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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Fermi e accuse, l’allarme dei penalisti: «Rischio strumentalizzazioni»

Francesco Petrelli invita ad attendere i giudici e contesta una stretta che, a suo avviso, rischia di privilegiare l’impatto simbolico sulla proporzionalità.

Sulle vicende giudiziarie legate alle proteste, Francesco Petrelli invita alla cautela: le valutazioni definitive spettano ai giudici. Il presidente dell’Unione Camere Penali Italiane non esclude tuttavia che la storia personale degli indagati possa essere enfatizzata oltre il peso concreto delle condotte contestate.

Nel mirino c’è anche il caso di Youssef Siher, indicato come presunto organizzatore della pagina Movimento 17 ottobre. Fermato sabato, è accusato di istigazione a delinquere tramite i social, di violenza organizzata durante manifestazioni pubbliche — fattispecie introdotta dal decreto sicurezza approvato questa settimana — e di terrorismo sulla base dell’articolo 270 bis del codice penale. Petrelli precisa di non poter esprimere un giudizio sul merito, ma segnala il possibile uso di questa vicenda per sostenere la necessità di nuove misure di sicurezza.

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Il caso Siher resta da chiarire

La prudenza richiesta dai penalisti riguarda soprattutto il rapporto tra la gravità oggettiva dei fatti e gli elementi ricavati dal profilo individuale dell’indagato. «Bisogna attendere le decisioni dei giudici», osserva Petrelli, secondo cui non è però possibile escludere una sovrastima della vicenda personale rispetto ai comportamenti contestati.

Il presidente dell’Unione Camere Penali Italiane collega questo rischio a un clima nel quale le indagini possono diventare uno strumento di rassicurazione dell’opinione pubblica. A suo giudizio, l’attenzione riservata al caso potrebbe essere letta anche come una dimostrazione dell’urgenza di introdurre ulteriori norme, prima ancora che i procedimenti abbiano trovato un primo approdo giudiziario.

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La stretta divide i penalisti

Il quadro delle proteste comprende quasi 400 fermi, circa 100 dei quali riguardano minorenni, oltre a 250 perquisizioni eseguite nell’arco di 24 ore. Alle operazioni si aggiungono arresti e denunce effettuati in diverse città italiane: numeri che, per Petrelli, mostrano la volontà dell’esecutivo di rendere più severa la risposta repressiva.

«La risposta ai fenomeni devianti deve essere proporzionata», sostiene il presidente dell’Ucpi, che interpreta l’intervento come un’azione dal forte valore simbolico, utile a comunicare la fermezza del governo. Non condivide quindi né l’impostazione giudiziaria adottata né l’introduzione di disposizioni che, a suo parere, possono entrare in tensione con i principi costituzionali della determinatezza e della personalità della responsabilità penale.

Secondo Petrelli, il paragone con il terrorismo degli Anni di piombo non regge: a segnare la distanza da quella stagione vi sarebbe anche la presa di distanza dalla violenza manifestata da molti partecipanti alle proteste. Il presidente dei penalisti ricorda infine che l’Italia dispone già di forze dell’ordine preparate, di pene particolarmente elevate rispetto ad altri Paesi e di strumenti processuali capaci di affrontare anche i fenomeni più gravi di eversione politica.

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