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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Giovani senza futuro, l’allarme di Capanna: “Così cresce il disagio”

Ospite su Rai 3, l’ex leader del Movimento studentesco ha collegato il malessere giovanile a precarietà, disuguaglianze e violenza sociale

“Oggi la prima causa di morte tra i giovani tra i 14 e i 24 anni è il suicidio”: Mario Capanna ha scelto questo dato per descrivere il senso di smarrimento che, a suo giudizio, attraversa una parte delle nuove generazioni. L’ex leader del Movimento studentesco sostiene che molti ragazzi non riescano più a intravedere un percorso stabile davanti a sé.

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Il futuro che non appare più raggiungibile

Secondo Capanna, la sua generazione aveva maturato la convinzione di poter incidere sul proprio destino e di conquistare spazi di libertà e sicurezza. Per numerosi giovani di oggi, invece, il domani appare incerto, mentre la precarietà condiziona sia le scelte personali sia le aspettative sul lavoro e sulla vita.

Il tema è stato affrontato durante la puntata del 24 ottobre de “L’Elefante”, trasmissione condotta da Peter Gomez su Rai 3 e disponibile su RaiPlay. In quell’occasione Capanna ha spiegato di voler difendere i giovani anche quando sbagliano, provando a comprendere le motivazioni che si nascondono dietro i loro comportamenti.


Ricchezza concentrata in poche mani

La riflessione si è poi spostata sulle disuguaglianze economiche. Capanna ha descritto l’attuale assetto come una “società dell’1%”, nella quale una minoranza detiene una quota crescente di ricchezza e influenza, mentre una parte molto più ampia della popolazione vede ridursi le proprie opportunità.

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A suo avviso, questa concentrazione delle risorse alimenta una frattura sociale profonda. Il potere economico e finanziario, sempre più raccolto nelle mani di pochi gruppi, contribuisce così a rendere ancora più fragile la condizione di chi si affaccia all’età adulta.


La violenza non nasce dal nulla

Parlando dei disordini e dei saccheggi avvenuti a Milano e in altre città durante le proteste giovanili, Capanna ha invitato a non fermarsi alla sola cronaca degli scontri. Ha riconosciuto la responsabilità dei partecipanti violenti, ma ha anche sostenuto che quei comportamenti vadano letti dentro un contesto sociale più ampio.

“I giovani violenti che hanno saccheggiato Milano rappresentano ciò che molti considerano indicibile, ma sono anche il prodotto di una società e di una democrazia che esercitano a loro volta forme di violenza”, ha affermato. L’intervento ha quindi collegato le manifestazioni, il disagio diffuso e l’assenza di prospettive a un quadro segnato da tensioni economiche e sociali.

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