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Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Il video che riaccende il complotto: cosa dissero davvero i pompieri

Le frasi pronunciate dopo l’attacco furono interpretate fuori contesto: i vigili del fuoco descrivevano il collasso, non una demolizione preparata.

Dopo il crollo delle Torri Gemelle, alcuni vigili del fuoco raccontarono di aver visto la struttura cedere piano dopo piano e usarono un paragone con gli abbattimenti programmati. In seguito, però, gli stessi soccorritori chiarirono di non aver sentito esplosioni riconducibili a una demolizione controllata.

«Nessuno di noi udì esplosioni, a parte quelle degli aerei che si schiantavano contro le torri», spiegarono i pompieri. Il forte boato percepito durante il cedimento, aggiunsero, assomigliava al rumore di un terremoto ed era legato al collasso progressivo degli edifici.


Il crollo non seguì lo schema delle demolizioni

Le demolizioni controllate vengono normalmente avviate alla base dell’edificio, dopo il posizionamento di cariche in punti prestabiliti. Nel caso delle Torri Gemelle, invece, il cedimento ebbe origine nelle zone colpite dagli aerei e interessate dagli incendi, quindi a una quota molto più elevata.

Anche la dinamica acustica sarebbe stata diversa. Un abbattimento programmato produce detonazioni riconoscibili e distanziate secondo una sequenza precisa; i rumori avvertiti al World Trade Center furono invece associati alla rottura delle strutture e al collasso dei piani, senza una successione di esplosioni identificabile.

Un ulteriore elemento riguarda le finestre. Prima di una demolizione con esplosivi, vengono rimosse per ridurre il rischio che l’onda d’urto le trasformi in frammenti proiettati all’esterno. Alle Torri Gemelle questa operazione preventiva non ci fu: se fossero state impiegate cariche interne, ci si sarebbe aspettata una dispersione molto ampia di vetri e altri detriti espulsi dall’onda esplosiva.


La frase dei pompieri fu trasformata

Il filmato rilanciato sui social è stato utilizzato anche nel documentario Inganno Globale, realizzato da Massimo Mazzucco. Secondo l’analisi di Paolo Attivissimo, le parole di Pat Zoda e Dennis Tardio furono isolate dal racconto originale e presentate come se costituissero una valutazione tecnica.

Nel documentario 9/11, girato dai fratelli Naudet, uno dei vigili descriveva il cedimento come qualcosa che procedeva verso l’esterno, piano dopo piano. Il riferimento a un edificio abbattuto con esplosivi era quindi un’immagine comparativa, non l’affermazione che le Torri fossero state minate.

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Attivissimo ha sottolineato che una demolizione controllata, in termini semplificati, provoca comunque l’indebolimento della struttura e il suo successivo collasso. Per questo, alcune immagini possono apparire simili senza dimostrare che siano state usate cariche esplosive.


Il contesto originale chiarisce tutto

Le stesse dichiarazioni sono state esaminate anche nel volume La cospirazione impossibile del Cicap, dove viene evidenziato un problema di traduzione. L’espressione resa in Inganno Globale con “esplodere” indicava in realtà un movimento verso l’esterno, privo di un significato legato alla detonazione.

Anche il caratteristico «bum bum bum» pronunciato nel racconto non descriveva una serie di esplosioni reali. Serviva a riprodurre il rumore percepito durante il cedimento dei piani e delle strutture interne, in una sequenza che ai testimoni appariva simile, solo sul piano visivo, a quella di un edificio abbattuto.

I rapporti tecnici e le valutazioni di esperti di demolizioni hanno inoltre messo in evidenza la diversa direzione del collasso: le Torri iniziarono a cedere dall’area danneggiata dagli impatti, mentre una demolizione programmata sarebbe partita dai livelli inferiori. Anche il comportamento degli edifici prima della caduta risultò coerente con l’azione combinata degli incendi e dei danni provocati dagli aerei.

Il filmato, dunque, non contiene una confessione dei vigili del fuoco né una prova della teoria della demolizione controllata. La narrazione diffusa in rete nasce dall’unione di una traduzione imprecisa, di alcune frasi private del loro contesto e di un paragone descrittivo scambiato per una conclusione tecnica.

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