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Attualità 1 min di lettura9 ore fa

Francia al bivio: Reynié accusa Macron e vede il rischio di crisi

Il politologo di Sciences Po legge nelle proteste e nella paralisi istituzionale i segnali di una possibile svolta politica per la Francia

Il quadro tracciato da Dominique Reynié è quello di una Francia in forte affanno. Secondo il politologo di Sciences Po, il governo non riesce a sbloccare la situazione, mentre l’aumento del debito alimenta l’inquietudine dei cittadini e apre la strada a una crisi di regime.

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Mélenchon punta sulla tensione sociale

Nella lettura di Reynié, Jean-Luc Mélenchon starebbe alimentando la mobilitazione nelle piazze con un obiettivo preciso: arrivare al ballottaggio. Le proteste, quindi, non sarebbero soltanto una reazione alle difficoltà del Paese, ma anche uno strumento per rafforzare il peso politico della sinistra radicale.

Il politologo collega questa strategia a una fase di crescente instabilità. La pressione esercitata dalle piazze si inserisce infatti in un contesto segnato dal blocco dell’azione governativa e dalla difficoltà delle istituzioni a dare risposte convincenti.

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Macron paga il fallimento politico

Reynié attribuisce a Emmanuel Macron una responsabilità centrale nella situazione attuale. A suo giudizio, il presidente francese ha fallito e non è riuscito a evitare che le divisioni politiche si trasformassero in una paralisi più ampia.

A rendere ancora più fragile il quadro contribuisce il timore legato al debito pubblico. La preoccupazione economica dei cittadini, unita all’impasse del governo, rischia secondo il politologo di mettere in discussione gli equilibri istituzionali della Francia e di condurre il Paese verso una crisi di regime.

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