Oceani senza frontiere: l’allarme di Chetail sulla guerra sommersa
L’ex comandante francese Cédric Chetail avverte che le profondità marine potrebbero diventare il teatro di operazioni su larga scala e difficili da prevedere.
Le profondità marine si preparano a diventare uno degli scenari più difficili da controllare nei futuri conflitti. A lanciare l’allarme è Cédric Chetail, ex comandante francese, secondo cui la vastità degli oceani offre al nemico possibilità di occultamento quasi illimitate.
Il rischio evocato non riguarda soltanto singole incursioni: lo scenario comprende anche operazioni simultanee e di ampia portata sotto la superficie. In questo quadro, individuare con precisione la minaccia diventerebbe una delle principali difficoltà per chi deve proteggere le infrastrutture e gli spazi marittimi.
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Le profondità come nuovo fronte
Chetail descrive il fondale oceanico come un ambiente nel quale la distanza, l’oscurità e l’estensione rendono complesso stabilire da dove possa arrivare un attacco. «Nell’immensità degli oceani, il nemico può nascondersi ovunque», afferma l’ex comandante francese.
La trasformazione dello scontro avrebbe quindi a che fare anche con la capacità di sorvegliare territori vastissimi. Una minaccia sommersa può restare invisibile fino a quando non entra in azione, rendendo più incerta la distinzione tra una fase di preparazione e l’inizio effettivo dell’attacco.
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L’ipotesi degli attacchi di massa
Tra le eventualità prese in considerazione da Chetail c’è quella di operazioni condotte con numerosi mezzi o dispositivi nello stesso momento. «Potremmo dover affrontare attacchi di massa sott’acqua», avverte, indicando un salto di scala rispetto alle azioni isolate.
La prospettiva delineata dall’ex comandante francese è quella di una guerra meno visibile e più difficile da anticipare. Il mare diventerebbe così non soltanto una via di passaggio o un’area strategica, ma uno spazio operativo nel quale il rischio può emergere da punti diversi e senza segnali facilmente riconoscibili.
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