa patrimoniale.