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Attualità 2 min di lettura5 giorni fa

Francesca Albanese in copertina: scoppia il caso sui brand scelti

La relatrice Onu posa per Love Magazine, ma la selezione degli abiti finisce al centro delle contestazioni dei sostenitori della causa palestinese.

L’ultima uscita di Love Magazine ha acceso una nuova discussione attorno a Francesca Albanese. Nella copertina della rivista britannica, la relatrice Onu per i territori palestinesi occupati compare in una veste insolita, quella di modella, ma a far rumore non è solo l’immagine scelta per il servizio.

A far nascere le critiche è stata soprattutto la selezione degli outfit, curata dalla stylist del magazine. Tra i marchi indossati dalla giurista, infatti, figurano nomi che alcuni attivisti e siti specializzati nel monitoraggio dei finanziamenti allo Stato ebraico indicano come da evitare per chi sostiene il boicottaggio di aziende considerate vicine a Israele.


La copertina divide il fronte pro-Pal

Il servizio fotografico ha quindi finito per spostare l’attenzione dal taglio fashion al significato politico degli abiti. La presenza di Albanese su una rivista di moda, già di per sé inconsueta, è diventata il punto di partenza di una contestazione legata ai brand scelti per lo shooting.

Secondo la ricostruzione diffusa dai siti che monitorano i rapporti economici con Israele, alcuni dei marchi selezionati rientrerebbero tra quelli su cui i sostenitori del boicottaggio mantengono alta l’attenzione. Da qui le polemiche, alimentate soprattutto nell’area pro-Pal, che ha letto quella scelta come una contraddizione rispetto alle battaglie pubblicamente sostenute da Albanese.

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Il ruolo della stylist e il caso mediatico

La decisione sugli abiti non è stata presa da Albanese, ma dalla stylist della rivista, incaricata di costruire l’immagine complessiva del servizio. È questo dettaglio ad aver reso il caso ancora più discusso: una posa pensata come operazione editoriale si è trasformata in un terreno di scontro simbolico.

Al momento, il nodo resta tutto dentro la copertina di Love Magazine: una presenza inedita per la relatrice Onu e una selezione di capi che, secondo i critici, ha finito per riaprire il dibattito sui marchi considerati troppo vicini a Israele.

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