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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Fotovoltaico, il nuovo decreto apre una corsa contro il tempo: cosa cambia

L’uscita anticipata dai vecchi incentivi può rinnovare gli impianti e liberare fino a 10 GW, ma restano dubbi su convenienza economica e capacità della rete.

Il vero ostacolo potrebbe non essere la sostituzione dei pannelli, bensì la possibilità di collegare alla rete la nuova potenza prodotta. Il decreto 262 del 10 agosto 2026, appena entrato in vigore, consente ai proprietari di alcuni impianti fotovoltaici di lasciare in anticipo il Conto energia, ma lega il beneficio a un rifacimento completo delle strutture e a requisiti tecnici stringenti.

L’operazione riguarda un contingente massimo di 10 gigawatt e punta, almeno nelle intenzioni, a ridurre la componente Asos degli oneri di sistema, stimolare il rinnovamento degli impianti e rendere disponibili spazi per nuovi progetti, compresi quelli destinati ai data center. La misura, tuttavia, presenta ancora incognite sul valore economico dell’adesione e sui tempi necessari per adeguare le infrastrutture elettriche.


La rete è il primo punto critico

Il Gruppo impianti solari considera condivisibile l’idea di anticipare il superamento dei vecchi incentivi, ma segnala il possibile disallineamento tra la velocità dei lavori sugli impianti e quella degli interventi sulla rete. Il rifacimento di un parco fotovoltaico può essere organizzato in tempi relativamente brevi; cabine, stazioni e connessioni, invece, potrebbero richiedere periodi molto più lunghi.

Raffaello Giacchetti, presidente di Gis, ha avvertito: «Il rischio è quello di avere tempi industriali e tempi infrastrutturali profondamente diversi». Il problema diventerebbe particolarmente evidente nei territori dove la rete è già congestionata o dispone di margini limitati. Un impianto rinnovato e capace di produrre di più potrebbe quindi trovarsi pronto prima che il sistema elettrico sia in grado di accogliere l’energia aggiuntiva.

Secondo Gis, l’intervento può comunque valorizzare aree e infrastrutture già utilizzate per il fotovoltaico, evitando in diversi casi l’occupazione di nuovi terreni. La sostituzione di tecnologie datate con moduli più efficienti permetterebbe inoltre di allungare la vita produttiva degli impianti. Per evitare che la nuova capacità resti soltanto teorica, l’associazione chiede però una pianificazione preventiva delle zone in cui la potenza potrà essere assorbita e dei lavori necessari per potenziare i collegamenti.


Due percorsi per lasciare il Conto energia

La procedura è riservata agli impianti con potenza superiore a 20 chilowatt ammessi ai primi quattro Conti energia, programmi rimasti attivi tra il 2005 e il 2013. Questi sistemi riconoscono ancora tariffe o premi fissi per ogni kilowattora prodotto, indipendentemente dall’andamento dei prezzi di mercato, ma i relativi periodi incentivanti stanno arrivando alla conclusione dei 20 anni previsti.

Il decreto individua due modalità di accesso. La prima è diretta e riguarda i proprietari che avevano già aderito alle precedenti formule di rimodulazione delle tariffe, note come “spalmaincentivi”. In quel caso dovranno trasmettere al Gestore dei servizi energetici una manifestazione di interesse.

La seconda opzione è una procedura competitiva. Dovranno ricorrervi gli operatori che non avevano scelto la rimodulazione precedente: anche loro presenteranno la manifestazione di interesse e parteciperanno a un’asta telematica organizzata dal Gse, prevista entro il 30 giugno 2027, per l’assegnazione della quota ancora disponibile del contingente.

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Paolo Rocco Viscontini, presidente di Italia Solare, ha espresso perplessità sulle prospettive dell’operazione: «Nutriamo dubbi che le due opzioni offerte dal decreto bollette ai produttori fotovoltaici, in Conto energia, abbiano molto successo». A suo giudizio mancano ancora dati essenziali, tra cui il numero degli operatori che hanno aderito alla precedente rimodulazione e la potenza complessivamente coinvolta. Anche l’importo del contributo collegato all’uscita tramite asta non è ancora sufficiente per calcolare la convenienza finanziaria.


Rifacimento obbligatorio dal 2028

L’applicazione concreta della misura scatterà il 1° gennaio 2028. Da quella data e fino al 31 dicembre 2030, chi abbandonerà il vecchio regime dovrà completare il rifacimento integrale dell’impianto e riportarlo in esercizio. I nuovi moduli dovranno rispettare la normativa vigente, garantire un determinato incremento produttivo e rispondere a criteri specifici, tra cui quelli relativi all’impiego di componenti prodotti in Europa.

Le soglie di produzione cambiano in base al tipo di installazione. Per gli impianti con moduli non collocati a terra, come quelli su tetti, coperture e tettoie, e per i parchi realizzati su terreni agricoli, la produzione dovrà raggiungere almeno il 30% del valore residuo atteso. Per gli impianti a terra situati in aree industriali o commerciali, oppure in discariche esaurite, è invece richiesta una producibilità almeno doppia rispetto a quella stimata per il periodo restante dell’incentivo.

Il parametro va riferito agli anni ancora mancanti alla conclusione del ciclo ventennale. Se la produzione prevista non raggiungerà il limite stabilito, l’operatore rischierà la decadenza dal beneficio. L’uscita anticipata, dunque, non si traduce soltanto in un cambio del regime economico: comporta investimenti obbligatori, tempi definiti e il rispetto di condizioni tecniche verificabili.


Scadenze ancora da completare

Il Gse dovrà pubblicare le regole operative entro il 29 ottobre 2026. Nei dieci giorni successivi dovrà essere diffuso l’avviso pubblico per raccogliere le manifestazioni di interesse, che gli operatori avranno poi 30 giorni per presentare.

Restano così da chiarire gli elementi decisivi per valutare l’adesione: il valore effettivo del corrispettivo, la platea degli impianti interessati, l’esito della procedura competitiva e la disponibilità della rete nelle aree coinvolte. Il decreto fissa il quadro generale, ma la riuscita dell’intervento dipenderà dalla possibilità di coordinare il rinnovamento dei pannelli con il potenziamento delle connessioni.

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