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Attualità 1 min di lettura1 ora fa

Fort Hood, Trump dà il via libera all’esecuzione di Hasan: cosa succede ora

L’ex psichiatra dell’esercito fu condannato per aver ucciso 13 persone e ferite altre 32 durante l’attacco del 2009 in Texas.

Dopo 17 anni dalla strage nella base di Fort Hood, la condanna a morte di Nidal Hasan ha ricevuto l’autorizzazione di Donald Trump. L’ex psichiatra dell’esercito, già giudicato colpevole da una corte marziale, dovrebbe essere fucilato da un plotone dell’esercito statunitense.


L’ordine per l’esecuzione è arrivato

Il via libera presidenziale è giunto dopo la raccomandazione del segretario alla Difesa Pete Hegseth. Sarà proprio il capo del Pentagono a stabilire quando e dove eseguire la sentenza, secondo quanto riferito dal portavoce Sean Parnell.

Parnell ha presentato Hasan come un terrorista già condannato e ha sostenuto che per lui sia arrivato il momento del giudizio. Nel comunicato ha ricordato anche che, durante l’attacco, l’ex maggiore aveva gridato «Dio è grande».


La sparatoria nella base texana

Il 5 novembre 2009 Hasan aprì il fuoco in una sala d’attesa affollata, dove numerosi militari aspettavano di sottoporsi all’ultima visita medica prima della partenza verso i fronti di Iraq e Afghanistan. Il bilancio fu di 13 morti e 32 feriti; tra le vittime ci fu anche una soldatessa incinta, che aveva implorato l’aggressore di risparmiare il bambino che portava in grembo.

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La sparatoria terminò quando un militare reagì e colpì Hasan alla schiena. L’ex psichiatra rimase paralizzato dalla vita in giù. Tutte le vittime, tranne una, appartenevano all’esercito.


La condanna dopo il processo militare

Hasan, musulmano di origine palestinese, rinunciò a difendersi durante il procedimento davanti alla corte marziale. La giuria militare lo condannò a morte per l’attacco contro i suoi commilitoni.

Nel corso del processo l’ex ufficiale ammise di aver sparato nella struttura della base. Disse inoltre di aver agito con l’intento di proteggere i ribelli islamici presenti all’estero da quella che considerava un’aggressione degli Stati Uniti.

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